Cassazione Penale, Sentenza n. 36568/2025 del 10/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Bernabei, in qualità di amministratore della D C Ambienti s.r.l. dichiarata fallita, impugnava la sentenza che lo aveva ritenuto responsabile di bancarotta distrattiva (capo 2) per somme prelevate a titolo di compenso senza delibera assembleare; deduceva che tali somme erano congrue e, se dovute, al più avrebbero integrato una bancarotta preferenziale, non distrattiva. Denunciava inoltre vizio di motivazione e illegittimo aumento della pena in violazione degli artt. 133 c.p., 597 c.p.p. e 27 Cost., perché la Corte d'appello, pur dichiarando prescritti altri reati (capi 1 e 3), aveva mantenuto la pena detentiva di due anni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il prelievo di compensi dall'attivo sociale senza determinazione vigente in assemblea o con previsione statutaria certa integra la bancarotta distrattiva, perché il credito dell'amministratore risulta illiquido (non determinato nel "quantum"), richiedendosi prova concreta della congruità che la difesa non ha fornito. Ha inoltre ritenuto legittimo che la Corte territoriale, avendo dichiarato prescritti alcuni fatti, mantenga la pena determinata in primo grado quando l'aggravante di legge fallimentare è stata giudicata subvalente rispetto alle attenuanti e quindi non ha inciso sulla misura della pena. Condanna del ricorrente alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 2389 cod. civ.
Stabilisce che il compenso degli amministratori di società di capitali deve essere determinato con delibera assembleare; la mancanza di tale determinazione rende il credito indefinito nel "quantum" e quindi non liquido.
art. 219, comma 2, n. 1, Legge fallimentare
Prevede una circostanza aggravante in materia fallimentare; nella valutazione di bilanciamento può risultare subvalente rispetto alle attenuanti, senza effetto sulla misura della pena.
art. 69 cod. pen.
Regola il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti nella determinazione della pena; applicato per valutare l'effetto dell'aggravante fallimentare rispetto alle attenuanti generiche.
art. 597 cod. proc. pen.
Norma processuale citata dalla difesa sul punto dell'aumento della pena in appello; la Corte richiama precedenti secondo cui non viola l'art. 597 c.p.p. il mantenimento della pena in determinate situazioni di bilanciamento delle circostanze.
art. 133 cod. pen. e art. 27 Cost.
Richiamati dalla difesa in relazione al principio di proporzionalità della pena; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata violazione perché il bilanciamento delle circostanze non ha prodotto aumento illegittimo della pena.
Massime di principio
- Il compenso degli amministratori di società di capitali è liquido solo se determinato dallo statuto o da delibera assembleare: prelievi senza determinazione formale possono integrare bancarotta distrattiva.
- La mera affermazione della congruità del compenso non basta: grava sulla difesa l'onere di fornire prove concrete (documentazione contabile, testimonianze, esame del curatore) per derubricare la condotta.
- Se il credito è certo nell'an ma non nel "quantum", il diritto del percepire non è pienamente liquido e può concorrere alla qualificazione come distrazione.
- In sede di appello, l'individuazione di reati prescritti non obbliga automaticamente la diminuzione della pena per i fatti residui quando, nel bilanciamento delle circostanze, un'aggravante risulta subvalente rispetto alle attenuanti.
- Gli elementi di fatto che mostrano la consapevolezza dello stato di crisi e la continuazione di prelievi senza assemblea favoriscono la qualificazione come distrattiva piuttosto che come mera preferenza tra creditori.
- Per casi analoghi è essenziale documentare sia la base statutaria/assembleare del compenso sia la congruità rispetto all'attività e ai flussi aziendali per evitare l'integrazione del reato fallimentare più grave.
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