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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39083/2022 del 17/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale impugna la sentenza di assoluzione resa dalla Corte d'appello di Roma, denunciando vizio di motivazione per omessa o errata valutazione di prove testimoniali e documentali (dichiarazioni di Ceriani, deposizioni del magg. Leonetti, responsabile tecnico Mariano, rappresentanti di Accenture, e documentazione informatica), e sostenendo che la valutazione corretta di tali elementi avrebbe disarticolato la motivazione assolutoria. In particolare si contestava l'esclusione della natura fittizia di varie fatture (per prestazioni inesistenti) e la mancata considerazione di elementi indizianti di un sistema di false fatturazioni finalizzato anche a frode fiscale e ad altri illeciti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto in parte inammissibili e in parte infondate le censure del Procuratore generale. Ha richiamato i principi secondo cui l'appello in senso assolutorio richiede una motivazione puntuale (cd. "motivazione rafforzata") e ha valutato che la Corte d'appello ha adeguatamente confrontato e superato la motivazione di primo grado, esponendo ragioni convincenti per i dubbi emersi sulla tesi accusatoria. In particolare la Cassazione ha condiviso che molte doglianze del ricorrente erano meri rilievi sulla valutazione della prova (censurabili solo in presenza di manifesta illogicità o omissione di prova decisiva) e non hanno dimostrato un travisamento idoneo a disarticolare l'impianto motivazionale. Ha inoltre ricordato che, per i reati fiscali contestati, è necessario dimostrare l'inesistenza della prestazione fatturata e non è sufficiente provare una prestazione imperfetta o inutile. Conseguentemente il ricorso del Procuratore generale non ha ottenuto accoglimento e resta impregiudicata l'assoluzione pronunciata in appello.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    La Corte richiama che per integrare i reati fiscali contestati (false fatturazioni per evasione) occorre l'inesistenza della prestazione fatturata: non è sufficiente che la prestazione sia stata mal resa, inutile o scarsamente qualificata; l'elemento essenziale è la fittizietà della prestazione finalizzata all'evasione

  • Principio giurisprudenziale sulla "motivazione rafforzata" in caso di riforma assolutoria

    giurisprudenza della Corte di cassazione richiamata (es. Sez. U, n. 14800/2017 e altre)

    Quando la Corte d'appello riformi in senso assolutorio una condanna di primo grado deve offrire motivazione puntuale e confrontarsi con le ragioni della decisione impugnata; tuttavia la valutazione in sede di legittimità è limitata al sindacato sulla congruità, logicità e mancata considerazione di prove decisive, e non consente una nuova valutazione dei fatti salvo manifesta illogicità o travisamento

Massime di principio

  • Se in appello si ottiene l'assoluzione dopo una condanna di primo grado, la Corte d'appello deve fornire una motivazione approfondita che spieghi perché il medesimo compendio probatorio porta a conclusioni diverse (motivazione rafforzata).
  • In sede di Cassazione il sindacato sulla valutazione della prova è limitato: sono ammissibili censure solo se si dimostra la mancanza, la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione, o l'omissione di una prova decisiva (travisamento della prova).
  • Per i reati fiscali legati a false fatturazioni, non basta provare che la prestazione sia stata inefficace o marginale: occorre dimostrare l'inesistenza della prestazione fatturata al fine di fondare il reato di evasione mediante fatture per operazioni inesistenti.
  • Le contestazioni che si limitano a chiedere una diversa valutazione delle dichiarazioni testimoniali o della corrispondenza interna sono spesso inammissibili in Cassazione se non sono indicati specificamente gli atti, il contenuto fattuale contrastante e il motivo per cui ciò comprometterebbe in modo decisivo la motivazione impugnata.
  • La mancata corresponsione di una fattura o il blocco di un pagamento non costituiscono di per sé prova inequivocabile dell'inesistenza della prestazione; devono essere valutati nel più ampio quadro probatorio e indiziario.

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