Corte di giustizia, Sentenza C-119/24
Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 12 marzo 2026. — DK e JO contro Stato belga. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla cour d'appel de Liège. — Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei lavoratori – Imposta sul reddito – Imposta addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche che può essere istituita dai comuni o dagli agglomerati in cui tali persone risiedono – Supplemento d’imposta sul reddito a carico dei soggetti non fiscalmente residenti versato a favore dello Stato – Onere fiscale dei soggetti non fiscalmente residenti maggiore rispetto a quello sostenuto dai soggetti fiscalmente residenti in uno Stato membro – Comparabilità delle situazioni – Assenza di giustificazione. — Causa C-119/24
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di giustizia ha dichiarato incompatibile con l’articolo 45 TFUE il meccanismo belga che impone ai non residenti un supplemento d’imposta sul reddito, modellato sull’imposta addizionale comunale applicata ai residenti. La disposizione è stata ritenuta idonea, in talune situazioni, a far gravare sui non residenti un carico fiscale maggiore rispetto ai residenti, configurando così una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori. Tale restrizione non è stata considerata giustificata.
Libera circolazione dei lavoratori e tassazione: incompatibilità con l’articolo 45 TFUE di un supplemento d’imposta belga applicato ai non residenti quando, in taluni casi, il loro carico fiscale risulta superiore a quello dei residenti.
La questione giuridica
Se l’articolo 45 TFUE osti a una normativa nazionale che maggiora l’imposta sul reddito dovuta dai soggetti non fiscalmente residenti con un supplemento fisso a favore dello Stato, calcolato per analogia all’imposta addizionale comunale dovuta dai residenti, quando tale meccanismo comporti, almeno in taluni casi, un onere fiscale più elevato per i non residenti rispetto ai residenti.
Principio di diritto
L’articolo 45, paragrafo 2, TFUE osta a una normativa nazionale che assoggetta i soggetti non fiscalmente residenti a un supplemento d’imposta fisso sull’imposta sul reddito, modellato sull’imposta addizionale comunale dovuta dai residenti, se tale sistema, in almeno alcuni casi, determina per i non residenti un onere fiscale superiore a quello gravante sui residenti: in tal caso vi è una restrizione indiretta alla libera circolazione dei lavoratori non giustificata né dalla pretesa di evitare una discriminazione ai danni dei residenti né dall’obiettivo di rendere proporzionale il contributo dei non residenti ai servizi pubblici.
Norme richiamate
- Articolo 45 TFUE
- Articolo 267 TFUE
- Articolo 23 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
- Articolo 94 del regolamento di procedura della Corte
- Articoli 245, 465, 466, 467 e 468 del code des impôts sur les revenus 1992 (CIR 92)
Supplemento d’imposta belga per i non residenti e articolo 45 TFUE
La pronuncia interviene su un rinvio pregiudiziale della cour d’appel de Liège in materia di fiscalità diretta e libera circolazione dei lavoratori. Il caso riguarda il regime belga che maggiora l’imposta sul reddito dovuta da persone fisiche non fiscalmente residenti mediante un supplemento d’imposta statale, calcolato per analogia con l’imposta addizionale comunale dovuta dai residenti.
Fatti e procedimento principale
DK e JO, residenti fiscali in Francia, hanno percepito nel corso di vari anni d’imposta redditi professionali e immobiliari di fonte belga. DK ha svolto attività lavorativa subordinata in Belgio; JO, invece, durante gli anni rilevanti ha avuto redditi belgi solo di natura immobiliare. Le autorità belghe hanno assoggettato i ricorrenti all’imposta sul reddito dei non residenti, maggiorandola con il supplemento previsto dall’articolo 245 del CIR 92.
I ricorrenti hanno contestato gli avvisi di accertamento, con esiti negativi nei gradi amministrativi e dinanzi al tribunal de première instance de Namur. In appello, la cour d’appel de Liège ha sospeso il procedimento e sottoposto alla Corte una questione pregiudiziale sull’interpretazione dell’articolo 45 TFUE.
Normativa nazionale rilevante
La Corte richiama in particolare il CIR 92:
- articolo 245, che prevede per i non residenti un supplemento d’imposta statale del 6% e poi del 7%;
- articoli 465-468, che disciplinano l’imposta addizionale comunale o di agglomerato dovuta dai residenti, calcolata in percentuale uniforme dell’imposta dovuta allo Stato.
Secondo il giudice del rinvio, il supplemento statale sui non residenti era stato concepito per assimilare il loro trattamento a quello dei residenti soggetti all’imposta addizionale comunale.
Questione pregiudiziale
Il giudice del rinvio chiedeva in sostanza se l’articolo 45 TFUE osti a una normativa nazionale che:
- impone ai non residenti un supplemento fisso sull’imposta sul reddito;
- lo determina per analogia con l’imposta addizionale comunale dei residenti;
- e può comportare, in concreto, un carico fiscale più elevato per i non residenti rispetto ai residenti.
Ricevibilità del rinvio
La Corte ha respinto i dubbi di ricevibilità. Ha ritenuto che, pur essendo la decisione di rinvio sintetica, essa contenesse gli elementi essenziali di fatto e di diritto per consentire una risposta utile e per permettere alle parti interessate di presentare osservazioni. Ha inoltre osservato che la questione era formulata in una parte separata della decisione di rinvio, in conformità all’articolo 94 del regolamento di procedura.
Scelta della libertà fondamentale applicabile
La Corte ha anzitutto verificato l’applicabilità dell’articolo 45 TFUE. Ha ritenuto che la situazione di DK, lavoratore subordinato residente in Francia con attività in Belgio, rientri chiaramente nell’ambito della libera circolazione dei lavoratori.
Per JO, invece, la Corte ha rilevato che i redditi belgi erano solo immobiliari e che la sua posizione avrebbe potuto ricadere più propriamente negli articoli 49 TFUE o 63 TFUE. Ha però precisato che, se del caso, la risposta resa sotto il profilo dell’articolo 45 TFUE sarebbe trasponibile mutatis mutandis.
Esistenza di una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori
La Corte ha ricordato che l’articolo 45 TFUE vieta non solo le discriminazioni dirette fondate sulla nazionalità, ma anche quelle indirette, ad esempio basate sulla residenza, quando producono il medesimo effetto.
Nel caso di specie, il supplemento d’imposta sui non residenti è stato giudicato idoneo a creare, in talune situazioni, un onere fiscale maggiore rispetto a quello dei residenti soggetti all’imposta addizionale comunale, soprattutto nei comuni o agglomerati in cui l’aliquota dell’imposta comunale è inferiore al 6-7% o non è stata istituita. La Corte ha sottolineato che non è necessario che una norma sfavorisca sempre tutti i non residenti: è sufficiente che sia svantaggiosa in alcuni casi per integrare una discriminazione indiretta.
La differenza di trattamento è stata considerata collegata direttamente al criterio della residenza, con l’effetto di penalizzare più spesso cittadini di altri Stati membri, e quindi di costituire una restrizione alla libera circolazione dei lavoratori.
Comparabilità delle situazioni
La Corte ha poi esaminato se residenti e non residenti fossero comparabili. Ha ricordato la regola generale per cui, in materia di imposte dirette, residenti e non residenti non si trovano di norma in situazioni comparabili, ma ha aggiunto che ciò va verificato alla luce dell’obiettivo, dell’oggetto e del contenuto della normativa in questione.
Qui la normativa era finalizzata a far partecipare residenti e non residenti, in modo proporzionale ai redditi prodotti in Belgio, al finanziamento dei servizi pubblici. Poiché sia il supplemento d’imposta sia l’imposta addizionale comunale erano calcolati in proporzione al reddito percepito in Belgio e non tenevano conto della situazione personale o familiare, la Corte ha concluso che i due gruppi di contribuenti si trovavano in situazione comparabile.
Ha inoltre osservato che la stessa normativa belga assimila i non residenti ai residenti ai fini del meccanismo impositivo, rinforzando la comparabilità delle posizioni.
Assenza di giustificazione
La Corte ha riconosciuto che l’obiettivo di contribuire al finanziamento dei servizi pubblici in proporzione ai redditi prodotti nello Stato membro può essere legittimo. Tuttavia, il sistema belga non garantiva un onere uguale, ma poteva imporre ai non residenti un carico maggiore di quello sopportato da alcuni residenti; dunque non era idoneo a realizzare coerentemente l’obiettivo invocato e andava oltre quanto necessario.
La Corte ha inoltre escluso che una restrizione a danno dei non residenti possa essere giustificata dalla volontà di evitare una discriminazione al contrario a danno dei residenti. Tale giustificazione sarebbe incompatibile con la logica stessa dell’articolo 45 TFUE e trasformerebbe la tutela dei cittadini nazionali in una priorità rispetto a quella dei cittadini degli altri Stati membri.
Dispositivo
La Corte ha quindi dichiarato che l’articolo 45, paragrafo 2, TFUE osta a una normativa nazionale come quella belga, nella misura in cui il supplemento d’imposta applicato ai non residenti può determinare, almeno in taluni casi, un onere fiscale superiore a quello gravante sui residenti a titolo dell’imposta addizionale comunale.
Principio affermato
La pronuncia afferma che un regime fiscale nazionale non può, sotto la veste di un meccanismo di perequazione tra residenti e non residenti, assoggettare i non residenti a un carico fiscale più elevato rispetto a taluni residenti quando entrambi sono tassati in proporzione ai redditi prodotti nello Stato membro; in simile ipotesi si realizza una discriminazione indiretta vietata dall’articolo 45 TFUE, non giustificabile neppure con l’esigenza di evitare una discriminazione inversa dei residenti.
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