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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43294/2023 del 25/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che confermava i decreti di sequestro preventivo emessi dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata. I ricorrenti deducono violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen., in relazione all'art. 640 cod. pen. e agli artt. 7 e 10 della legge 7 agosto 1990 n. 241, sostenendo che: 1) la loro conoscenza della pendenza del procedimento amministrativo sarebbe intervenuta solo con la notifica dell'avvio del procedimento (16/7/2020), cioè dopo la compravendita (2009), per cui non sarebbe possibile ritenere il dolo; i sopralluoghi del 2018 avrebbero riguardato solo l'unità immobiliare e non l'intero stabile; 2) il Tribunale non avrebbe motivato adeguatamente la sussistenza del danno o, comunque, il danno non sarebbe attuale, atteso che il TAR Campania ha sospeso l'esecuzione dell'ordinanza comunale di demolizione.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il gravame, in tema di misure cautelari reali, sia sindacabile in Cassazione solo per violazione di legge ai sensi dell'art. 325 cod. proc. pen.; la valutazione del Tribunale circa la conoscenza della pendenza del procedimento (sopralluoghi 2018 e interlocuzione del Somma) attiene a verifiche di fatto non sindacabili in Cassazione, salvo motivazione del provvedimento assente o meramente apparente. Quanto al danno nella truffa contrattuale, la Corte ha chiarito che esso può consistere anche nella stipula del contratto a condizioni più gravose per la lesione della libertà di autodeterminazione dell'acquirente. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 1516 cod. proc. pen., al versamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Norma invocata dai ricorrenti come vizio del provvedimento impugnato (motivo di cassazione relativo alla motivazione o all'applicazione della norma sostanziale). La Corte registra l'eccezione ma richiama i limiti del sindacato in Cassazione sulle misure cautelari reali.

  • art. 640, cod. pen.

    Norma penale che disciplina la truffa. La Corte interpreta il concetto di danno anche in senso contrattuale: non solo perdita materiale del bene, ma anche stipula a condizioni più gravose per effetto del raggiro.

  • legge 7 agosto 1990 n. 241, artt. 7 e 10

    Regolano la notificazione e l'efficacia conoscitiva degli atti di avvio del procedimento amministrativo. I ricorrenti sostenevano che solo l'avviso di avvio rende conoscibile il procedimento; la Corte osserva che la conoscenza può essere comunque desunta da altri elementi (sopralluoghi, interlocuzioni) e che la valutazione è di merito.

  • art. 325, cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti della Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali: il ricorso è consentito per violazione di legge. La Corte sottolinea che il sindacato in Cassazione su tali provvedimenti è circoscritto ai vizi di diritto e ai casi di motivazione assente o manifestamente apparente.

  • art. 1516, cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese e prevede la possibilità di irrogare sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) se il ricorso è infondato o vi sono profili di colpa nella sua proposizione; la Corte ha applicato tale disposizione comminando 3.000 euro a ciascun ricorrente.

  • D.L. n. 137/2020 art. 23, comma 8 e D.L. n. 198/2022 art. 8

    Previsioni normative richiamate in tema di modalità di trattazione dei ricorsi (contraddittorio scritto). Sono norme procedurali sul trattamento del ricorso; non incidono sul merito della valutazione dei fatti.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e altre sezioni richiamate)

    Sentenze citate: Sezioni Unite n. 25932/2008 (Ivanov), n. 25933/2008 (Malgioglio), sez. 2 n. 18951/2017 (Napoli), sez. 2 n. 5807/2017 (Zaharia), sez. 3 n. 4919/2016 (Faiella), sez. 6 n. 6589/2013 (Gabriele).

    Principio consolidato: la Cassazione può sindacare le misure cautelari reali per violazione di legge e può annullare quando la motivazione sia del tutto assente o meramente apparente; non è invece luogo per rivalutazioni di merito prive del carattere di nullità della motivazione.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali (sequestro preventivo) la Corte di Cassazione esercita un sindacato limitato: sono rimediabili in Cassazione i soli vizi di diritto e i casi in cui la motivazione sia assente o meramente apparente; non è ammessa una rivalutazione del merito o degli "errori di valutazione" dei fatti salvo che emergano vizi di legge.
  • La conoscenza della pendenza di un procedimento amministrativo non è necessariamente limitata alla sola notifica formale dell'avvio: circostanze fattuali (sopralluoghi, contatti con tecnici, atti amministrativi visibili) possono far ritenere la conoscenza e giustificare, a livello cautelare, l'esistenza dell'elemento soggettivo.
  • Nel reato di truffa contrattuale il "danno" non si esaurisce nella perdita materiale del bene ma comprende anche la stipula del contratto a condizioni più gravose o diverse rispetto a quelle che sarebbero state pattuite se l'acquirente non fosse stato ingannato.
  • Quando si impugna un provvedimento cautelare è fondamentale concentrarsi su vizi di diritto e sulla completezza/trasparenza della motivazione; deduzioni che mirano a una diversa valutazione dei fatti rischiano l'inammissibilità in Cassazione.
  • La proposizione di ricorsi infondati o che travalicano i limiti del sindacato di legittimità può comportare non solo la condanna alle spese ma anche sanzioni (Cassa delle ammende) se la Corte ravvisa profili di colpa nella proposizione del gravame.

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