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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28259/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Pumo Antonino aveva proposto domanda di riparazione per errore giudiziario dopo essere stato condannato e poi assolto in sede di revisione. La Corte d'appello di Caltanissetta aveva qualificato la domanda come riparazione per errore giudiziario ma, nel merito, aveva applicato i principi relativi alla riparazione per ingiusta detenzione (art.314 c.p.p.), ritenendo che il ricorrente avesse tenuto comportamenti e reso dichiarazioni menzognere "perlomeno equivoche" tali da farlo concorrere per sua colpa alla privazione della libertà personale, e quindi sussistessero le condizioni ostative all'indennizzo. Pumo impugnava in Cassazione sostenendo che, ai sensi dell'art.643 c.p.p., la colpa grave ostativa al diritto alla riparazione dell'errore giudiziario deve aver effettivamente dato causa all'errore (e non limitarsi a concorrervi), quindi la Corte d'appello aveva applicato la norma e i principi errati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte d'appello avesse errato nell'applicare i principi propri della riparazione per ingiusta detenzione (art.314 c.p.p.) a una domanda qualificata come riparazione per errore giudiziario. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui, ai fini dell'art.643 c.p.p., la colpa grave è ostativa solo quando abbia "dato causa" all'errore giudiziario e non quando si sia limitata a concorrervi. Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Caltanissetta per nuovo esame conforme ai principi indicati.

Norme richiamate

  • art.643 cod. proc. pen.

    "se non ha dato causa per dolo o colpa grave all'errore"

    La norma richiede che, per escludere il diritto alla riparazione dell'errore giudiziario, la colpa grave del prosciolto debba aver effettivamente "dato causa" all'errore giudiziario; una concorrenza causale generica non è sufficiente

  • art.314 cod. proc. pen.

    "qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    La norma prevede una soglia più ampia: per escludere l'indennizzo per ingiusta detenzione è sufficiente che l'interessato abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave, quindi anche una causa concorrente può essere ostativa

Massime di principio

  • Distinguere correttamente la tipologia di riparazione richiesta: "riparazione per errore giudiziario" (art.643 c.p.p.) vs "riparazione per ingiusta detenzione" (art.314 c.p.p.), perché le soglie di responsabilità personale sono diverse
  • Per escludere il diritto alla riparazione dell'errore giudiziario occorre provare che la colpa grave dell'interessato abbia concretamente dato causa all'errore; non è sufficiente dimostrare un concorso causale o comportamenti "equivoci"
  • Nei procedimenti di riparazione il giudice deve verificare il nesso di causalità tra la condotta dell'istante e l'errore giudiziario; l'accertamento di menzogne o di condotte non professionali va valutato anche in termini di rilevanza causale
  • La qualificazione giuridica della domanda (art.643 vs art.314) influisce sul regime probatorio e sul livello di colpa necessario per escludere l'indennizzo; anatomizzare la norma applicabile è passaggio indispensabile
  • Se il giudice di merito applica la norma sbagliata o confonde i presupposti, la decisione è annullabile in Cassazione e la questione deve essere riesaminata alla luce del corretto canone normativo

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