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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31670/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che li ha ritenuti responsabili di continuate violazioni degli artt. 110 c.p. e 73 d.P.R. 309/1990. Paderi e D'Uggento contestano la qualificazione giuridica dei fatti (sostengono che si sarebbe dovuto applicare l'art. 73, comma 5, per quantità non determinate e, perciò, in favore del reo) e la mancata concessione delle attenuanti generiche; si duole inoltre che i sequestri noti siano limitati ai fatti già coperti da pronunce irrevocabili. Destratis deduce (i) omissione di motivazione circa la domanda, formulata in appello, di sostituzione della pena detentiva con lavoro di pubblica utilità ai sensi dell'art. 20‑bis c.p. (disposizione richiamata in via transitoria dall'art. 95 d.lgs. 150/2022) e (ii) vizi di motivazione sulla determinazione della pena e sugli aumenti per continuazione.

La decisione

Per Paderi e D'Uggento i ricorsi sono dichiarati inammissibili per carenza di motivi di gravame in appello rispetto alla nuova qualificazione chiesta in Cassazione; la Corte conferma la congruità della motivazione che aveva negato le attenuanti generiche e dichiara inammissibili i loro ricorsi, condannandoli al pagamento delle spese processuali e a versare ciascuno Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p. Quanto a Destratis, la Corte di Cassazione accoglie il primo motivo (omessa decisione sulla richiesta di applicazione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità): annulla la sentenza impugnata limitatamente a tale questione e rinvia per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Lecce; rigetta il resto del ricorso, confermando l'irrevocabilità della declaratoria di responsabilità e le altre statuizioni penali.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento alla partecipazione al reato; usato per la qualificazione della condotta degli imputati come concorso nel reato di stupefacenti

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Comma 1 e 4 richiamati per la disciplina penale delle violazioni in materia di stupefacenti; il comma 5 invocato dai ricorrenti quale ipotesi attenuata quando non sia accertata la quantità rilevante o quando operi il favore rei, ma la Corte ha ritenuto la questione inammissibile per mancata deduzione in appello

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamato in sede di appello dai ricorrenti per chiedere il non doversi procedere in relazione a fatti già coperti da sentenza definitiva

  • artt. 606, comma 3 e 609, comma 2 cod. proc. pen.

    Principio per cui in Cassazione non possono essere dedotte questioni non prospettate in appello, salvo eccezioni; usato per dichiarare inammissibili le nuove qualificazioni sollevate in Cassazione

  • art. 133 cod. pen.

    Elenco dei criteri per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; la Corte conferma che il giudice può basarsi su uno o pochi elementi rilevanti per rifiutare il beneficio

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Norma transitoria che impone al giudice di appello di pronunciarsi sulla richiesta di applicazione delle pene sostitutive previste dall'art. 20‑bis c.p. quando l'imputato le richieda

  • art. 20‑bis cod. pen.

    Prevede la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità per determinate ipotesi quando la pena detentiva sia entro il limite previsto; la Corte ha ritenuto che la domanda di Destratis dovesse essere esaminata e motivatamente rigettata o accolta

  • art. 581, comma 1‑quater, cod. proc. pen.

    Riguarda il conferimento del mandato al difensore per proporre ricorso in Cassazione; citata per confermare la tempestività e legittimazione del ricorso

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di versare somme alla Cassa delle ammende per ricorsi inammissibili o manifestamente infondati; applicato a carico di Paderi e D'Uggento

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione ai criteri di colpevolezza nella determinazione dell'ammenda per inammissibilità, per valutare l'assenza di elementi che escludano colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

Massime di principio

  • In Cassazione non possono essere sollevate per la prima volta questioni di qualificazione giuridica che non siano state dedotte in appello; tali questioni saranno dichiarate inammissibili salvo che siano rilevabili d'ufficio o non potevano essere dedotte in appello
  • Se un imputato chiede, anche in appello e fino all'udienza di discussione, l'applicazione di pene sostitutive (es. lavoro di pubblica utilità ex art. 20‑bis c.p.), il giudice di appello è tenuto a pronunciarsi motivatamente sulla richiesta; la sua omissione integra vizio rilevabile in Cassazione
  • Il giudice può negare le attenuanti generiche basandosi su uno o pochi elementi ritenuti prevalenti (es. ruolo di vertice, organizzazione dell'attività illecita, modalità di esecuzione): la motivazione che valorizza tali elementi è sufficiente se non contraddittoria o illogica
  • La regola della devoluzione delle questioni ai motivi di appello preserva il controllo di merito della Corte d'appello e impedisce che la Cassazione supplisca a una mancata discussione in grado di appello
  • La declaratoria di inammissibilità in Cassazione può comportare sanzioni pecuniarie (art. 616 c.p.p.) quando ricorrenti hanno responsabilità nella determinazione dell'inammissibilità

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