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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25530/2022 del 04/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la dichiarazione di inammissibilità della "nuova" istanza di revisione della sentenza irrevocabile emessa dalla Corte d'appello di Roma il 23/10/2015, con cui Benedetti era stato condannato per tentata concussione. Il ricorrente ha prodotto nuovi elementi (documentazione fotografica con consulenza tecnica, informazioni da indagini difensive e dichiarazioni di persone informate sui fatti) ritenuti idonei a mettere in dubbio l'attendibilità della persona offesa e la compattezza degli indizi (in particolare incongruenze sugli orari e sulla riconducibilità di telefonate intimidatorie alle utenze familiari). Inoltre ha dedotto la violazione delle norme sulla incompatibilita e incompetenza funzionale del collegio: due dei tre componenti che hanno deciso l'ultima istanza sarebbero infatti coincidenti per 2/3 con il collegio che aveva già dichiarato inammissibile la precedente richiesta, producendo un pregiudizio alla terzietà del giudicante.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di legittimità. Sul profilo dell'incompatibilita la Corte ha affermato la conformità alla giurisprudenza consolidata: l'art. 34 cod. proc. pen. non determina incompatibilita quando il giudice abbia adottato provvedimenti 'effimeri' in procedimenti distinti o quando abbia delibato precedenti richieste di revisione, salvo i casi tassativi di astensione o ricusazione previsti dal codice. La giurisprudenza CEDU è richiamata ma non ritenuta idonea a estendere tutela piu ampia rispetto all'art. 111 Cost. Quanto al merito, la Corte ha ritenuto i nuovi elementi insufficienti a scardinare il giudicato: le presunte incongruenze sugli orari non si ritengono decisionali; la nuova prova non ha sovvertito la probabilita logica gia valutata in sede di merito. Per tali ragioni la domanda di revisione è manifestamente infondata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla corresponsione di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 34 cod. proc. pen.

    La Corte interpreta l'art. 34 nel senso che l'incompatibilita prevista riguarda situazioni determinate all'interno dello stesso procedimento (soprattutto sentenze o decisioni di merito), non i diversi procedimenti nati dallo stesso fatto storico; non configura incompatibilita il fatto che giudici abbiano delibato precedenti istanze di revisione in altri procedimenti, salvo casi tassativi di astensione o ricusazione.

  • art. 36 e art. 37 cod. proc. pen.

    Le norme sulle cause di astensione e ricusazione sono gli strumenti ordinamentali da usare per presumibili situazioni di parzialita; non possono essere interpretate estensivamente per creare nuove ipotesi di incompatibilita che determinino nullita del provvedimento.

  • art. 111, secondo comma, Cost.

    Richiamato come principio costituzionale del giusto processo; la Corte ritiene che il sistema delle norme processuali interne (ricusazione/astensione) sia compatibile con tale principio e sufficiente a garantire l'imparzialita del giudice.

  • art. 6 CEDU (richiamato)

    La giurisprudenza CEDU sul criterio soggettivo e oggettivo dell'imparzialita è richiamata ma non porta la Corte a concludere per una tutela piu ampia rispetto all'interpretazione interna: il semplice fatto che un giudice abbia emanato provvedimenti preprocessuali o abbia deciso questioni di ammissibilita non è di per sè causa di sospetto d'imparzialita, salvo circostanze speciali che evidenzino una prevalente anticipazione di giudizio.

  • art. 634 cod. proc. pen.

    Prevede che la Corte di appello dichiari l'inammissibilita anche quando la domanda di revisione sia manifestamente infondata; dunque il vaglio di ammissibilita comprende una valutazione sulla portata del nuovo materiale in relazione al giudicato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna del ricorrente alle spese e all'esazione di una somma in favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato; la Corte lo ha applicato per quantificare l'ammenda equitativamente.

  • art. 178, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Richiamata in punto nullita: la violazione del dovere di astensione non determina nullita generale del provvedimento ma costituisce motivo di ricusazione, quindi rimedio procedurale specifico per la parte interessata.

Massime di principio

  • La mera coincidenza di giudici che hanno esaminato precedenti istanze di ammissibilità non comporta di per sé incompatibilita o nullita del provvedimento: i rimedi ordinamentali sono l'astensione e la ricusazione; tali rimedi devono essere esperiti nella fase procedurale corretta.
  • Nel giudizio di revisione la Corte effettua un vaglio di ammissibilita che non si limita a verificare l'esistenza formale di nuove prove, ma valuta la portata potenziale del novum rispetto al giudicato; prove nuove deboli o meramente ricostruttive difficilmente superano la soglia di ammissibilita.
  • Le pretesse incongruenze temporali o ricostruzioni alternative devono essere tali da rendere verosimile un ribaltamento del giudicato; contraddizioni marginali o spiegabili non bastano a integrare il requisito della novita rilevante.
  • Se si ritiene che la composizione del collegio sia pregiudizievole, la parte deve proporre tempestiva istanza di ricusazione o istanza di astensione nei modi previsti; sollevare la questione in sede di impugnazione ordinaria è generalmente inadeguato per ottenere l'annullamento.
  • La giurisprudenza CEDU è utile per valutare i profili di imparzialità ma non giustifica in automatico ampliamenti delle tutele rispetto alle norme interne: occorre dimostrare circostanze concrete e speciali che rendano l'imparzialità oggettivamente dubbia.

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