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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28877/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la condanna per tentata estorsione sostenendo che la Corte d'appello non ha adeguatamente valutato che la presunta minaccia era meramente ipotetica e non riferibile alla sua sfera di controllo. In particolare: (i) la sostanza venduta (F6H8) era utilizzabile previo riprocessamento, quindi non intrinsecamente pericolosa; (ii) il danno reputazionale prospettato era subordinato ad eventi futuri e a comportamenti di terzi non imputabili al ricorrente; (iii) si eccepisce la mancata riqualificazione nel reato di truffa (art. 640 c.p.) ritenendo il male ingiusto non "certo" ma congetturale; (iv) si lamenta la mancata valutazione dell'ipotesi di lieve entità del reato e la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) alla luce del comportamento collaborativo dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi: ricostruiti i fatti, ha concluso che la minaccia contestata non era attuale, concreta né causalmente riconducibile alla sfera di azione del Di Giantommaso, essendo basata su una concatenazione aleatoria di eventi dipendenti da terzi. Ne consegue che manca l'elemento oggettivo del reato di estorsione ex art. 629 c.p. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio con la formula "perché il fatto non sussiste".

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La sentenza richiama il principio secondo cui la "minaccia" penalmente rilevante deve rappresentare un male ingiusto concreto, attuale e verosimile, attribuibile causalmente alla sfera di controllo dell'agente; non integra estorsione la mera prospettazione di un rischio ipotetico o futuribile dipendente da comportamenti di terzi.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla tentata commissione del reato (concetto di tentativo), con implicita valutazione sull'elemento psicologico e sulla realizzabilità del male prospettato.

  • art. 640 cod. pen.

    Richiesto dal ricorrente per una possibile riqualificazione in truffa; la Corte tuttavia osserva che per una riqualificazione occorre che il "male ingiusto" o l'inganno siano rappresentati come effettivi e non meramente congetturali.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche: la Corte rileva che l'appello chiedeva il riconoscimento di tali circostanze per fatti quali collaborazione, consegna spontanea di cose e rito abbreviato, ma la decisione sulla loro sussistenza richiede una valutazione motivata dei fattori di carattere soggettivo e processuale.

Massime di principio

  • Per integrare il reato di estorsione (art. 629 c.p.) la minaccia deve essere concreta, attuale e causalmente riferibile all'agente; minacce basate su scenari ipotetici o su condotte di terzi non soddisfano il requisito.
  • La mera prospettazione di un danno reputazionale non è sufficiente se il danno dipende da eventi futuri e indipendenti dalla capacità di intervento dell'autore della minaccia.
  • La riqualificazione del fatto in reato diverso (es. truffa) richiede che gli elementi tipici del nuovo reato (inganno, danno certo o prevedibile) emergano chiaramente nella motivazione; congetture non sono sufficienti.
  • La valutazione della lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche deve essere espressamente motivata dal giudice, considerando elementi come estemporaneità della condotta, scarsità dell'offesa, assenza di organizzazione e comportamento processuale dell'imputato.
  • In casi simili, per difendersi efficacemente è utile documentare l'assenza di capacità di causare il male prospettato (es. prova tecnica sull'idoneità del prodotto, elementi che mostrino dipendenza del rischio da terzi) e evidenziare elementi attenuanti/processuali rilevanti.

Testo integrale

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