Cassazione Penale, Sentenza n. 24030/2022 del 22/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La vicenda trae origine dalla presunta offesa all'onore e al prestigio di un funzionario di P.S. il 27/04/2015 (art. 341-bis c.p.), avvenuta dopo che la ricorrente e alcuni amici, partecipanti a una manifestazione, sarebbero stati inseguiti da agenti antisommossa e un amico avrebbe riportato una manganellata. La Marchio chiese spiegazioni al funzionario sovraordinato, il quale rimase in silenzio; la donna pronunciò frasi ritenute oltraggiose. In appello la Corte ritenne applicabile la scriminante putativa di cui all'art. 393-bis c.p., considerando la percezione di prevaricazione come giustificativa della reazione. Il Procuratore generale impugnò la sentenza contestando la ricostruzione dei fatti, l'assenza di un atto arbitrario idoneo a giustificare la scriminante (sostenendo che il silenzio non poteva essere inteso come comportamento arbitrario) e la logica della motivazione che avrebbe attribuito arbitrarietà al comportamento del pubblico ufficiale solo per il «contesto».
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto precluse le censure sulla ricostruzione generica dei fatti e infondati i rilievi riguardanti l'arbitrarietà in forma putativa. La Corte ha precisato che l'arbitrarietà ai sensi dell'art. 393-bis c.p. può riferirsi a qualsiasi comportamento del pubblico agente disfunzionale rispetto al fine del potere, anche per modalita' scorrette o incivili, e che è corretto valutare la serie di atti concatenati sotto la responsabilità del medesimo funzionario quando tale concatenazione rafforza la percezione di prevaricazione. Pertanto la decisione di merito (assoluzione perché il fatto non era punibile per le scriminanti invocate) è stata confermata per inammissibilità del ricorso.
Norme richiamate
art. 341-bis cod. pen.
Norma che disciplina l'oltraggio a pubblico ufficiale; qui è il reato contestato alla imputata e costituisce il capo d'imputazione rispetto al quale è stata valutata la scriminante.
art. 393-bis cod. pen.
Prevede la scriminante putativa relativa all'atto arbitrario del pubblico ufficiale: la Corte interpreta l'arbitrarietà come riferibile a qualsiasi 'comportamento' del pubblico agente disfunzionale rispetto allo scopo del potere (anche per modalità scorrette/incivili) e ammette che la valutazione possa tener conto di una concatenazione di atti che giustifichi la percezione della prevaricazione.
art. 59, comma quarto, cod. pen.
Richiamato in combinazione con l'art. 393-bis nella sentenza di merito quale fondamento dell'assoluzione per non punibilità; interpretazione operata dalla Corte di merito nell'ambito delle scriminanti e delle cause di non punibilità.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiama il limite delle censure nel ricorso per cassazione rispetto alla materia trattata in grado di merito; la Corte ha ritenuto precluse le censure generiche sulla ricostruzione dei fatti.
art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176) e successive modifiche
Normativa che ha consentito la trattazione scritta del procedimento in Cassazione, con deposito di conclusioni scritte in assenza di richiesta di discussione orale.
Giurisprudenza citata (Sez. 6, n. 7255 del 26/11/2021, Rv. 282906 e altre)
La Corte richiama e segue orientamenti secondo i quali l'arbitrarietà dell'atto del pubblico agente può riguardare comportamenti non necessariamente riconducibili a un singolo atto formale, e che la valutazione può considerare modalità e contesto dell'azione del pubblico ufficiale.
Massime di principio
- In Cassazione le censure generiche sulla ricostruzione dei fatti sono spesso precluse: chi impugna deve indicare specifici vizi di motivazione non limitandosi a contestazioni sommatarie.
- La scriminante putativa ai sensi dell'art. 393-bis c.p. può trovare applicazione non solo quando vi sia un singolo atto arbitrario formale, ma anche quando un insieme di comportamenti del pubblico agente, valutati nel loro contesto e sotto la responsabilità dello stesso, sia ragionevolmente percepito come arbitrario.
- Perché la scriminante sia operativa è necessario che la reazione del privato trovi causa nel comportamento del pubblico ufficiale: la causalità può essere configurata anche in presenza di una serie di atti concatenati piuttosto che di un'unica, isolata condotta.
- Il silenzio o la mancata risposta del pubblico ufficiale può contribuire, se inserito in un contesto fattuale che lo valorizza (p. es. uso della forza, mancanza di tutela), alla percezione di comportamento arbitrario e dunque rilevare ai fini della scriminante putativa.
- I pubblici ministeri devono motivare con precisione le critiche alla motivazione di merito: l'attacco generico alla logica della decisione o la mera affermazione che il comportamento non fosse arbitrario è spesso insufficiente in sede di legittimità.
- I giudici di merito possono considerare 'per accumulo' gli atti compiuti sotto la responsabilità di un medesimo pubblico ufficiale per valutare la legittimità o meno della percezione di prevaricazione da parte del privato.
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