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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33773/2021 del 12/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (società)

La controversia

L'Ufficio aveva emesso un avviso di liquidazione riqualificando, ai sensi dell'art. 20 del d.P.R. n. 131 del 1986, un contratto formalmente indicato come affitto stipulato tra una società del settore elettrico e una società del settore rinnovabili come concessione di un diritto reale di superficie per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, con conseguente liquidazione di imposta di registro, ipotecaria e catastale. La società aveva impugnato l'atto deducendo difetto di motivazione e contestando la riqualificazione. La CTP aveva accolto il ricorso e la CTR aveva confermato. Con il ricorso per cassazione l'Agenzia deduceva violazione e falsa applicazione dell'art. 20 d.P.R. n. 131/1986 e degli artt. 952, 953, 1571, 1576, 1587, 1590 e 1615 c.c., sostenendo che il contratto presentava anomalie incompatibili con lo schema tipico di locazione/affitto: attribuzione del potere di edificare impianti fotovoltaici, obbligo di manutenzione straordinaria a carico dell'affittuaria, acquisto finale degli impianti da parte della proprietaria. Secondo la ricorrente, tali clausole avrebbero imposto, anche in chiave antielusiva tributaria, la qualificazione del negozio come costituzione di superficie.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato l'unico motivo. Ha affermato che la CTR, nel ricondurre il rapporto al contratto di affitto, si è limitata a un accertamento della volontà negoziale delle parti, attività di merito non sindacabile in cassazione se non nei limiti del vizio motivazionale o dell'omesso esame di un fatto decisivo, vizi non ravvisabili nella sentenza impugnata. Ha inoltre escluso una violazione di legge sostanziale nel procedimento ermeneutico seguito dai giudici di merito. Ne è conseguito il rigetto del ricorso, con compensazione delle spese per la novità della questione e con esclusione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 20 d.P.R. n. 131/1986

    La norma non è stata ritenuta violata dalla CTR; la Corte ha escluso che, nel caso concreto, vi fosse un errore di diritto nel procedimento di qualificazione del contratto operato dal giudice di merito.

  • art. 952 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la tesi della superficie; non applicato dalla Corte in senso favorevole al ricorso.

  • art. 953 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la tesi della superficie; non applicato dalla Corte in senso favorevole al ricorso.

  • art. 1571 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la tesi della locazione/affitto e le relative anomalie; la Corte non ravvisa violazioni nel suo uso da parte del giudice di merito.

  • art. 1576 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente; la Corte non ravvisa violazioni nel suo uso da parte del giudice di merito.

  • art. 1587 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente; la Corte non ravvisa violazioni nel suo uso da parte del giudice di merito.

  • art. 1590 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente; la Corte non ravvisa violazioni nel suo uso da parte del giudice di merito.

  • art. 1615 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente; la Corte non ravvisa violazioni nel suo uso da parte del giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Il motivo è stato proposto come violazione di legge, ma la Corte ha ritenuto che la censura in realtà investisse l'accertamento di fatto/interpretazione del contratto svolto dal giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    La Corte ricorda che l'accertamento della volontà negoziale è sindacabile solo nei limiti del vizio motivazionale e dell'omesso esame di fatto decisivo, vizi non presenti nel caso.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Norma richiamata per il deposito della memoria difensiva in prossimità dell'adunanza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto della non sussistenza dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato come parametro del contributo unificato aggiuntivo non dovuto.

Massime di principio

  • La qualificazione del contratto compiuta dal giudice di merito, quando si fonda sull'accertamento della volontà negoziale delle parti e sull'interpretazione del testo contrattuale, non è di regola sindacabile in cassazione come violazione di legge, ma solo nei ristretti limiti del vizio motivazionale e dell'omesso esame di un fatto decisivo.
  • La censura ex art. 360, n. 3 c.p.c. è infondata quando, sotto la veste della violazione di legge, mira in realtà a ottenere una diversa ricostruzione del contenuto negoziale e della sua causa concreta.
  • Ai fini dell'art. 20 d.P.R. n. 131/1986, la riqualificazione fiscale del negozio non può prescindere dall'esito dell'interpretazione del contratto effettuata dal giudice di merito; se tale interpretazione non integra errori di diritto, la Cassazione non può sostituire una diversa qualificazione.
  • La mera presenza di clausole atipiche o derogatorie rispetto allo schema legale di un contratto non comporta di per sé la trasformazione del negozio in altro tipo contrattuale, quando il giudice di merito abbia motivatamente ricondotto l'assetto di interessi allo schema scelto dalle parti.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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