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Sentenza

Sentenza del 13/04/2016 n. 7209 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il Condominio aveva impugnato una cartella di Euro 3.530,74 relativa alla tariffa di fognatura e depurazione per l'anno 2000, sostenendo di non essere allacciato alla pubblica fognatura e di non dover quindi pagare servizi non effettivamente erogati. La Corte d'appello aveva accolto la domanda richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008. Il Comune ha proposto ricorso per cassazione contestando, tra l'altro, la giurisdizione del giudice ordinario, l'applicazione della disciplina successiva al 3 ottobre 2000 anche al periodo precedente, la rilevanza del mancato allacciamento imputabile al Condominio e l'obbligo di restituzione delle somme versate.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili il primo motivo, relativo alla giurisdizione, per carenza di autosufficienza, e il terzo motivo per mancata formulazione del quesito di diritto. Ha accolto il secondo motivo, stabilendo che dal 1 gennaio al 3 ottobre 2000 si applicava ancora la disciplina tributaria della legge n. 319/1976: il canone era dovuto se il Comune aveva istituito e predisposto gli impianti e il servizio era concretamente fruibile, anche senza effettivo utilizzo o allacciamento per scelta dell'utente. Per il periodo dal 3 ottobre al 31 dicembre 2000, invece, la tariffa aveva natura di corrispettivo e la quota relativa a fognatura e depurazione doveva essere restituita al Condominio, non essendo allacciato alla pubblica fognatura e provvedendo autonomamente alla depurazione. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Trieste, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • Legge 10 maggio 1976, n. 319, artt. 16 e 17

    Il canone o diritto per i servizi di raccolta, allontanamento, depurazione e scarico delle acque era posto a carico degli utenti.

    Fino al 3 ottobre 2000 il canone aveva natura tributaria ed era dovuto quando il Comune aveva predisposto gli impianti e il servizio era concretamente fruibile, indipendentemente dall'effettivo utilizzo o dall'allacciamento della singola utenza.

  • Legge 5 gennaio 1994, n. 36, art. 14

    La quota di tariffa relativa al servizio di depurazione era dovuta anche quando la fognatura fosse sprovvista di impianti centralizzati o questi fossero temporaneamente inattivi.

    La parte della disposizione che imponeva il pagamento anche in assenza del servizio è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale n. 335/2008, ma tale pronuncia non si applica al periodo anteriore al 3 ottobre 2000, ancora regolato dalla legge n. 319/1976.

  • Legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 31, comma 28

    A decorrere dal 1 gennaio 1999 il corrispettivo dei servizi di depurazione e di fognatura costituisce quota di tariffa.

    La disposizione ha trasformato il precedente canone in corrispettivo tariffario, segnando il superamento della natura tributaria; nel regime applicabile secondo la ricostruzione temporale della sentenza, il periodo successivo al 3 ottobre 2000 è stato trattato come rapporto di natura corrispettiva.

  • D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 62, comma 5

    L'abrogazione degli artt. 16 e 17 della legge n. 319/1976 era differita fino all'applicazione della tariffa del servizio idrico integrato.

    La disposizione aveva mantenuto temporaneamente in vigore la disciplina previgente.

  • D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 24, comma 1, lett. a)

    Soppressione dei commi 5 e 6 dell'art. 62 del D.Lgs. n. 152/1999.

    La soppressione ha reso efficace dal 3 ottobre 2000 l'abrogazione degli artt. 16 e 17 della legge n. 319/1976, individuando lo spartiacque temporale tra il precedente regime tributario e quello tariffario.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 335/2008

    È illegittima la previsione secondo cui la quota di tariffa per la depurazione è dovuta anche quando manchino gli impianti o siano temporaneamente inattivi.

    La quota relativa a un servizio di depurazione non erogato non è esigibile nel regime tariffario; le somme indebitamente riscosse devono essere restituite, senza che gli adempimenti amministrativi successivi costituiscano una condizione per la restituzione.

  • D.L. 30 dicembre 2008, n. 208, art. 8-sexies, convertito dalla legge n. 13/2009, e D.M. 30 settembre 2009, n. 43569

    Il decreto ministeriale non si applica ai soggetti non allacciati alla pubblica fognatura che provvedano autonomamente alla depurazione dei propri scarichi.

    Le procedure amministrative per i rimborsi non impediscono la tutela giudiziale e la restituzione dell'indebito nei casi in cui l'utente non sia allacciato e provveda autonomamente alla depurazione.

Massime di principio

  • Per individuare se un canone o una tariffa è dovuto occorre prima determinare la disciplina normativa applicabile nel periodo esaminato; anche pochi giorni possono ricadere in regimi giuridici diversi.
  • Nel regime tributario anteriore al 3 ottobre 2000, la debenza del canone dipendeva dalla predisposizione e concreta fruibilità del servizio comunale, non dall'effettivo utilizzo né dall'allacciamento della singola utenza.
  • Nel regime tariffario corrispettivo, il pagamento presuppone l'erogazione o almeno la concreta disponibilità del servizio; la quota riferita a un servizio inesistente o non fruibile non è esigibile.
  • La mancata utilizzazione volontaria di un servizio concretamente predisposto non esonera dal pagamento quando si applica una disciplina tributaria o una normativa che prescinde dall'uso effettivo.
  • Le pronunce di illegittimità costituzionale devono essere applicate verificando il loro ambito temporale e la natura del rapporto: non si estendono automaticamente a periodi regolati da una disciplina diversa.
  • Chi impugna una decisione deve contestare specificamente ogni statuizione sfavorevole e rispettare i requisiti di autosufficienza e, quando richiesto, di formulazione del quesito di diritto; in caso contrario il motivo può essere dichiarato inammissibile.

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