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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34092/2023 del 02/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 19/05/2022 che aveva confermato la condanna di Cioffi per il reato di favoreggiamento consistente nella consegna della propria carta d'identità a Gianluca Giugliano, al fine di consentirne l'uso per sottrarsi alle ricerche in un contesto di violenta conflittualità criminale. Il ricorso articolava due motivi: 1) nullità della sentenza impugnata per violazione dell'art. 525, comma 2, c.p.p., deducendo che la composizione del collegio era mutata e che non era stata disposta la rinnovazione dell'istruttoria né le parti erano state interpellate; 2) vizio di motivazione e infondatezza dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa (art. 416-bis), sia sul profilo oggettivo (idoneità della condotta a favorire il sodalizio) sia sul profilo soggettivo (intento di apportare vantaggio alla struttura associativa), con richiamo alle dichiarazioni del collaboratore Giugliano e alla mancata confutazione delle spiegazioni difensive che invocavano motivi di amicizia personale.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Primo motivo: manifestamente infondato perché, secondo il principio delle Sezioni Unite (sent. n. 41736/2019), un provvedimento reso da giudice in diversa composizione conserva efficacia se non espressamente modificato o revocato e non impone automaticamente la rinnovazione formale; inoltre, il difensore era presente in udienza e non ha sollevato eccezioni. Secondo motivo: inammissibile perché mira a una rivalutazione del materiale probatorio; la Corte d'appello ha adeguatamente motivato il riconoscimento dell'aggravante mafiosa rilevando l'inserimento dell'imputato nei circuiti criminali, la consapevolezza del ruolo e delle azioni omicidarie del beneficiario e l'idoneità della condotta (consegna del documento) a contribuire alla sopravvivenza del sodalizio, anche se l'aiuto era prestato a un singolo esponente di alto rango. Per l'inammissibilità, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento, in favore della cassa delle ammende, della somma di euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 525, comma 2, cod. proc. pen.

    art. 525, comma 2, cod. proc. pen.

    Non impone la nullità automatica né l'obbligo formale di rinnovare tutte le attività istruttorie quando varia la composizione del collegio; i provvedimenti del giudice precedente conservano efficacia se non modificati o revocati

  • art. 493 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di attività istruttorie da non reiterare inutilmente se già compiute e non revocate

  • art. 495 cod. proc. pen.

    Norma richiamata con riferimento alle facoltà che le parti possono esercitare in caso di mutamento della composizione del collegio

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante per l'agevolazione mafiosa richiede idoneità oggettiva della condotta a favorire l'organizzazione e una rappresentazione soggettiva dell'aggravativa, ossia la convinzione di apportare un vantaggio alla compagine associativa

  • art. 210 cod. proc. pen.

    Regolamenta l'assunzione di dichiarazioni del collaboratore di giustizia escusso in dibattimento; richiamata perché Giugliano è stato escusso ai sensi di questa disposizione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna del proponente dell'impugnazione in caso di inammissibilità, con obbligo al pagamento delle spese e di una somma a favore della cassa delle ammende

  • Sentenza SS.UU. n. 41736/2019

    SS.UU. n. 41736 del 30/05/2019

    Principio secondo cui i provvedimenti adottati da un giudice in diversa composizione conservano efficacia se non sono espressamente modificati o revocati; non è sempre necessaria la rinnovazione formale

  • Sez. U., sent. n. 8545/2019

    Sez. U., n. 8545 del 19/12/2019 (dep. 2020)

    Richiama i requisiti della finalità agevolativa mafiosa: necessita una rappresentazione concreta fondata su elementi relativi all'esistenza e alla capacità operativa dell'associazione e sulla possibilità che l'azione illecita si inserisca nelle attività dell'organizzazione

  • Corte Cost. sent. n. 186/2003

    Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2003

    Richiamata a sostegno della disciplina delle spese e delle sanzioni per ricorsi manifestamente infondati

Massime di principio

  • La variazione della composizione del collegio giudicante non determina di per sé la nullità degli atti già compiuti né l'obbligo automatico di rinnovazione istruttoria: i provvedimenti mantengono efficacia salvo revoca o modifica espressa; la parte che intende avvalersi del mutamento deve tempestivamente esercitare le facoltà difensive e richiedere eventuali rinnovazioni
  • Le censure che richiedono una rivalutazione del materiale probatorio sono inammissibili in sede di legittimità: la Corte di Cassazione non procede a nuovo esame dei fatti o della prova, salvo profili di diritto rilevanti
  • Per il riconoscimento dell'aggravante di cui all'art. 416-bis è necessario che la condotta sia oggettivamente idonea a favorire l'organizzazione e che l'agente l'abbia compiuta con la rappresentazione (anche minima ma concreta) di apportare vantaggio al sodalizio; il fatto che l'aiuto sia prestato a un singolo esponente non esclude l'aggravante se costui ricopre ruolo strategico all'interno del gruppo
  • La mancata contestazione in udienza da parte del difensore che è presente può essere valutata come rinuncia o mancanza di interesse ad ottenere la rinnovazione, con conseguente perdita della rilevanza della doglianza sulla composizione del collegio
  • L'inammissibilità manifeste di un ricorso può comportare la condanna alle spese processuali e il pagamento di una somma a favore della cassa delle ammende secondo l'art. 616 c.p.p.

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