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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16368/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame di Perugia che aveva rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal G.i.p. di Spoleto. La difesa ha dedotto violazione di norme processuali (art. 649 cod. proc. pen.) per avere il Tribunale del riesame escluso l'operatività della preclusione derivante dal divieto di ne bis in idem, ritenendo legittimo il decreto del 26/10/2023 che avrebbe riproposto, in assenza di novità, una richiesta cautelare sostanzialmente identica a quella già rigettata il 31/07/2023 (stessa indagine e stessi fatti: usura aggravata). I ricorrenti contestano la valutazione del riesame secondo cui l'intervenuta ordinanza ex art. 322-bis non costituirebbe un "quid novum" idoneo a giustificare la reiterazione della misura; sostengono che la decisione successiva sarebbe comunque preclusiva e avrebbe vietato la rinnovazione della stessa domanda cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulle ordinanze del riesame (art. 325, comma 1, cod. proc. pen.), ammettendo censura solo per violazione di legge manifesta o per assoluta carenza/motivazione apparente. Ha ritenuto che il Tribunale di Perugia abbia fornito un'ampia e logica motivazione, valutando le osservazioni della difesa e spiegando perché non ricorra il ne bis in idem: il vincolo del giudicato cautelare copre soltanto le questioni effettivamente dedotte e decise, e la nuova iniziativa del Pubblico Ministero includeva la diversa e non precedentemente decisa domanda di sequestro per equivalente, sulla quale il G.i.p. non si era espresso in sede di riesame. Pertanto non sussisteva violazione di legge né carenza di motivazione e la decisione di rigettare il ricorso è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa come fondamento della preclusione/ne bis in idem in materia cautelare; la Corte non ha ritenuto che la norma fosse stata violata perché ha valutato che la questione decisa anteriormente non coincideva con la nuova domanda (sequestro per equivalente).

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    il sindacato della Cassazione in tema di ordinanze del riesame relative a provvedimenti reali è circoscritto alla possibilità di rilevare ed apprezzare la sola violazione di legge

    Limita il controllo di legittimità sulle ordinanze del riesame: la Cassazione interviene solo per violazioni di legge o per assoluta mancanza/meramente apparente motivazione.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Regola l'appello nella fase cautelare; la sentenza sottolinea che una decisione in sede di appello ai sensi dell'art. 322-bis non produce preclusione estesa a questioni non effettivamente dedotte e decise in quell'istanza.

  • art. 644, comma sesto, cod. pen.

    Richiamato in relazione al sequestro per equivalente: indica la disciplina del sequestro volto alla confisca di valore; nella vicenda la Corte ha ritenuto che la domanda di sequestro per equivalente fosse autonoma e non decisa nel precedente provvedimento.

Massime di principio

  • Il sindacato della Cassazione sulle ordinanze del riesame è limitato: si interviene principalmente per violazioni di legge o per carenza assoluta/meramente apparente di motivazione.
  • Il giudicato cautelare o la preclusione derivante da precedenti pronunce incidentali coprono solo le questioni effettivamente dedotte e decise; non impediscono automaticamente la riproposizione di richieste diverse anche se basate sullo stesso quadro fattuale.
  • Una nuova domanda cautelare (es. sequestro per equivalente) può essere proposta anche dopo un precedente rigetto se essa si fonda su una questione non decisa, purché non vi sia un rapporto di diretta e necessaria dipendenza con la domanda precedente.
  • L'appello ex art. 322-bis, se non ha pronunciato su una specifica domanda, non può essere considerato come decisione preclusiva rispetto a quella domanda.
  • Per contestare con successo in Cassazione un'ordinanza di riesame è fondamentale dimostrare concretamente la mancanza o l'apparenza della motivazione o la violazione di norme processuali puntuali; una mera ripetizione delle argomentazioni già offerte al riesame è generalmente insufficiente.

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