Cassazione Penale, Sentenza n. 39479/2024 del 28/10/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna la condanna per reati edilizi (realizzazione di una tettoia in ferro con tre baracche di lamiera, scavi, apporto di materiale inerte, livellamento e pavimentazione in area sottoposta a vincolo idrogeologico). Deduce violazione di legge e insufficiente motivazione: non emergono prove che ella sia l'autrice materiale degli abusi nonostante fosse proprietaria dell'area; le opere erano precarie e funzionali all'attività di cantiere esercitata dalla ditta Di Marzio s.r.l. (uso gratuito del terreno da parte della ditta il cui rappresentante legale era il figlio); per i movimenti di terra era in possesso di una autorizzazione regionale valida fino ad agosto 2015; la Corte d'appello non ha valutato adeguatamente la buona fede, l'elemento soggettivo, la natura precaria delle opere, né ha considerato la sentenza di proscioglimento del figlio (Tribunale di Matera n.380/2022) e la documentazione prodotta in appello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso per vizi della motivazione della Corte d'appello. Ha rilevato che i giudici di merito non hanno fornito argomentazioni chiare e convincenti per superare il ragionevole dubbio circa la responsabilità dell'imputata: hanno semplicemente ricordato la proprietà del terreno e la firma sulla SCIA senza confutare specificamente le difese sulla precarietà delle opere; non hanno spiegato perché opere rimosse e poi ricostruite fossero considerate definitive; non hanno valutato la documentazione relativa all'autorizzazione regionale per movimenti di terra né affrontato la rilevanza della sentenza di proscioglimento del figlio. Per questi motivi la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Salerno.
Norme richiamate
d.P.R. 380/2001
art. 44 lett. b) d.P.R. 380/2001
La norma è stata richiamata in relazione al contestato abuso edilizio (realizzazione di opere in difformità dalla SCIA e in area sottoposta a vincolo); la Cassazione però ha censurato la Corte d'appello per non aver adeguatamente valutato la sussistenza degli elementi di fatto e la rilevanza di autorizzazioni e caratteristiche precarie delle opere ai fini della responsabilità penale.
Massime di principio
- La sola titolarità dell'area e la firma su una SCIA non sono di per sé sufficienti a provare la responsabilità penale: il giudice deve investigare e motivare circa la provenienza delle opere e la responsabilità materiale dell'imputato.
- La natura 'precaria' o facilmente amovibile di strutture (baracche, tettoie non aderenti al suolo) può incidere sulla qualificazione dell'abuso edilizio e sulla valutazione della sua destinazione definitiva; il giudice deve argomentare perché ritiene che l'opera sia definitiva e non temporanea.
- L'esistenza di autorizzazioni amministrative (es. per movimenti di terra) e la loro durata devono essere valutate nel giudizio penale, anche ai fini dell'elemento soggettivo (buona fede); il giudice deve confrontare temporalmente i lavori contestati con la validità delle autorizzazioni.
- Sentenze intervenute in altro processo (assoluzioni o proscioglimenti di coimputati) quando riferibili agli stessi fatti devono essere esaminate e, se rilevanti, il loro contenuto motivazionale deve essere considerato nella decisione o adeguatamente valorizzato/dissentito.
- La Corte d'appello deve fornire una motivazione 'effettiva' e specifica che risponda alle deduzioni difensive; omissioni o argomentazioni generiche sul punto decisivo della responsabilità costituiscono motivo di annullamento e rinvio in Cassazione.
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