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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25781/2023 del 14/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per favoreggiamento personale aggravato dall'agevolazione mafiosa. Il difensore ha dedotto: assenza di riscontri rispetto alle chiamate in correità; carenza dei presupposti per ritenere configurata l'aggravante del cosiddetto 'metodo mafioso'; mancato accertamento dell'esistenza di un sodalizio di stampo mafioso. Tali censure sono proposte in forma in gran parte generica, senza contestare puntualmente la ricostruzione probatoria e le molteplici intercettazioni e dichiarazioni dei collaboranti richiamate dall'ordinanza.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il giudice ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse adeguata motivazione e che sussistesse un grave quadro indiziario: intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori indicavano che il Calabrese aveva favorito la latitanza di Gianluigi Troiano procurandogli contatti con familiari e associati, automezzi non sospetti e schede telefoniche. È stata dunque confermata l'applicazione dell'aggravante per agevolazione mafiosa. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. La decisione è del 9 maggio 2023 e sono stati dati gli adempimenti alla cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp.att. cod.proc.pen.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod.pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile l'aggravante nella forma dell'agevolazione mafiosa: anche chi concretamente favorisce la latitanza di un soggetto apicale di un clan (fornendo mezzi, schede telefoniche, contatti) integra l'agevolazione prevista dall'art. 416-bis.1, quando sussistono indizi che il beneficiario appartenga a un sodalizio mafioso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp.att. cod.proc.pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti amministrativi successivi alla decisione: ordine di mandare gli atti alla cancelleria per gli adempimenti previsti dalla disposizione.

Massime di principio

  • Le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni di collaboratori, se convergenti, possono costituire grave quadro indiziario sufficiente a sostenere misure cautelari e l'aggravante di agevolazione mafiosa.
  • L'aggravante 416-bis.1 non richiede che l'agente sia formalmente membro del clan: è sufficiente che le sue condotte (procura di mezzi, contatti, strumenti per la latitanza) abbiano agevolato un soggetto riconosciuto appartenente a un'organizzazione mafiosa.
  • Le censure generiche che elencano principi giurisprudenziali senza confutare puntualmente la motivazione del giudice sono spesso inadmissibili; l'impugnazione deve indicare specifici profili di illogicita o contraddittorieta della motivazione.
  • Per contrastare l'applicazione dell'aggravante mafiosa occorre non solo contestare astrattamente la sussistenza del sodalizio, ma proporre elementi concreti che mettano in crisi i riferimenti probatori (es. dichiarazioni dei collaboratori, precedenti provvedimenti che riconoscono il clan).
  • In materia di misure cautelari, il giudice valuta la complessiva gravita indiziaria e la necessita della custodia: per ottenere l'annullamento dell'ordinanza è necessario dimostrare specifiche carenze logiche o probatorie nella ricostruzione dei fatti.

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