Sentenza n. 4730/2026 - Roma, Sezione 2Q
per l'accertamento e la conseguente dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione resistente: in ordine al procedimento unitario finalizzato al rilascio del visto d’ingresso per motivi di studio, stante la regolare preiscrizione e trasmissione della richiesta mediante il portale ufficiale ministeriale Universitaly, previa formalizzazione della domanda in Ambasciata, con relativa condanna a provvedere entro 30 giorni e richiesta di nomina di Commissario ad acta.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di avvio del procedimento per il rilascio del visto d'ingresso per motivi di studio, con mancata fissazione dell'appuntamento per formalizzare la domanda
Esito
La controversia
La ricorrente, cittadina pakistana, ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. deducendo l'illegittimità dell'inerzia dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad rispetto alla richiesta di ottenere un appuntamento necessario a formalizzare la domanda di visto d'ingresso in Italia per motivi di studio. La ricorrente aveva ottenuto la preiscrizione presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II e aveva trasmesso la richiesta mediante il portale ministeriale Universitaly, ma non era riuscita a ottenere un appuntamento presso la sede diplomatica. Ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio, l'ordine all'amministrazione di provvedere entro trenta giorni e, in via cautelare, una misura propulsiva, con eventuale nomina di un commissario ad acta. L'amministrazione resistente ha eccepito l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, documentando l'avvenuta fissazione dell'appuntamento.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. L'appuntamento presso l'Ambasciata è stato fissato nelle more del giudizio, come comprovato dalla documentazione depositata dall'amministrazione e non specificamente contestato dalla ricorrente. Poiché la domanda giudiziale era diretta anzitutto a consentire la presentazione e formalizzazione della domanda di visto, la fissazione dell'appuntamento ha realizzato l'utilità concretamente perseguita con l'azione avverso il silenzio. Il Tribunale ha quindi ritenuto venuto meno l'oggetto della controversia, senza pronunciarsi sulla legittimità originaria dell'inerzia né sul successivo rilascio del visto. Le spese sono state compensate, in considerazione dell'ingente flusso di domande recentemente fronteggiato dall'Ambasciata e dell'elevato contenzioso seriale in materia.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione; nel caso concreto, l'interesse alla pronuncia è venuto meno perché l'amministrazione ha adottato, nelle more, la condotta richiesta, fissando l'appuntamento.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Richiamato dal Tribunale nel contesto della definizione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- Nell'azione avverso il silenzio, quando l'amministrazione adotta nelle more del giudizio la condotta concretamente sollecitata dal ricorrente, realizzando l'utilità oggetto della domanda, il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere.
- La fissazione dell'appuntamento necessario per formalizzare una domanda amministrativa può costituire soddisfazione dell'interesse azionato con il ricorso avverso il silenzio, anche se non coincide con la decisione finale sul rilascio del titolo richiesto.
- La documentazione dell'amministrazione attestante il sopravvenuto adempimento, non specificamente contestata dalla parte ricorrente, è idonea a fondare la declaratoria di cessazione della materia del contendere.
- In presenza di un rilevante flusso di domande gravante su una sede diplomatica e di contenzioso seriale nella medesima materia, il giudice può compensare le spese di lite.
Come è indicizzato
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