Cassazione Penale, Sentenza n. 22919/2024 del 06/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Nullità per lesione del diritto di difesa: il giudizio d'appello si era svolto in forma cartolare e il Procuratore generale aveva depositato le proprie conclusioni tardivamente, oltre il termine previsto dall'art. 23‑bis dl. n. 137/2020 (anche dopo la scadenza del termine di deposito spettante alla difesa). La difesa aveva tempestivamente eccepito l'omesso deposito/ritardo, ma la Corte di appello non si era pronunciata sull'eccezione e aveva definito il giudizio con la sentenza impugnata.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha affermato che nei giudizi a trattazione scritta promossi nel periodo della disciplina emergenziale i termini per il deposito delle conclusioni sono da ritenersi perentori: il deposito tardivo da parte del pubblico ministero esime il giudice dall'obbligo di tenerne conto nella decisione. Tuttavia la tardività non determina automaticamente una nullità generale salvo che il ricorrente non dimostri l'effettiva incidenza delle conclusioni tardive sull'esito del giudizio (ossia contenuto confutatorio specifico e idoneo a influenzare la decisione). Nel caso di specie il ricorrente non ha specificato il pregiudizio concreto né l'idoneità confutatoria delle conclusioni tardive; conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese e al versamento di euro 500 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 572 cod. pen.
Norma sostanziale relativa al reato per cui l'imputato era stato condannato (reato oggetto del processo).
art. 23‑bis d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 176)
I termini fissati per il deposito delle conclusioni nel giudizio cartolare, previsti dalla disciplina emergenziale (art. 23‑bis), devono intendersi perentori perché funzionali all'effettività del contraddittorio; il deposito tardivo da parte del pubblico ministero esime il giudice dal prenderlo in considerazione.
art. 178, comma 1, lett. c) c.p.p.
Riferimento alla categoria delle nullità "a regime intermedio": la violazione derivante dall'omesso o tardivo deposito/trasmissione delle conclusioni può, in astratto, rientrare in tale categoria, ma occorre valutare l'effettiva incidenza sulla decisione.
art. 173, comma 1 c.p.p.
Principio secondo cui i termini si considerano stabiliti a pena di decadenza solo nei casi previsti dalla legge; la Corte ha chiarito che la perentorietà può però desumersi anche dalla funzione dell'atto e dal contesto procedurale (es. rito cartolare).
art. 611 c.p.p.
Richiamato in giurisprudenza comparata: anche per altre memorie il deposito tardivo può esonerare la Corte dall'obbligo di esame; usato analogicamente per sostenere la perentorietà dei termini nel rito cartolare.
Massime di principio
- Nei giudizi d'appello celebrati a trattazione scritta nell'ambito della disciplina emergenziale, i termini per il deposito delle conclusioni vanno considerati perentori perché funzionali all'effettività del contraddittorio.
- Il deposito tardivo delle conclusioni del pubblico ministero non determina automaticamente una nullità generale: la Corte può disattenderle e non tenerne conto se pervenute oltre il termine.
- Per rendere efficace una doglianza sul deposito tardivo la parte resistente deve dimostrare il concreto pregiudizio derivante dal ritardo, ossia che le conclusioni tardive avevano contenuti nuovi e confutatori idonei a condizionare l'esito del giudizio.
- La mancata pronuncia della Corte d'appello su una tempestiva eccezione di nullità è rilevabile, ma non basta da sola: occorre allegare e provare l'effettiva incidenza sulla decisione.
- In difesa, sempre eccepire tempestivamente il ritardo e documentare specificamente in che modo le conclusioni tardive hanno pregiudicato il contraddittorio o introdotto argomentazioni nuove rispetto all'impugnazione.
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