Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza n. 764/2026 - Catania, Sezione 2

per l'annullamento - della nota Prot. 0034933/2025 del 17/07/2025 notificata tramite pec in data 21/07/2025, con cui il Comune di Caltagirone, pronunciandosi sulla Istanza - Diffida notificata in data 18/09/2024, ha respinto la richiesta di restituzione della superficie di terreno ricadente nelle Particelle frazionate 207,237,405,603,604 del Foglio 88 del NCT di Caltagirone; nonchè per la condanna del Comune intimato: - alla restituzione delle aree sopra indicate; - al pagamento della indennità di occupazione illegittima ed accessori per la occupazione di tali aree;

Giustizia amministrativa202502292

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di restituzione delle aree occupate sine titulo e determinazione del Comune di procedere all'acquisizione sanante soltanto per le particelle interessate dalla sede stradale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la nota comunale che, dopo la scadenza dell'occupazione d'urgenza e in assenza del decreto di esproprio definitivo, ha respinto la richiesta di restituzione delle superfici ricadenti nelle particelle indicate, sostenendo che esse sarebbero rimaste nella disponibilità materiale del proprietario. Ha chiesto anche la restituzione dell'area e il pagamento dell'indennità per l'occupazione illegittima. La controversia ha richiesto anzitutto l'accertamento della consistenza delle superfici effettivamente occupate. Dal verbale di consistenza e presa di possesso del 6 giugno 1989 risultava l'occupazione di circa 1.450 mq derivanti dalla particella 207 e di circa 300 mq della particella 237. Le particelle 603 e 604, pur formatesi successivamente per frazionamento, derivavano dalla particella 207 originariamente occupata. Il Comune sosteneva che soltanto 809 mq fossero stati utilizzati per la strada e che la restante area fosse tornata nella disponibilità del proprietario; il ricorrente contestava tale ricostruzione. Il TAR ha ravvisato nella nota impugnata un errore sul presupposto e un difetto di istruttoria, poiché non risultavano né un formale atto di restituzione né una rettifica del verbale di immissione in possesso, mentre una mera relazione interna dell'ufficio tecnico non era sufficiente a dimostrare il ritorno del proprietario nel possesso delle aree. La superficie ancora illegittimamente occupata è stata determinata in 729 mq, ottenuti detraendo dagli originari 1.750 mq i 809 mq interessati dalla strada, i 30 mq già restituiti e i 182 mq oggetto di acquisizione sanante.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. La nota comunale è stata annullata parzialmente, limitatamente al diniego di restituzione delle aree indicate, mentre è stata mantenuta ferma nella parte relativa all'intenzione di procedere all'acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. 327/2001 per le sole particelle 584 e 585, irreversibilmente trasformate dalla realizzazione della strada. Il Comune è stato condannato a restituire al proprietario 729 mq. Il TAR ha ritenuto non necessario rimettere all'amministrazione la scelta tra restituzione e acquisizione sanante, poiché la stessa amministrazione aveva già manifestato di non voler acquistare negozialmente l'area e non risultava il presupposto dell'assenza di soluzioni alternative ragionevolmente praticabili richiesto per l'acquisizione autoritativa ex art. 42-bis. È stata riconosciuta la giurisdizione amministrativa sulla domanda relativa al danno da perdita del bene e dall'occupazione sine titulo. La domanda di indennità è stata qualificata giuridicamente come domanda risarcitoria ex art. 2043 c.c. Il TAR ha ravvisato l'illegittimità della condotta, il pregiudizio derivante dalla perdita della disponibilità del bene, il nesso causale e la colpa grave del Comune, che non aveva adottato un atto formale di restituzione o rettifica dell'originario verbale. Il Comune è stato condannato al pagamento di euro 88.650,28 per il periodo dal 5 giugno 1996 al 31 dicembre 2024, oltre alla somma maturata dal 1 gennaio 2025 fino alla proposizione della domanda, calcolata pro rata, e agli interessi legali sulla somma annualmente rivalutata. È stato escluso ogni ulteriore risarcimento non provato. Il Comune è stato inoltre condannato alle spese di lite, liquidate in euro 5.682, oltre accessori.

Norme richiamate

  • artt. 46-50 d.P.R. 327/2001

    Richiamati come disciplina applicabile alla restituzione e agli effetti della mancata definizione della procedura espropriativa, ma la decisione concreta si concentra sull'accertamento della superficie ancora occupata.

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    assenza di "ragionevolmente praticabili soluzioni alternative" alla restituzione

    L'acquisizione sanante costituisce una possibile alternativa alla restituzione, ma l'esercizio del potere autoritativo presuppone che non siano ragionevolmente praticabili soluzioni alternative; non può essere utilizzato per rinviare indefinitamente la tutela restitutoria quando l'amministrazione ha già escluso l'acquisto negoziale e la restituzione è concretamente praticabile.

  • art. 1321 c.c.

    Richiamato con riguardo alla possibilità di acquisto negoziale delle aree da parte dell'amministrazione.

  • art. 2043 c.c.

    La pretesa qualificata dal ricorrente come indennità di occupazione illegittima è stata ricondotta al risarcimento del danno derivante dal protrarsi del possesso pubblico sine titulo dopo la scadenza dell'occupazione legittima.

  • art. 832 c.c.

    La perdita della disponibilità piena ed esclusiva del bene costituisce il pregiudizio economico derivante dall'occupazione illegittima.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione abbia immesso il bene nel proprio possesso in forza di un verbale formale di consistenza e presa di possesso, la dimostrazione della successiva restituzione di una parte dell'area richiede un atto formale di restituzione o una formale rettifica dell'originario verbale; una mera relazione interna dell'ufficio non è sufficiente a provare il ritorno del proprietario nel possesso del bene.
  • Il protrarsi del possesso pubblico dopo la scadenza dell'occupazione legittima, in assenza di decreto di esproprio o di valido titolo acquisitivo, costituisce occupazione sine titulo e impone, in presenza delle condizioni accertate dal giudice, la restituzione dell'area illegittimamente occupata.
  • L'amministrazione non può sottrarsi alla restituzione dell'area occupata rinviando genericamente alla futura possibilità di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 quando abbia già escluso l'acquisto negoziale e non sussista l'assenza di soluzioni alternative ragionevolmente praticabili.
  • La domanda diretta al pagamento dell'indennità per l'occupazione illegittima può essere qualificata dal giudice, in base al suo contenuto sostanziale, come domanda di risarcimento del danno ex art. 2043 c.c., anche se non formulata espressamente in tali termini.
  • In assenza di prova di danni specifici e ulteriori derivanti dalla perdita della disponibilità dell'area, il ristoro parametrato al valore venale del bene e al periodo di occupazione illegittima esaurisce il pregiudizio economico risarcibile.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteDanno da provvedimento illegittimoAutotutela
RamiEspropriazione per pubblica utilitàResponsabilità della pubblica amministrazioneProcedimento amministrativo
IstitutiEccesso di potereDifetto di istruttoriaRisarcimento del danno da attività amministrativaProporzionalità e ragionevolezza

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.