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Sentenza

Sentenza n. 6299/2026 - Roma, Sezione 1

per l’annullamento del decreto del Ministero dell’interno di diniego dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art 9 c. 1 lett. f) L. 91/1992- -OMISSIS-;

Giustizia amministrativa202006135

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego della concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha contestato il diniego ministeriale fondato sulla presenza di notizie di reato a suo carico. Con il primo motivo ha dedotto l’erroneità e incompletezza dell’istruttoria, nonché la genericità della motivazione, sostenendo che l’amministrazione si era limitata a richiamare le notizie di reato senza verificarne adeguatamente l’esito processuale e senza valutare gli ulteriori elementi rilevanti per la concessione della cittadinanza. Con il secondo motivo ha dedotto l’illogicità della motivazione e la violazione del principio di proporzionalità, poiché il provvedimento non avrebbe spiegato le ragioni per cui il ricorrente non sarebbe stato integrato nel tessuto sociale italiano. Dal testo emergevano, inoltre, elementi favorevoli quali la stabile residenza in Italia dal 1999, lo svolgimento di attività lavorativa regolare, l’integrazione sociale dell’intero nucleo familiare e l’intervenuta riabilitazione, non adeguatamente considerati dall’amministrazione. Una delle notizie di reato risultava archiviata per prescrizione e, per entrambe, erano contestate la risalenza e l’incertezza dell’esito processuale.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego, imponendo all’amministrazione di rideterminarsi nel rispetto della motivazione della sentenza. Il Collegio ha riconosciuto che la concessione della cittadinanza per naturalizzazione implica un’ampia discrezionalità amministrativa, sindacabile solo entro i limiti del controllo estrinseco, per manifesta illogicità o travisamento dei fatti, senza sostituire la valutazione giudiziale a quella amministrativa. Tuttavia, tale discrezionalità deve essere esercitata mediante un’istruttoria completa e un giudizio complessivo sull’affidabilità e sull’inserimento dell’istante nella comunità nazionale. Non esiste un automatismo tra precedenti penali o di polizia e diniego della cittadinanza: gli elementi penali devono essere valutati in concreto, considerando anche il loro esito, la loro risalenza e gli altri elementi favorevoli. Nel caso concreto, l’amministrazione aveva utilizzato una motivazione standard e inconferente, priva di adeguati riferimenti storico-cronologici alle notizie di reato, si era sostanzialmente conformata al parere sfavorevole della Questura senza un autonomo e approfondito apprezzamento, e non aveva chiarito la rilevanza dell’intervenuta riabilitazione né le ragioni per cui essa non fosse idonea a incidere sulla decisione. Il provvedimento non aveva inoltre spiegato perché la lunga residenza, l’attività lavorativa regolare e l’integrazione familiare fossero irrilevanti o insufficienti. Ne sono derivati il vizio di istruttoria e il difetto di motivazione, anche per incoerenza tra le premesse e la decisione finale. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione è esercizio di ampia discrezionalità amministrativa e richiede una valutazione complessiva dell’inserimento dell’istante nella comunità nazionale e della sua affidabilità.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La valutazione amministrativa sulla concessione della cittadinanza per naturalizzazione è ampiamente discrezionale, ma deve essere sostenuta da un’istruttoria completa e da una motivazione concreta, coerente e riferita alle circostanze specifiche del richiedente.
  • La presenza di precedenti penali o di polizia non determina automaticamente il diniego della cittadinanza: l’amministrazione deve valutarne in concreto la natura, la risalenza, l’esito processuale e la rilevanza prognostica rispetto all’affidabilità del richiedente.
  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza devono essere considerati, con motivazione esplicita, sia gli elementi sfavorevoli sia quelli favorevoli, quali la lunga residenza, l’attività lavorativa regolare, l’integrazione familiare e l’eventuale riabilitazione.
  • Il mero recepimento di un parere sfavorevole della Questura o il richiamo standardizzato a notizie di reato non soddisfano l’obbligo di motivazione quando non evidenziano l’autonomo apprezzamento dell’amministrazione e il percorso logico che conduce al diniego.
  • Il giudice amministrativo può annullare il diniego di cittadinanza per difetto di istruttoria e motivazione senza sostituire la propria valutazione a quella dell’amministrazione, imponendo a quest’ultima una nuova determinazione conforme ai criteri indicati nella sentenza.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezza

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