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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14944/2023 del 07/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Torino che non aveva convalidato l'arresto in flagranza per violazione di domicilio aggravata dalla violenza sulle cose. Il PM denunciava che il Giudice aveva confuso la valutazione dell'esistenza della flagranza (controllo ex ante sul fatto e sulla sua riconducibilità alla persona arrestata) con una valutazione di merito e dei gravi indizi, e aveva ritenuto sussistente l'autorizzazione dell'imputato ad accedere al dormitorio e l'assenza di violenza sulle cose (perché non c'era danneggiamento al portone). Il PM sosteneva invece che l'imputato, già allontanato poco prima per comportamento minaccioso, non poteva invocare l'autorizzazione e che l'uso della forza per entrare era rilevante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, ritenendo che l'arresto in flagranza fosse stato legittimamente eseguito. La Corte ha richiamato il principio secondo cui, in sede di convalida dell'arresto, il giudice deve effettuare un controllo ex ante sulla sussistenza dei presupposti legittimanti l'arresto (rispetto dei termini degli artt. 386 e 390 c.p.p. e verifica della configurabilità astratta del reato e della sua riconducibilità alla persona arrestata), e non entrare nella valutazione di merito o sulla gravità indiziaria. Nel caso concreto il Giudice di merito aveva errato fon­dando la mancata convalida su valutazioni di merito (presunta persistenza dell'autorizzazione ad accedere e assenza di violenza sulle cose) anziché sulle risultanze note agli operanti al momento dell'arresto; dagli atti risultava invece che l'arrestato era all'interno del dormitorio dopo che gli era stato negato l'accesso e nonostante la contraria volontà di chi aveva titolo. La Corte dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Torino.

Norme richiamate

  • artt. 386 e 390 c.p.p.

    Ripresa dalla Corte come riferimento procedurale: in sede di convalida dell'arresto il giudice deve controllare il rispetto dei termini procedurali e la sussistenza dei presupposti legittimanti l'arresto (verifica ex ante della flagranza), senza compiere valutazioni di merito sulla responsabilità o sulla gravità indiziaria.

  • artt. 380 e 381 c.p.p.

    Richiamati come riferimento ai reati la cui ipotizzabilità consente la legittimazione dell'arresto in flagranza: il giudice deve valutare, ex ante, l'astratta configurabilità di uno dei reati menzionati e la sua attribuibilità alla persona arrestata.

  • violazione di domicilio (art. 614 c.p.)

    La Corte ha ritenuto che la situazione descritta nel verbale di arresto (persona trovata all'interno del dormitorio dopo che l'accesso le era stato negato e contro la volontà di chi aveva titolo) configurasse la violazione di domicilio; il precedente allontanamento e il comportamento minaccioso hanno rilevanza nel valutare che l'autorizzazione non fosse più efficace al momento dell'ingresso.

Massime di principio

  • In sede di convalida dell'arresto il giudice deve operare una valutazione "ex ante": considerare esclusivamente ciò che era noto o conoscibile al momento dell'arresto, per verificare l'astratta configurabilità del reato e la sua riconducibilità alla persona arrestata, evitando valutazioni di merito o sulla gravità indiziaria.
  • La precedente autorizzazione ad accedere a un luogo può essere revocata o resa inefficace da atti o comportamenti successivi (es. allontanamento cautelativo o diniego di ingresso): il giudice deve valutarne la persistenza in base agli elementi disponibili al momento dell'arresto.
  • L'assenza di danni materiali a una porta o ad altra cosa non esclude automaticamente l'utilizzo della forza; l'uso della forza per forzare l'ingresso o per superare l'opposizione di chi ha titolo può integrare gli elementi della violenza sulle cose o comunque rilevare ai fini della violazione di domicilio.
  • La legittimità dell'arresto in flagranza può poggiare sulle risultanze del verbale di arresto e sulla percezione degli operanti al momento dell'intervento; se tali elementi indicano la flagranza, la convalida non richiede una valutazione approfondita della responsabilità penale, che resta materia del giudizio di merito.
  • Quando la Corte di legittimità accerta che l'arresto è stato eseguito legittimamente e l'erronea decisione del giudice di merito deriva da una confusione tra controllo di legittimità dell'arresto ed accertamenti di responsabilità, può annullare l'ordinanza impugnata senza rinvio.

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