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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41601/2023 del 13/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva sostituito gli arresti domiciliari con obbligo di dimora e di presentazione alla PG in relazione a contestazioni penali: associazione per delinquere (art. 416 c.p.), inquinamento ambientale e delitti connessi alla pesca illecita di ricci di mare e oloturie (art. 452-bis c.p. e altre fattispecie). Il ricorrente deduceva: (i) carenza e incertezza delle fonti probatorie, in particolare foto e video Facebook per il periodo 2016-2020 privi della data di realizzazione, e difetti dei calcoli sulla quantità del prelievo; (ii) insufficienza dei gravi indizi per l'associazione per delinquere, mancando stabilità e durata del vincolo associativo; (iii) insufficienza del pericolo di reiterazione dei reati (art. 274 lett. c) c.p.p.), atteso che le condotte sarebbero cessate nel marzo 2021 e il ricorrente avrebbe poi intrapreso attività lecite.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta genericità e infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente motivato, potendo richiamare le argomentazioni del provvedimento originario in relazione agli aspetti non censurati, e che le censure del ricorrente non fossero sufficientemente devolutive per provocare un riesame pieno in Cassazione. Sostanzialmente la Corte ha condiviso: (i) la sussistenza di gravi indizi, anche alla luce di consulenze tecniche e indagini (intercettazioni, osservazioni, sequestri, ascolti e servizi di O.C.P.); (ii) la configurabilità del reato di inquinamento ambientale qualora il prelievo illegale abbia determinato compromissione o deterioramento significativo delle popolazioni marine; (iii) la legittimità della valutazione del pericolo di reiterazione fondata su professionalità, continuità e rilevanza economica dell'attività illecita. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Contestazione del reato associativo; la Corte ha ritenuto che ruoli e funzioni degli indagati fossero descritti nelle ordinanze e sostenuti da attività di ascolto e servizi investigativi, sufficiente per i gravi indizi valutati ai fini cautelari.

  • art. 452-bis c.p.

    Reato di inquinamento ambientale inteso come compromissione o deterioramento significativo e misurabile di risorse ambientali; la Corte ricorda che, se il prelievo illegale determina un significativo squilibrio e danno misurabile, il fatto può assumere rilevanza penale ben oltre la mera contravvenzione amministrativa.

  • art. 274, lett. c) c.p.p.

    Criteri per il pericolo di reiterazione: non è richiesta l'imminenza o una specifica 'occasione' per delinquere; il giudice della cautela può formulare una prognosi basata sulla personalità dell'imputato, modalità della condotta, continuità e contesto socio-economico.

  • art. 309 c.p.p.

    Regime di riesame delle misure coercitive: il Tribunale del riesame può richiamare le argomentazioni del provvedimento originario quando la censura sia generica; il ricorrente ha l'onere di specificare le doglianze sulla sussistenza dei gravi indizi.

  • art. 606 c.p.p.

    Limiti del giudizio di legittimità in materia cautelare: la Corte di Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito facendo una rivalutazione sommaria di circostanze già apprezzate, salvo profili di illogicità o manifesta contraddizione.

  • DM 12 gennaio 1995 (Disciplina della pesca del riccio di mare)

    L'articolo 2 stabilisce che il pescatore professionale non può catturare giornalmente più di 1.000 esemplari, mentre il pescatore sportivo non può catturarne più di 50. L'articolo 3 fissa la taglia minima non inferiore a 7 cm di diametro, compresi gli aculei.

    La normativa commerciale e di tutela della specie regola limiti quantitativi, taglia minima e tracciabilità: violazioni reiterate o effettuate con modalità illegali possono integrare, oltre le contravvenzioni, fatti rilevanti anche ai fini dell'art. 452-bis se l'impatto ambientale è significativo.

Massime di principio

  • Le impugnazioni cautelari in Cassazione richiedono censure specifiche e devolutive: intimazioni generiche sulla motivazione o sui fatti rendono il ricorso inammissibile.
  • Il giudice del riesame può richiamare e integrare le motivazioni del provvedimento originario per gli aspetti non contestati specificamente; l'onere di puntualizzazione grava sul ricorrente.
  • Per il reato di inquinamento ambientale (art. 452-bis) non è necessaria una forma unica di danno: la "compromissione" può consistere in uno squilibrio funzionale misurabile che giustifica il rilievo penale quando l'attività illecita è professionale e persistente.
  • Le prove digitali (foto/video pubblicati sui social) possono concorrere alla gravità indiziaria se corroborate da altre attività investigative; l'assenza della data di scatto non annulla automaticamente il valore probatorio quando il contesto investigativo integra gli elementi.
  • Ai fini della misura cautelare, il pericolo di reiterazione non richiede l'imminenza di una specifica occasione criminosa: valutazioni prognostiche basate su professionalità, continuità della condotta, legami operativi e rilievo economico dell'attività illecita possono giustificarlo.
  • Se la condotta illecita assume caratteri di stabilità e fonte principale di reddito, il tempo trascorso dalla cessazione non elimina automaticamente il rischio di reiterazione senza elementi concreti e recenti che attestino la cessazione del rischio.

Testo integrale

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