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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19665/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere (misura adottata dal GIP il 03/01/2025 per il reato di tentata rapina aggravata in concorso, commessa il 15/07/2024). La difesa ha censurato: violazione di legge (art. 274, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.) e vizio di motivazione sulle esigenze cautelari e sulla loro attualità, sostenendo che la gravità dei fatti era riconducibile ad altri soggetti e non al Molino, che i precedenti penali erano datati e che intercorreva un notevole lasso di tempo dalla commissione del reato; violazione di legge (art. 275, commi 1, 2, 2-bis, cod. proc. pen.) e vizio di motivazione nella scelta della misura custodiale, con la critica che non erano adeguatamente spiegate le ragioni per escludere gli arresti domiciliari con idonee procedure di controllo. Il ricorso è stato precisato con memoria del 4/04/2025.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per mancanza della specificità richiesta e per essere motivi reiterativi già esaminati dal giudice dell'impugnazione cautelare, ai sensi degli artt. 591 e segg. Il Collegio ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sul requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione, richiamando la giurisprudenza: sono stati rilevati la prossimità temporale tra il fatto (luglio 2024) e l'applicazione della misura (3 gennaio 2025), il ruolo non marginale dell'indagato (vedetta e supporto), la gravità e la programmazione del delitto, le minacce alla persona offesa, e numerose iscrizioni nel casellario giudiziario che indicano abituale percezione di proventi del reato e continuità del comportamento delinquenziale. Sull'adeguatezza della misura carceraria il riesame ha motivato la scelta richiamando pregresse violazioni delle prescrizioni giudiziarie e l'incapacità di autoregolamentazione (condanna definitiva per inottemperanza a misura di prevenzione; tre condanne per evasione). Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.

    art. 274, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla difesa quale base di censura per presunta violazione di legge relativa alla motivazione del provvedimento cautelare; il Collegio non ha ritenuto fondata la censura.

  • art. 275, commi 1, 2, 2-bis, cod. proc. pen.

    art. 275, commi 1, 2, 2-bis, cod. proc. pen.

    Norma evocata per contestare i criteri di scelta della misura custodiale e l'assenza di adeguata motivazione circa l'inidoneità degli arresti domiciliari con controlli: il giudice del riesame ha ritenuto sufficiente la motivazione richiamando precedenti violazioni e l'incapacità dell'indagato a rispettare misure alternative.

  • artt. 610, co. 5 e 611, co. 1-bis e ss., cod. proc. pen.

    art. 610 co. 5; art. 611 co. 1-bis e ss., cod. proc. pen.

    Norme invocate per la trattazione del ricorso in camera di consiglio senza presenza delle parti in assenza di richiesta di trattazione orale: il Collegio ha proceduto secondo tali disposizioni.

  • art. 591, comma 1 e art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    art. 591, comma 1; art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma richiamata per i requisiti di ammissibilità del ricorso: richiede specificità delle censure; il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di specificità e per motivo già esaminato dal giudice dell'impugnazione cautelare.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 6593 del 25/01/2022, Munciguerra, Rv. 282767)

    Sez. 2, n. 6593 del 25/01/2022 (Munciguerra, Rv. 282767)

    Principio richiamato: l'attualità del pericolo di reiterazione non equivale all'imminenza ma indica la continuità temporale del periculum libertatis, valutabile con riferimento alla vicinanza ai fatti e a elementi indicativi recenti che attestino la persistenza del rischio; il Tribunale ha applicato correttamente questo principio nel caso concreto.

Massime di principio

  • Un ricorso avverso misure cautelari deve essere specifico: censure generiche o reiterative già esaminate dal giudice dell'impugnazione sono spesso dichiarate inammissibili ai sensi delle norme sull'ammissibilità.
  • Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non va inteso come mera imminenza di un nuovo reato, ma come persistenza o continuità del rischio nel tempo, valutata con riferimento alla prossimità temporale dei fatti e a elementi recenti che ne indichino l'effettività.
  • La prossimità temporale tra evento e misura, il ruolo operativo dell'indagato nell'azione criminosa, la gravità e programmazione del fatto, e ripetuti precedenti o violazioni di prescrizioni pesano a favore della conferma della custodia cautelare.
  • Per contestare l'esclusione di misure meno afflittive (es. arresti domiciliari) è necessario produrre argomentazioni concrete e specifiche che dimostrino la fattibilità e l'efficacia di adeguate misure di controllo; critiche meramente formali alla motivazione sono deboli.
  • Il difensore deve evitare ricorsi meramente reiterativi: occorre formulare censure nuove e ben motivate per superare il vaglio di ammissibilità; in caso contrario si rischia la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (Cassa delle Ammende).

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