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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29178/2024 del 18/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione derivante da custodia cautelare nell'ambito di un procedimento per omicidio volontario e delitti connessi alle armi, da cui l'interessato è stato poi definitivamente assolto. Il ricorrente denunciava che l'ordinanza cautelare si era basata su dichiarazioni del cosiddetto pentito Macaluso risultate false e su conversazioni intercettate tra terzi, chiedendo quindi il riconoscimento del diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 314 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'ordinanza della Corte d'appello di Palermo che aveva respinto la domanda di riparazione, ritenendo che il giudizio sulla riparazione sia autonomo rispetto al processo penale e debba valutare ex ante se la condotta dell'interessato abbia dati causa alla misura cautelare con dolo o colpa grave. La Corte ha condiviso la valutazione della Corte territoriale secondo cui la conversazione intercettata del 23/04/2018 tra il ricorrente e la madre configurava una 'strategia del silenzio' e un comportamento extraprocessuale gravemente colposo che ha creato una cortina fumogena incidendo sulla lettura degli altri elementi indiziari, quindi sussisteva un collegamento causale tra la condotta dell'interessato e l'adozione della misura cautelare. Conseguentemente il diritto all'indennizzo è stato escluso e il ricorrente condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La norma è stata applicata nel senso che il diritto alla riparazione può essere escluso quando la privazione della libertà derivi da una condotta dolosa o da colpa grave dell'incolpato che abbia concorso a determinare l'adozione della misura cautelare. Il giudice della riparazione valuta ex ante se dal quadro indiziario e dalle condotte dell'interessato poteva desumersi l'apparenza di fondatezza delle accuse.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U. e altre pronunce richiamate)

    La Corte richiama il principio consolidato secondo cui il giudizio per la riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito, richiede una valutazione ex ante del quadro indiziario e può prendere in considerazione fatti ed elementi non sufficienti per la condanna nel processo penale ma idonei a dimostrare che l'imputato ha causato o concorso a dare causa alla custodia con dolo o colpa grave.

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale: il punto di valutazione è ex ante e non coincide con la prova richiesta per la condanna penale.
  • L'indennizzo può essere escluso se l'interessato ha tenuto una condotta dolosa o gravemente colposa che ha concorso a creare l'apparenza di responsabilità penale, anche se poi è stato assolto.
  • Comportamenti extraprocessuali ambigui, omissioni rilevanti o una strategia di silenzio che ostacola le indagini possono essere valutati come colpa grave e costituire causa ostativa al diritto alla riparazione.
  • Nel giudizio per la riparazione il giudice deve valutare l'insieme del quadro indiziario disponibile all'epoca della misura, e non può essere vincolato esclusivamente dall'esito assolutorio del processo di merito.
  • Chi chiede la riparazione assume il rischio di vedere escluso l'indennizzo se emergono elementi che dimostrino il proprio contributo causale alla misura cautelare; la prova dell'assenza di grave colpa spetta in pratica al ricorrente.
  • In situazioni analoghe è essenziale documentare e spiegare comportamenti collaborativi e non ostativi con le indagini per evitare che omissioni o ambiguità siano valutate come causa della custodia.

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