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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5638/2022 del 17/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la declaratoria di inammissibilità dell'appello contro la sentenza del Tribunale di Como, sostenendo che i motivi di appello erano specifici: in particolare è stata eccepita la violazione dell'art. 507 c.p.p. (per l'esercizio dei poteri officiosi del giudice) e contestata l'identificazione dell'imputato quale autore del reato di truffa relativo alla falsa vendita su internet di un motore d'auto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'appellante non avesse specificamente confutato le prove e le ragioni di fatto poste dal Tribunale di primo grado (incontri con il delegato della persona offesa, ricevuta fiscale intestata all'imputato, dichiarazioni dei venditori, intestazione dell'utenza telefonica) e che il motivo basato sull'art. 507 c.p.p. fosse del tutto eccentrico rispetto alla decisione impugnata, non essendo la norma idonea a fondare una sanzione per l'esercizio dei poteri officiosi quando questi avvengono nel contraddittorio. Il motivo che dubitava dell'esistenza degli artifici e raggiri e quello sul diniego delle circostanze attenuanti generiche sono stati ritenuti generici o inconferenti. Di conseguenza il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro duemila alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 507 cod. proc. pen.

    La Corte ha rilevato che l'art. 507 c.p.p., pur disciplinando i poteri officiosi del giudice, non prevede una sanzione processuale quando tali poteri vengono esercitati durante il dibattimento nel rispetto del contraddittorio; dunque l'eccezione sollevata con riferimento a tale norma non era idonea a compromettere la decisione di primo grado.

  • Sez. U, n. 8825 del 2016 (Galtelli)

    Principio di diritto secondo il quale l'appello (come il ricorso per cassazione) è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non sono esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della decisione impugnata; l'onere di specificità dell'impugnante è proporzionale alla specificità con cui il provvedimento impugnato espone le sue ragioni.

Massime di principio

  • Un motivo d'appello deve confrontarsi esplicitamente e argomentare le ragioni di fatto e di diritto esposte nella sentenza impugnata; la genericità comporta inammissibilità.
  • Contestare l'esercizio dei poteri officiosi del giudice (art. 507 c.p.p.) è rilevante solo se si dimostra che l'intervento ha violato il contraddittorio o ha prodotto pregiudizio alle prerogative difensive; altrimenti la censura è inefficace.
  • Quando il primo giudice fonda la decisione su elementi probatori chiari e specifici (documenti, dichiarazioni, intestazioni di utenze), l'appello deve trattare direttamente tali elementi per essere ammissibile.
  • La declaratoria di inammissibilità dell'impugnazione può comportare la condanna alle spese processuali e, in cassazione, l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle Ammende commisurata al grado di colpa nell'aver proposto un ricorso infondato o generico.
  • In situazioni analoghe, è preferibile nell'atto di impugnazione indicare punto per punto le ragioni per cui si ritengono infondati i singoli elementi probatori, fornendo controprove o spiegazioni dettagliate, anziché limitarsi a deduzioni generiche.

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