Cassazione Penale, Ordinanza n. 04838/2025 del 06/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che i motivi fossero meramente riproduttivi di censure già affrontate in appello e privi di specificità, perché non idonei a svolgere una critica argomentata della decisione impugnata. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Lecce del 25 marzo 2024. Ha dedotto due censure: da un lato la violazione di legge per la ritenuta nullità della contestazione; dall'altro il vizio di motivazione in punto di giudizio di responsabilità, contestando la sussistenza degli elementi costitutivi del reato. La Corte di cassazione ha rilevato che entrambi i motivi riproducevano in modo sostanzialmente identico profili già esaminati e respinti dal giudice di merito con argomentazioni logiche ritenute corrette, risultando quindi non specifici e solo apparenti.
Massime di principio
- In sede di legittimità non sono ammissibili motivi di ricorso che si limitino a riproporre in modo pedissequo censure già esaminate e disattese dal giudice di merito, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata.
- Il requisito della specificità del motivo di ricorso esige una critica argomentata e puntuale alla decisione impugnata; in mancanza, il motivo è solo apparente e il ricorso è inammissibile.
- La deduzione di nullità della contestazione e il vizio di motivazione sul merito della responsabilità devono essere supportati da censure effettivamente confrontabili con la motivazione di appello, non da mere reiterazioni difensive.
Come è indicizzato
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