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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20887/2026 del 05/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un imputato ritenuto responsabile del reato di detenzione e cessione di cocaina, con contestazione originaria riferita all'art. 73 d.P.R. 309/1990, come riqualificato/precisato dalla sentenza di merito. Secondo la ricostruzione richiamata in sede di legittimità, l'imputato sarebbe stato visto cedere sostanza stupefacente all'acquirente e lanciare da sé ulteriori involucri poi recuperati dalla polizia. Con un motivo unico di ricorso la difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, censurando la valutazione del compendio probatorio, la illogica lettura degli elementi di prova, la motivazione apparente e la pretesa disapplicazione della regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto che le doglianze investissero esclusivamente la ricostruzione del fatto e la valutazione delle prove, attività riservate al giudice di merito e non sindacabili in cassazione se sorrette da motivazione congrua e non manifestamente illogica. Ha rilevato che la sentenza d'appello aveva dato conto in modo circostanziato e approfondito di tutte le deduzioni difensive e del materiale processuale, confermando la responsabilità dell'imputato sulla base della visuale osservazione della cessione e del recupero degli involucri lanciati. Per tale ragione il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    È la norma incriminatrice richiamata per la detenzione/cessione di sostanza stupefacente; la Corte non affronta questioni di tipicità astratta, ma conferma la tenuta della ricostruzione di merito che ha accertato la condotta di cessione e detenzione.

  • art. 606 c.p.p.

    È richiamato nel riferimento ai vizi denunciabili in cassazione; la Corte evidenzia che le doglianze sulla valutazione delle prove e sulla ricostruzione del fatto non sono scrutinabili se la motivazione di merito è congrua e non manifestamente illogica.

  • art. 533 c.p.p.

    È evocato dalla difesa in relazione alla regola di giudizio dell'oltre ogni ragionevole dubbio; la Corte implicitamente esclude la sua violazione, ritenendo adeguata la motivazione della sentenza di appello.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono censurabili, se sorrette da motivazione congrua e non manifestamente illogica, le valutazioni di fatto e di attendibilità del compendio probatorio svolte dal giudice di merito.
  • La deduzione della violazione della regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio non può risolversi in una richiesta di nuova valutazione delle prove, ma deve evidenziare un effettivo deficit logico o giuridico della motivazione.
  • Quando la sentenza di appello dà conto in modo completo delle deduzioni difensive e del materiale probatorio, la decisione non è sindacabile in cassazione solo perché il ricorrente propone una lettura alternativa dei fatti.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
  • La responsabilità per il reato in materia di stupefacenti può essere confermata sulla base di un quadro indiziario ritenuto coerente dal giudice di merito, purché la motivazione dia conto del percorso logico seguito e degli elementi specifici valorizzati.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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