Cassazione Penale, Sentenza n. 11345/2023 del 16/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Calabrò era accusato di oltraggio a pubblico ufficiale (avrebbe apostrofato il sindaco con frasi come "sei un falsificatore di residenze, sei un ricattatore, sei uno che baratta voti per vantaggi personali") all'interno della stanza del sindaco e in presenza di più persone. La Corte d'appello aveva assolto ritenendo: a) assente il nesso causale tra l'offesa e lo svolgimento di un atto d'ufficio; b) la stanza del sindaco non fosse luogo pubblico né aperto al pubblico. Il Procuratore generale ha impugnato la decisione sostenendo che la Corte ha travisato le prove e applicato erroneamente l'art. 341-bis c.p., poiché il sindaco stava discutendo con operatori di polizia giudiziaria e compiva atti d'ufficio, e la stanza del sindaco va considerata luogo aperto al pubblico in quanto ufficio pubblico accessibile a un numero indeterminato di soggetti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale limitatamente agli errori ritenuti nella motivazione della Corte d'appello. Ha affermato che: 1) l'art. 341-bis richiede un nesso causale tra l'offesa e l'esercizio delle funzioni del pubblico ufficiale, ma non impone che l'offesa sia direttamente riferita allo specifico atto d'ufficio in corso; offese generiche che ledono la dignità o il prestigio dell'ufficio possono rientrare nella fattispecie; 2) la stanza del sindaco, quale ufficio pubblico nella sede comunale, può essere qualificata come luogo "aperto al pubblico" perché destinata alla fruizione di un numero indeterminato di soggetti (collaboratori, funzionari, cittadini), anche se l'accesso può essere selezionato dal titolare. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata e il processo rinviato ad altra sezione della Corte d'appello per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 341-bis cod. pen.
"mentre [quegli] compie un atto d'ufficio" e "a causa o nell'esercizio delle sue funzioni"
La norma richiede un collegamento causale tra l'offesa e l'esercizio delle funzioni del pubblico ufficiale: l'offesa deve avere origine o essere determinata dall'attività d'ufficio, ma non è necessario che sia riferita o pertinente allo specifico atto in corso; anche ingiurie generiche che ledono la dignità dell'ufficio possono integrare il reato.
Giurisprudenza (Sez. 6, n. 26028 del 15/05/2018, D.R., Rv. 273417)
"Ai fini della qualificazione di un dato ambiente come 'luogo aperto al pubblico', è essenziale la sua destinazione alla fruizione di un numero indeterminato di soggetti, che, in presenza di determinate condizioni, hanno la possibilità pratica e giuridica di accedervi"
Gli uffici pubblici (tra cui la stanza del sindaco nella sede comunale) possono essere considerati luoghi aperti al pubblico se sono destinati alla fruizione di un numero indeterminato di soggetti (collaboratori, funzionari, cittadini), anche se l'accesso può essere selezionato dal titolare dell'ufficio.
Massime di principio
- Per l'integrazione dell'ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.) è necessario un nesso causale tra l'offesa e l'esercizio delle funzioni dell'ufficiale: non basta la mera contemporaneità; l'offesa deve essere determinata dall'attività d'ufficio o comunque riferibile alla funzione pubblica.
- Non è richiesto che l'offesa si riferisca in modo specifico all'atto d'ufficio in corso: anche ingiurie genericamente lesive della dignità o del prestigio dell'ufficio possono integrare il reato se avvenute a causa o nell'esercizio delle funzioni.
- La qualificazione del luogo come "aperto al pubblico" dipende dalla destinazione dell'ambiente alla fruizione di un numero indeterminato di soggetti; gli uffici pubblici interni al municipio possono rientrare in tale categoria anche se l'accesso è, in pratica, selezionato.
- In valutazioni analoghe è fondamentale esaminare le prove sullo status dell'ufficiale al momento dell'offesa (se stava compiendo un atto d'ufficio o svolgendo funzioni collegate alla materia contestata) e le circostanze dell'accesso al luogo (se l'ambiente era accessibile a terzi in concreto).
- Se il giudice di merito ha motivazioni contraddittorie o trascura il corretto inquadramento normativo (nesso causale e natura del luogo), la decisione può essere annullata e il processo rimandato per una nuova valutazione dei fatti alla luce dei principi sopra esposti.
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