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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6972/2025 del 19/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello di Milano del 15/04/2024 con quattro motivi: (1) erronea applicazione della legge penale e mancata motivazione per aver inflitto una pena pecuniaria superiore ai limiti edittali (multa di euro 3.000) e per presunta violazione del divieto di reformatio in peius relativamente alla determinazione della pena base; (2) erronea applicazione della legge penale e mancata motivazione per non aver escluso, in base al principio di specialità, l'aggravante ex art.112 n.1 cod. pen. rispetto all'aggravante speciale ex art.628 comma 3 n.1 cod. pen.; (3) questione di legittimità costituzionale dell'art.442 comma 2-bis c.p.p. (riduzione di un sesto in caso di mancata impugnazione) per violazione degli artt.3,24,27 Cost. e richiesta di applicazione analogica; (4) erronea decisione sul dissequestro e restituzione di un orologio Cartier, con mancato confronto della Corte d'Appello sulle evidenze che l'orologio non fosse parte della refurtiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato limitatamente all'entità della pena pecuniaria: ha annullato senza rinvio la statuizione sulla multa e ha rideterminato la pena pecuniaria in euro 1.666,00 (partendo da una pena base di euro 2.500,00 e applicando la riduzione di un terzo per il rito abbreviato). Tutte le altre censure sono state dichiarate infondate: (i) la Corte d'Appello non ha violato il divieto di reformatio in peius, essendo diverso e autonomo il reato riqualificato e motivata la scelta della pena base; (ii) corretta l'applicazione cumulativa delle aggravanti ex art.628 comma 3 n.1 e art.112 n.1 cod. pen., con motivazione conforme all'orientamento della Cassazione; (iii) infondata la questione costituzionale sull'art.442 comma 2-bis c.p.p.: la modifica normativa (d.lgs. n.150/2022) è finalizzata a ridurre la durata dei procedimenti e non lede il diritto di difesa; (iv) infondata la censura sul dissequestro: la Corte d'Appello ha motivato congruamente il rigetto per mancata prova di titolo. Nel resto il ricorso è rigettato.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    La Corte ha valutato la riqualificazione del fatto da rapina pluriaggravata a rapina semplice in relazione al bilanciamento tra aggravanti e circostanze attenuanti generiche; le aggravanti previste dal comma 3 n.1 possono essere applicate insieme ad altra aggravante con diversa struttura fattuale

  • art. 112 cod. pen.

    Applicata cumulativamente alla circostanza di cui all'art. 628 comma 3 n.1: la Corte ha ritenuto che la circostanza del numero dei concorrenti (cinque o più) sanzioni un diverso profilo di pericolosità e non è assorbita dalla speciale

  • art. 62-bis cod. pen.

    Riferimento alle circostanze attenuanti generiche che sono state concesse e poste in bilanciamento con le aggravanti dalla Corte territoriale

  • art. 597 comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato nella contestazione di reformatio in peius: la Cassazione ha ricordato che il divieto non impedisce la diversa determinazione della pena quando si tratta di reato autonomamente diverso o riqualificato

  • art. 442 comma 2-bis cod. proc. pen.

    "quando né l'imputato, né il suo difensore hanno proposto impugnazione contro la sentenza di condanna, la pena inflitta è ulteriormente ridotta di un sesto dal giudice dell'esecuzione"

    La disposizione, introdotta dal d.lgs. n.150/2022, è ritenuta costituzionalmente valida; ha finalità deflattive e incentiva la scelta di non impugnare, non costituisce pregiudizio al diritto di difesa né discriminazione ingiustificata

  • art. 132 cod. pen.

    Richiamato in merito al potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena base e alla necessità di motivazione sull'esercizio di tale discrezionalità

  • d.lgs. n.150/2022

    Ha introdotto l'art. 442 comma 2-bis c.p.p. per favorire la definizione dei procedimenti e la riduzione delle impugnazioni giudicate prive di concreto interesse

Massime di principio

  • Se la Corte d'Appello riqualifica un reato da aggravato a semplice, non è automaticamente vietato aumentare la pena rispetto al minimo edittale del reato semplice: la reformatio in peius non opera in modo rigido quando il reato è diverso e autonomo e il giudice d'appello motivi la maggiore gravità nei termini dell'art.132 cod. pen.
  • Una pena pecuniaria eccedente i limiti edittali è annullabile: il giudice di legittimità correggerà la parte sanzionatoria irregolare rideterminando la multa nei limiti previsti dalla legge, tenendo conto delle eventuali riduzioni (es. rito abbreviato).
  • Il principio di specialità tra aggravanti non opera automaticamente: il giudice deve verificare struttura e presupposti di ciascuna aggravante; se le circostanze aggravanti colgono profili diversi di pericolosità possono essere cumulate, purché vi sia motivazione adeguata.
  • La modifica normativa che prevede una riduzione ulteriore per chi non impugna (art.442 comma 2-bis c.p.p.) è stata interpretata come legittima e finalizzata alla deflazione processuale; impugnazioni strategiche restano però libere e la scelta di impugnare comporta una valutazione prognostica da parte del difensore.
  • In caso di richiesta di dissequestro e restituzione di beni, l'onere della prova del titolo per la restituzione grava su chi ne chiede la restituzione: senza prova convincente il giudice può legittimamente respingere la richiesta con motivazione.
  • Quando si contesta la determinazione della pena base in appello, è essenziale che il giudice d'appello motivi in modo specifico l'esercizio del potere discrezionale; insufficiente motivazione può portare a riforma limitata della statuizione sanzionatoria

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