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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6598/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La parte civile Rapetti ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva assolto Contardi dal reato di calunnia (art. 368 c.p.), sostenendo che la Corte aveva erroneamente applicato la causa di giustificazione (art. 51 c.p.), ritenendo che l'attribuzione falsa della sottoscrizione sul contratto di noleggio fosse necessaria alla difesa. Rapetti deduceva che la scriminante era stata applicata fuori dai suoi stretti limiti (richiamando la differenza tra mera negazione e accusa esplicita) e censurava contraddittorietà e illogicità motivazionale, nonché un errore materiale nella sostituzione dei nomi nella motivazione. Il Pubblico Ministero ha chiesto il rigetto del ricorso; il resistente ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto corretta l'applicazione da parte della Corte d'appello del principio secondo cui l'imputato non esce dai limiti del diritto di difesa quando, in sede di interrogatorio o nell'immediatezza dell'accertamento, attribuisce falsamente un fatto a terzi innocenti purché tale dichiarazione mendace costituisca l'unico indispensabile mezzo per confutare l'accusa a suo carico, secondo un rigoroso rapporto di connessione funzionale e in termini di stretta essenzialità. La Cassazione ha richiamato precedenti di legittimità (tra cui Sez. 6, n. 14042/2014, e n. 40886/2018) e ha qualificato come inammissibili le censure che chiedevano una diversa valutazione dei fatti. Ha inoltre considerato irrilevante l'errore materiale nella sostituzione dei nomi nella motivazione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 51 cod. pen.

    La norma è stata interpretata come causa di giustificazione che può escludere la punibilità quando l'attività mendace dell'imputato sia l'unico indispensabile mezzo per confutare l'accusa a suo carico, richiedendo un rigoroso rapporto di connessione funzionale tra l'accusa diretta a terzi e l'oggetto della contestazione nei confronti dell'imputato e una formulazione in termini di stretta essenzialità.

  • art. 368 cod. pen.

    Norma penale che disciplina il reato di calunnia; nel caso di specie l'accusa originaria è stata rilevata ma la sentenza di merito ha ritenuto la condotta scriminata ai sensi dell'art. 51 c.p., con conseguente assoluzione.

  • art. 485 cod. pen.

    Richiamato nel contesto delle indagini preliminari relative ai fatti; utilizzato nella ricostruzione del procedimento di merito (riferimento al procedimento a carico del Contardi), senza che la sentenza modifichi il significato della norma stessa.

Massime di principio

  • La menzogna dell'imputato che attribuisce il fatto a terzi può rientrare nel diritto di difesa solo se costituisce l'unico mezzo indispensabile e strettamente essenziale per confutare l'accusa: occorre un rigoroso nesso funzionale tra la falsa accusa e l'oggetto dell'addebito.
  • Il giudice deve valutare caso per caso l'assenza di alternative ragionevoli: se esistono vie alternative non ingannevoli per contestare l'accusa, la scriminante non può essere riconosciuta.
  • La formulazione della falsa accusa deve essere contenuta nei limiti dell'essenziale e finalizzata esclusivamente alla confutazione dell'accusa nei confronti dell'imputato; attività decettive non necessarie vanno sanzionate.
  • Dichiarazioni mendaci rese nell'immediatezza dell'accertamento o in sede processuale propria (es. interrogatorio) sono valutate con attenzione, ma restano ammissibili come scriminanti solo se rispettano i criteri di indispensabilità e stretta correlazione funzionale.
  • In situazioni analoghe è preferibile cercare alternative difensive legittime (es. negazione generica, richiesta di prove, consulenze tecniche) poiché la strada della falsa accusa è rischiosa e valutata con rigore; inoltre possono sussistere conseguenze civili o disciplinari anche se penale non punita per scriminante.

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