Cassazione Penale, Sentenza n. 33626/2025 del 10/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente, sottoposto a detenzione domiciliare a San Bonifacio (VR), aveva chiesto autorizzazione a proseguire l'attività lavorativa presso Si Collection Spa (sede a Milano) e a svolgere attività ludica di speaker per Radio Studio Verona. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto l'istanza ritenendo la sede di lavoro a Milano incompatibile con il domicilio in San Bonifacio e l'attività di speaker non compatibile con l'esecuzione penale. Il ricorrente ha dedotto che l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano, al momento della concessione della detenzione domiciliare, prevedeva la continuazione dell'attività lavorativa salvo richiesta di autorizzazione, e ha inoltre fatto presente un accordo con il datore di lavoro per lo svolgimento in smart working non valutato adeguatamente dal Magistrato.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso (reclamo riqualificato come ricorso per cassazione). Ha ritenuto che il ricorso non deducesse una violazione di legge ma contestazioni di merito e argomenti non pertinenti o meramente assertivi (es.: necessità di lavorare per obblighi familiari e risarcitori; contraddittorietà con il provvedimento di Milano). È stato confermato che il Magistrato di sorveglianza di Verona dispone di un autonomo potere valutativo circa la compatibilità delle attività con la detenzione domiciliare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Costituzione, art. 111, comma 7
Fondamento costituzionale per la possibilità, in determinate condizioni, di ricorrere in cassazione avverso provvedimenti che incidono sulla libertà personale; il ricorso è ammesso per violazione di legge.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 52134 del 07/11/2019)
i provvedimenti del magistrato di sorveglianza in materia di esecuzione della detenzione domiciliare, come le autorizzazioni ad allontanarsi dal luogo di detenzione, siano, a certe condizioni, ricorribili in cassazione per violazione di legge
Precedente che conferma l'ammissibilità di ricorsi in cassazione contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza solo se fondati su specifiche doglianze di diritto; non è ammessa la revisione del merito motivazionale.
Massime di principio
- I ricorsi in cassazione avverso provvedimenti del magistrato di sorveglianza sono ammessi solo per presunte violazioni di legge e non per semplice rivalutazione dei fatti o della motivazione: va formulato un motivo di diritto specifico.
- Il magistrato di sorveglianza territoriale ha un autonomo margine valutativo sulla compatibilità delle attività lavorative o ludiche con la detenzione domiciliare; le decisioni locali possono differire da prescrizioni o valutazioni di altri uffici giudiziari.
- Per ottenere autorizzazioni a svolgere attività lavorative lontane dal domicilio o particolari attività (es. speaker radiofonico) è importante documentare compiutamente la compatibilità (es. modalità di smart working, orari, luogo effettivo di svolgimento) e collegare tale prova a un preciso fondamento di diritto nelle ragioni di impugnazione.
- Le doglianze generiche, assertive o riguardanti esclusivamente l'opportunità o la congruità della motivazione sono inammissibili in cassazione; conviene impugnare con argomentazioni mirate di diritto o presentare istanze integrative al Magistrato di sorveglianza con prove nuove.
- Chi propone reclamo o ricorso deve considerare il rischio di condanna alle spese e, in caso di colpevole temerarietà, alla condanna alla Cassa delle Ammende; va valutata preventivamente la fondatezza giuridica e la specificità dei motivi.
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