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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11344/2023 del 16/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che lo aveva condannato per peculato per non aver riversato il Prelievo Erariale Unico (PREU) incassato dalle slot-machine; denunciava violazione di legge, vizio di motivazione e mancata motivazione rafforzata ex art. 603 c.p.p., lamentando che la Corte d'appello avesse riformato un'assoluzione basata su un precedente orientamento giurisprudenziale diverso e senza riesaminare prove dichiarative ritenute decisive (richiamando presunta prassi della concessionaria di consentire ritardi nei versamenti)

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le Sezioni Unite avessero già stabilito che le somme riscosse dal gestore/sub-concessionario (anche la parte relativa al PREU) appartengono all'amministrazione pubblica sin dal momento della riscossione, per cui l'appropriazione integra il reato di peculato (art. 314 c.p.). Non essendo dimostrata una prassi di dilazione autorizzata da HBG Connex e non risultando che l'imputato avesse effettivamente restituito integralmente le somme, non sussisteva motivo per disporre un nuovo esame probatorio né per richiedere una motivazione più ampia; conseguentemente il rigetto del ricorso e la conferma della condanna sono stati disposti, con condanna alle spese

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    La Corte ha interpretato che l'appropriazione delle somme riscosse dal gestore/sub-concessionario destinata al PREU integra il delitto di peculato quando il denaro appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione

  • art. 110 TULPS (r.d. 18/06/1931, n. 110), commi sesto e settimo

    Richiamato come norma che disciplina gli apparecchi da gioco leciti e la posizione dei gestori/esercenti, a fondamento della qualificazione della materia come soggetta a controllo pubblico e quindi della natura pubblica dei proventi

  • Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020 (Rv. 280573) - Sezioni Unite

    Precedente vincolante: le Sezioni Unite hanno stabilito che i proventi incassati dal gestore/sub-concessionario appartengono all'amministrazione pubblica fin dal momento della riscossione e che la loro appropriazione integra il peculato

  • Sez. 6, n. 21318 del 05/04/2018 (Poggianti, Rv. 272951)

    Richiamato come orientamento precedente, di segno diverso, secondo cui il denaro poteva essere ritenuto di proprietà della società privata salvo obbligo di versamento successivo; la Cassazione ha rilevato che tale orientamento è stato superato dalle Sezioni Unite

  • art. 603 cod. proc. pen., comma 3-bis

    Norma richiamata dal ricorrente in relazione all'obbligo di motivazione rafforzata in caso di riforma di una sentenza assolutoria; la Corte ha ritenuto che, alla luce del nuovo e vincolante insegnamento delle Sezioni Unite e delle specificità del caso, non fosse necessaria una motivazione più ampia né un nuovo esame probatorio

  • art. 507 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla testimonianza assunta in primo grado; la Corte ha ritenuto che la testimonianza non fosse decisiva per richiedere la rinnovazione dell'istruttoria dopo la riforma

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020 n. 137 e art. 16, comma 1, d.l. 30/12/2021 n. 228

    Norme procedurali richiamate per giustificare il trattamento cartolare del procedimento in Cassazione (assenza di udienza)

Massime di principio

  • Se il gestore o sub-concessionario di apparecchi da gioco incassa somme comprendenti il PREU, tali somme sono considerate di proprietà pubblica dal momento della riscossione; la loro appropriazione può integrare il reato di peculato ex art. 314 c.p.
  • Un precedente delle Sezioni Unite che chiarisce la natura pubblica dei proventi è vincolante e può portare alla riforma di un'assoluzione fondata su orientamenti giurisprudenziali contrastanti
  • La mera esistenza di una prassi aziendale di tolleranza nei versamenti non esclude automaticamente la responsabilità penale: occorre provare una effettiva autorizzazione o la restituzione integrale delle somme per escludere il dolo di appropriazione
  • In caso di riforma di un'assoluzione da parte del giudice d'appello, non sempre è necessaria la rinnovazione dell'istruttoria o una motivazione 'rafforzata' in Cassazione: dipende dall'impatto del nuovo principio giuridico e dalla rilevanza delle prove dichiarative rispetto alla nuova interpretazione di diritto
  • Chi impugna dovrebbe provare in modo concreto e documentato prassi o autorizzazioni della concessionaria che possano incidere sul dolo dell'imputato; affermazioni generiche non bastano a prevalere sul richiamo a un principio giurisprudenziale vincolante

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