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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25651/2024 del 01/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello che aveva riformato la condanna in primo grado dichiarando estinto per prescrizione il reato di corruzione (art. 318 c.p.) nei confronti di Margione e Leopardi Dittajuti e aveva confermato le statuizioni civili e la responsabilità dell'ente (Greenfarm) ai sensi del d. lgs. relativo alla responsabilità amministrativa degli enti. Le censure principali riguardano: 1) l'insufficienza e la viziosità della prova del "patto corruttivo" (si contesta l'uso come prova decisiva del file trovato nel computer del pubblico ufficiale, privo di sottoscrizione e riscontri), 2) la mancata dimostrazione del trasferimento di utilità o del nesso tra utilità e funzione pubblica; 3) profili processuali e di correlazione dell'imputazione (modifica della fattispecie contestata in appello, incidenza del novum legislativo introdotto dalla legge n. 190/2012 sulla punibilità del corruttore, temporalità del fatto), 4) per l'ente, la mancata prova dell'interesse/vantaggio dell'ente e che la dazione sia avvenuta nell'interesse dell'ente stesso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati. Ha rilevato che la Corte d'appello non ha correttamente applicato i principi probatori e processuali rilevanti: in particolare ha dato un valore decisivo e sproporzionato a un file rinvenuto nel computer del pubblico ufficiale senza riscontri, ha omesso di chiarire il momento di perfezionamento del patto corruttivo e l'applicabilità del novum legislativo (legge n. 190/2012) rispetto alla punibilità del corruttore, e non ha adeguatamente valutato il nesso tra utilità e funzione pubblica. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata perché "il fatto non sussiste" in relazione a Diego Margione e a Guido Leopardi Dittajuti; di conseguenza è stata disposta la revoca delle conseguenze sanzionatorie ricollegate (anche in capo all'ente), atteso l'insussistere del reato presupposto. In sintesi: accoglimento dei ricorsi e annullamento senza rinvio delle condanne per difetto di prova sulla sussistenza del reato.

Norme richiamate

  • art. 318 cod. pen.

    Discusse le diverse fattispecie di corruzione (corruzione impropria vs. corruzione per l'esercizio della funzione). La sentenza sottolinea che occorre accertare il nesso tra utilità e atto/asservimento della funzione e il momento di perfezionamento del patto corruttivo, anche in relazione al novum legislativo.

  • art. 321 cod. pen.

    Rilevante per la punibilità del corruttore: la Corte ha evidenziato che l'applicazione dell'art. 321 al corruttore rispetto al novellato art. 318 è possibile solo se il patto corruttivo si è perfezionato dopo l'entrata in vigore della nuova norma.

  • art. 319 cod. pen.

    Richiama il principio per cui, analogamente, è necessario dimostrare finalizzazione dell'utilità al comportamento contrario ai doveri d'ufficio; usata come parametro per valutare la prova della finalizzazione.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Applicato nel senso che gli indizi, per fondare la prova di fatto, devono essere "gravi, precisi e concordanti"; la Corte ha ritenuto che il file informatico isolato non soddisfacesse questi requisiti.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato nelle Sezioni Unite: la declaratoria della causa di estinzione (es. prescrizione) non può impedire l'accertamento nel merito quando vi siano parti civili e quando dal giudizio emerga la necessità di valutare responsabilità e danni; il giudice d'appello deve valutare più approfonditamente il compendio probatorio.

  • art. 578 cod. proc. pen.

    Richiesto il coordinamento con l'art.129: in presenza di parti civili, anche se intervenuta causa estintiva, il giudice d'appello deve pronunciarsi sull'azione civile e quindi compiere una valutazione probatoria più approfondita.

  • art. 530, comma 2, cod. proc. pen.

    Citato nel ragionamento delle Sezioni Unite sul favor rei: in presenza di prove ambivalenti il giudice d'appello può e deve applicare la regola probatoria più favorevole all'imputato.

  • d. lgs. 8 giugno 2011, n. 231

    La responsabilità amministrativa dell'ente è subordinata all'esistenza del reato presupposto e alla dimostrazione dell'interesse o vantaggio per l'ente; con l'annullamento per insussistenza del reato, la condanna dell'ente non può reggere.

Massime di principio

  • In reati di corruzione è essenziale provare il "pactum sceleris": non è sufficiente un indizio isolato (es. un file sul PC del pubblico ufficiale) per affermare l'esistenza del patto; gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti e collegati alle condotte di entrambe le parti.
  • La prova del trasferimento o della promessa di utilità deve essere connessa e dimostrata in relazione all'atto o all'asservimento della funzione pubblica; la mera esistenza di un'utilità non dimostra automaticamente il nesso causale con il comportamento d'ufficio.
  • La data di perfezionamento del patto corruttivo è cruciale quando entra in gioco una modifica normativa successiva: l'applicazione di una norma più sfavorevole al privato (novum) richiede la prova che il fatto si sia concretamente perfezionato dopo l'entrata in vigore della norma stessa.
  • Quando nel processo sono costituite parti civili, l'eventuale estinzione del reato per prescrizione non esclude l'obbligo per il giudice d'appello di esaminare più approfonditamente il compendio probatorio e di pronunciarsi eventualmente sulla responsabilità nel merito ai fini civili (coordinamento art.129 e art.578 c.p.p.).
  • La responsabilità amministrativa dell'ente (d.lgs. 231/..) richiede che il reato presupposto sia effettivamente sussistente e che l'ente abbia tratto interesse o vantaggio: l'assenza del reato comporta la revoca della sanzione dell'ente.
  • Non è ammessa inversione del principio di distribuzione dell'onere della prova: l'assenza di prove positive del passaggio di denaro non può essere letta come presunzione del loro avvenimento; spetta all'accusa dimostrare il nesso e i trasferimenti.
  • Documenti unilaterali o bozze in formato elettronico, privi di riscontri e non formalizzati, hanno valore indiziante limitato e devono essere corroborati da altre prove concrete prima di fondare una condanna.

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