Cassazione Penale, Sentenza n. 15118/2024 del 12/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna per cassazione la conferma della responsabilità penale per: (a) omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l'anno d'imposta 2014 (art. 5 d.lgs. 74/2000) e (b) dichiarazione infedele per l'anno 2015 (art. 4 d.lgs. 74/2000). Contestazioni principali: mancanza del dolo specifico (o comunque errore scusabile/colposo legato all'ignoranza delle plusvalenze derivanti dalla vendita dell'azienda), contraddittorietà rispetto all'assoluzione per l'anno 2013, invocazione dell'errore di fatto/ex art. 47 cod. pen., censura sulla formula assolutoria adottata ("perché il fatto non costituisce reato" anziché "perché il fatto non sussiste"), deduzioni sulla illegittima applicazione della recidiva alla luce di precedenti poi depenalizzati e/o estinti, e contestazione della revoca della sospensione condizionale delle pene.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondato il motivo relativo all'elemento soggettivo: la scelta del ricorrente di rateizzare la plusvalenza nel Modello Unico 2012 dimostra la conoscenza della tassazione e la volontà collegata all'evasione; l'affidamento al professionista non esclude la responsabilità. Sulla formula assolutoria la Corte ha escluso interesse concreto del ricorrente a ottenere diversa dizione e ha richiamato che, nel diritto tributario, l'assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" non impedisce comunque l'azione amministrativa per imposte sotto soglia. Le doglianze relative alla recidiva e al bilanciamento attenuanti/agggravanti sono state dichiarate inammissibili perché nuove questioni di merito non dedotte in appello non possono essere rimesse in sede di legittimità; in ogni caso la recidiva risultava coperta da giudicato. Quanto alle revoche delle sospensioni condizionali riferite a precedenti poi depenalizzati, la Corte ha ritenuto alcune questioni prive di interesse (perché i provvedimenti sono stati revocati in sede esecutiva) e ha confermato la legittimità della revoca per le altre condanne, considerata la nuova condanna principale. Conseguenze: ricorso inammissibile, condanna alle spese e obbligo di versamento alla Cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
d.lgs. 74/2000 art. 5
Norma sanzionatoria sull'omessa dichiarazione: la Corte ha ritenuto integrato il dolo specifico alla luce degli elementi fattuali (rateizzazione della plusvalenza) e ha richiamato che l'obbligo dichiarativo è personale e indelegabile.
d.lgs. 74/2000 art. 4
Norma sulla dichiarazione infedele: applicata per l'anno 2015 per aver indicato elementi attivi inferiori al reale; la Corte ha confermato l'affermazione di responsabilità.
codice penale artt. 42, 43, 47, 81
Richiamati in relazione al dolo, all'elemento soggettivo e alla recidiva; in particolare art. 47 (errore) valutato alla stregua della giurisprudenza che esclude l'esimente se non sussiste obiettiva incertezza normativa.
TUIR artt. 86 e 88
Norme fiscali sulle plusvalenze e opzioni di rateizzazione: l'uso della facoltà di rateizzare è stato valutato dalla Corte come indice di conoscenza dell'imponibile.
codice penale artt. 62-bis, 69, 99, 106
Richiamati con riferimento al regime delle circostanze attenuanti/agggravanti, bilanciamento e recidiva; la Corte ha ritenuto che il giudizio di pericolosità e la recidiva fossero correttamente valutati a livello di merito.
codice di procedura penale artt. 605, 530
Richiamati con la censura sulla formula assolutoria; la Corte ha ritenuto irrilevante la diversa dizione richiesta dal ricorrente rispetto agli effetti pratici nel contesto tributario.
codice di procedura penale art. 568
Richiamato sul requisito di interesse ad impugnare: la Corte ha ricordato che l'interesse deve essere concreto e collegato a un vantaggio pratico ottenibile dall'adozione della diversa formula.
codice di procedura penale art. 652
Richiamato in tema di effetti di giudicato dell'assoluzione irrevocabile: la sentenza penale ha effetto di giudicato ma non impedisce l'azione amministrativa per imposte in misura inferiore alla soglia penale.
codice di procedura penale art. 606 lett. e)
Limiti del sindacato di motivazione in Cassazione; la Corte ha escluso la devoluzione di questioni di merito non previamente discusse in appello.
codice penale artt. 163, 164, 168
Richiamati in relazione alla sospensione condizionale della pena e alla sua revoca; la Corte ha ritenuto legittime le revoche ove fondate su elementi di pericolosità e nuove condanne.
codice di procedura penale art. 585
Richiamato in relazione alla memoria ex art. 585 depositata in sede esecutiva per ottenere la revoca di pene precedenti; la Corte ha valutato l'intervenuta revoca nei provvedimenti esecutivi.
codice di procedura penale art. 667
Richiamato perché la Corte di Appello, come giudice dell'esecuzione, ha adottato ordinanze di revoca per depenalizzazione dei precedenti; la Corte di Cassazione ne ha rilevato gli effetti sul giudizio di interesse.
L. 638/1983 art. 2 comma 1-bis
Norma relativa a un precedente penale poi ritenuto depenalizzato in sede esecutiva; la depenalizzazione è stata valutata in esecuzione ma le doglianze tardive in cassazione sono state ritenute prive di interesse.
d.lgs. 74/2000 art. 15
Richiamato per il principio che violazioni tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza non sono punibili; la Corte ricorda che tale incertezza deve essere oggettiva e non basata su convinzioni soggettive del contribuente.
Massime di principio
- L'omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele in materia tributaria richiedono la prova del dolo specifico: elementi come la consapevolezza dell'imponibile (es. opzione di rateizzazione della plusvalenza) sono indizi forti di dolo.
- L'affidamento a un professionista non esonera penalmente: l'obbligo dichiarativo è personale e indelegabile; la responsabilità penale può sussistere anche se l'errore deriva dall'operato del commercialista.
- L'errore di diritto (art. 47 cod. pen.) esclude il dolo solo se ricorre un'obiettiva e inevitabile incertezza sulla portata normativa; la semplice difficoltà interpretativa soggettiva non basta.
- La dizione dell'assoluzione ("perché il fatto non costituisce reato" vs "perché il fatto non sussiste") può avere rilevanza limitata nel diritto tributario: l'amministrazione finanziaria può comunque procedere per imposte sotto soglia e l'interesse a una diversa formula deve essere concretamente dimostrato.
- Questioni nuove di merito (es. incidenza di depenalizzazioni su valutazioni di pericolosità o sulla recidiva) devono essere tempestivamente dedotte in appello; in cassazione sono sindacabili solo i vizi di diritto e i limiti motivazionali previsti dalla legge.
- La depenalizzazione di precedenti può incidere sul regime della recidiva e sulle circostanze, ma gli effetti vanno concretamente dimostrati e, se intervenuti in sede esecutiva, rendono spesso prive di interesse alcune impugnazioni già pendenti.
- La revoca della sospensione condizionale della pena è valutata in relazione alla nuova condanna e alla pericolosità: una nuova sentenza può giustificare la revoca anche se esistono sospensioni pregresse.
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