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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15321/2024 del 31/05/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dal diniego opposto dall’amministrazione allo scorrimento della graduatoria di un concorso interno riservato al personale, bandito nel 2007, finalizzato alla progressione verticale di un dipendente già in servizio nella seconda area professionale verso la superiore area. La Corte d’appello aveva riconosciuto il diritto della lavoratrice all’inquadramento superiore, ritenendo applicabile lo scorrimento e irrilevante lo ius superveniens del d.lgs. n. 150 del 2009. In cassazione il Ministero ha dedotto: (1) violazione dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 416, comma 3, e 115 c.p.c., sostenendo che la controparte non avesse provato i presupposti del diritto all’inquadramento superiore; (2) violazione degli artt. 24 e 62 del d.lgs. n. 150 del 2009, dell’art. 27, comma 1, n. 7, l. n. 93/1983, dell’art. 35, comma 3-ter, d.lgs. n. 165/2001, dell’art. 4, comma 4, d.l. n. 101/2013 e dell’art. 1, commi 342 e 362, l. n. 145/2018, affermando che, in tema di scorrimento, rilevano i requisiti vigenti al momento della decisione di procedere allo scorrimento e che, dopo la riforma, le progressioni verticali riservate agli interni non erano più consentite; inoltre, mancava la previa autorizzazione all’assunzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il secondo motivo di ricorso, assorbendo il primo. Ha cassato la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito rigettando la domanda della dipendente volta a ottenere l’inquadramento superiore tramite scorrimento della graduatoria. Ha compensato le spese dei gradi di merito per la novità della questione e ha condannato la controparte soccombente, in solido, alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    È la norma processuale invocata per denunciare violazione o falsa applicazione di legge nei motivi di ricorso per cassazione.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato dal Ministero per sostenere che l’onere di provare i presupposti del diritto all’inquadramento superiore gravava sulla lavoratrice.

  • art. 416, comma 3, c.p.c.

    Richiamato come norma sulla specifica presa di posizione in giudizio e sugli oneri assertivi/probatori nel rito del lavoro.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato come parametro sulla valutazione delle allegazioni e prove in giudizio.

  • art. 24 d.lgs. n. 150 del 2009

    "le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno"

    La Corte lo interpreta come disposizione che, dal 1° gennaio 2010, limita le progressioni verticali riservate agli interni e impedisce lo scorrimento di graduatorie di concorsi interamente riservati al personale interno banditi in epoca anteriore.

  • art. 62 d.lgs. n. 150 del 2009

    Richiamato come norma introduttiva delle modifiche all’art. 52 d.lgs. n. 165/2001 in materia di progressioni verticali nel pubblico impiego contrattualizzato.

  • art. 52 d.lgs. n. 165 del 2001

    Considerato, nella versione modificata, come norma che impone il ricorso al concorso pubblico per la copertura dei posti, con sola riserva nei limiti di legge al personale interno.

  • art. 97 Cost.

    Usato come fondamento del principio di buon andamento e imparzialità che giustifica la restrizione delle progressioni verticali riservate e la prevalenza del pubblico concorso.

  • art. 384, secondo comma, c.p.c.

    Consente alla Corte, cassata la sentenza e non occorrendo ulteriori accertamenti, di decidere la causa nel merito.

  • art. 97 c.p.c.

    Richiamato per la condanna alle spese in solido dei controricorrenti, in ragione della comunanza di interessi.

  • art. 27, comma 1, n. 7, legge n. 93 del 1983

    Richiamato dal ricorrente nel quadro normativo sulle progressioni e sulle assunzioni nel pubblico impiego.

  • art. 35, comma 3-ter, d.lgs. n. 165 del 2001

    Richiamato dal ricorrente a sostegno della disciplina delle progressioni e dell’accesso mediante concorso.

  • art. 4, comma 4, d.l. n. 101/2013

    Richiamato dal ricorrente nel sistema normativo limitativo delle assunzioni e dello scorrimento.

  • art. 1, commi 342 e 362, l. n. 145/2018

    Richiamati dal ricorrente nel complesso delle norme successive in tema di personale pubblico e progressioni.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego contrattualizzato, lo scorrimento di graduatorie per l’accesso a posti superiori non costituisce un diritto soggettivo automatico degli idonei: esso presuppone una previa determinazione discrezionale dell’amministrazione di coprire il posto, salvo che un obbligo sia previsto da contratto collettivo o dal bando.
  • Quando l’amministrazione decide di ricorrere allo scorrimento, la verifica della legittimità della procedura va compiuta alla luce della normativa vigente al momento in cui lo scorrimento viene disposto, poiché tale scelta riattiva la sequenza concorsuale e richiede il rispetto dei requisiti validi in quel momento.
  • Lo ius superveniens che introduce limiti alle progressioni verticali riservate al personale interno preclude lo scorrimento di graduatorie di concorsi interamente riservati agli interni, se non è previsto un regime transitorio di salvaguardia.
  • Anche il vincitore di concorso ha un diritto all’assunzione/inquadramento subordinato alla permanenza dell’assetto organizzativo e normativo che aveva giustificato il bando; se il quadro cambia per effetto di una riforma, l’amministrazione può e deve arrestare le nuove assunzioni non più coerenti con le esigenze pubbliche.
  • In assenza di ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può cassare la decisione impugnata e definire la causa nel merito rigettando la domanda originaria.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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