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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47728/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari che aveva accolto il reclamo di Giorgi contro il diniego dell'Amministrazione penitenziaria a consentirgli la visione di canali televisivi diversi da quelli previsti dalla circolare dipartimentale del 2 ottobre 2017, sostenendo che la questione riguardava le modalità di esercizio del diritto all'informazione e rientrava nella discrezionalità amministrativa; inoltre contestava l'applicabilità della nozione di parità di trattamento in regime 41-bis, giustificata da esigenze di controllo dei flussi informativi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo di ricorso: ha affermato che il rimedio previsto dagli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), dell'Ordinamento penitenziario tutela solo posizioni giuridiche soggettive qualificabili come "diritto" e non le mere modalità di esercizio del diritto soggettivo. La regolamentazione della fruizione dei canali televisivi è stata qualificata come materia delle modalità tecniche/organizzative, riservata alla discrezionalità dell'Amministrazione salvo abusi manifesti o compressioni tali da rendere inservibile il diritto. Il reclamo è stato dunque qualificato come generico e l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza è stata annullata senza rinvio; il motivo ulteriore è stato assorbito.

Norme richiamate

  • art. 35-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    Il rimedio giurisdizionale disciplinato ammette tutela solo per posizioni giuridiche soggettive riconoscibili come "diritto" e per pregiudizi attuali e gravi derivanti da condotte dell'Amministrazione; non è esteso a mere contestazioni sulle modalità tecniche di esercizio del diritto

  • art. 69, comma 6, lett. b), Ordinamento penitenziario

    Indica l'ambito del reclamo davanti alla magistratura di sorveglianza; richiede la qualificazione della pretesa come situazione di diritto soggettivo per attivare la tutela

  • art. 35, comma 1, n. 5), Ordinamento penitenziario

    Permette di qualificare come reclamo generico le istanze che non rientrano nelle previsioni di tutela giurisdizionale, determinandone la denegata cognizione

  • art. 41-bis, Ordinamento penitenziario

    Il regime differenziato può comportare restrizioni giustificate da esigenze di ordine e sicurezza; tali deroghe alla parità di trattamento sono ammissibili se ragionevoli e proporzionate

  • Costituzione (diritto all'informazione)

    La Corte ricorda il valore costituzionale del diritto d'informazione, ma indica che la sua tutela non implica necessariamente sindacabilità delle scelte tecniche/organizzative dell'Amministrazione penitenziaria quando esiste comunque un'offerta informativa adeguata

Massime di principio

  • La magistratura di sorveglianza può sindacare solo violazioni che incidono su una posizione giuridica soggettiva qualificabile come "diritto"; le contestazioni riguardanti soltanto le modalità tecniche o organizzative di fruizione di un diritto sono generalmente inammissibili come reclamo giurisdizionale
  • Perché un reclamo detentivo sia recepibile è necessario dimostrare un pregiudizio attuale e grave e un collegamento diretto fra la condotta amministrativa e la violazione di una norma che riconosce il diritto
  • Le limitazioni dei diritti in regime di detenzione (compreso il 41-bis) sono ammesse se adottate nel rispetto dei criteri di ragionevolezza e proporzionalità, a tutela dell'ordine, della sicurezza interna e del trattamento rieducativo
  • La semplice differenza nelle modalità di accesso a mezzi informativi (es. scelta dei canali TV) non determina di per sé una lesione del diritto all'informazione né del trattamento rieducativo, salvo che la restrizione sia tale da rendere inservibile il diritto stesso
  • Se il reclamo è qualificabile come generico perché attiene a scelte discrezionali di organizzazione, il giudice deve dichiararne la non spettanza e respingere il rimedio; decisioni giudiziali in materia devono motivare la sussistenza di un diritto sostanziale leso per poter intervenire

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