Cassazione Penale, Sentenza n. 23400/2026 del 24/06/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Papaleo aveva chiesto la riparazione per ingiusta detenzione subita in relazione a procedimenti per reati ex artt. 73 e 74 DPR 9 ottobre 1990 n. 309, da cui era stato assolto con sentenza divenuta irrevocabile. La Corte d'appello di L'Aquila aveva accoglierla e liquidato un indennizzo di euro 54.607,00, oltre interessi legali decorrenti dalla notifica dell'ordinanza e le spese di lite per euro 1.500,00. Il Ministero ha impugnato l'ordinanza articolando due motivi: (1) violazione di legge per avere la Corte fatto decorrere gli interessi dalla notifica invece che dalla definitività del provvedimento (art. 606 c.p.p. richiamato); (2) violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., sostenendo che, in quanto l'Amministrazione non si era costituita nel procedimento di riparazione, non poteva essere considerata soccombente e quindi condannata al pagamento delle spese legali.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle parti censurate. Ha ritenuto fondato il primo motivo: gli interessi legali dovranno decorrere dalla data di passaggio in giudicato (irrevocabilità) del provvedimento che attribuisce l'indennizzo, poiché solo allora il credito è certo, liquido ed esigibile. Ha ritenuto fondato anche il secondo motivo: nel procedimento di riparazione per ingiusta detenzione, pur essendo sussistente un "contraddittorio necessario", non si ha un "contenzioso necessario"; quindi se il Ministero non si è costituito o non ha contrastato la domanda, in assenza di contrasto di interessi non può essere considerato soccombente ai sensi degli artt. 91 e 92 c.p.c. e non poteva essere condannato alla rifusione delle spese. Conseguentemente la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata nelle parti relative alla decorrenza degli interessi (da notificazione invece che da irrevocabilità) e alla condanna del Ministero al pagamento delle spese di lite; la statuizione sull'indennizzo rimane confermata.
Norme richiamate
art. 73 DPR 9 ottobre 1990 n. 309
Norma richiamata come titolo di reato nel procedimento penale da cui è scaturita la detenzione; non oggetto di interpretazione diretta nella decisione di riparazione
art. 74 DPR 9 ottobre 1990 n. 309
Norma richiamata come titolo di reato nel procedimento penale; citata nel quadro fattuale
art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.
Richiamato per fissare i limiti formali con cui sono stati enunciati i motivi di ricorso in Corte d'appello
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norma evocata a fondamento dei motivi di impugnazione (violazione di legge): la Corte ha valutato la doglianza sulla decorrenza degli interessi alla luce dei principi di diritto
art. 91 cod. proc. civ.
Regola la rimessione delle spese; la Corte ha interpretato che, nel procedimento di riparazione, la mera mancata costituzione dell'Amministrazione non comporta automaticamente soccombenza ai fini della condanna alle spese
art. 92 cod. proc. civ.
Disciplinando la liquidazione delle spese di lite, è stata letta congiuntamente all'art. 91 per stabilire che, dopo la modifica normativa del 2014, resta fermo il principio per cui in procedimenti di riparazione non si impone automaticamente la rifusione delle spese all'Amministrazione non costituita
decreto-legge 12 settembre 2014 n. 132, conv. con legge 10 novembre 2014 n. 162
Riferimento alla modifica normativa di art. 92 c.p.c.; la Corte ha ritenuto che la modifica non abbia eliminato il precedente principio secondo cui l'Amministrazione non costituita nel procedimento di riparazione non è automaticamente soccombente
Giurisprudenza citata (Sez. 4, n. 23745 del 06/06/2025; Sez. 3, n. 45706 del 26/10/2011; Sez. 4, n. 1678 del 27/11/2007; Sez. 24020 del 24/05/2023; Sez. U, n. 34559 del 26/06/2002, De Benedictis)
La Corte ha richiamato un orientamento costante secondo cui gli interessi decorrono dal passaggio in giudicato e la giurisprudenza che distingue tra 'contraddittorio necessario' e 'contenzioso necessario' per escludere la soccombenza automatica dell'Amministrazione non costituita
Massime di principio
- Nelle domande di riparazione per ingiusta detenzione, gli interessi legali sul quantum liquidato decorrono dal passaggio in giudicato del provvedimento che attribuisce l'indennizzo, perché solo allora il credito è certo, liquido ed esigibile.
- Il procedimento di riparazione è 'a contraddittorio necessario' ma non 'a carattere contenzioso necessario': la semplice mancata costituzione dell'Amministrazione non implica automaticamente la sua soccombenza e non legittima di per sé la condanna alle spese di lite contro l'Amministrazione.
- In assenza di un contrasto di interessi che il giudice debba dirimere, non è corretto liquidare a favore del ricorrente compensi professionali e spese in capo all'Amministrazione che non ha partecipato o non ha contestato la domanda.
- In appello va valutato se le parti abbiano formulato doglianze rilevanti in ordine alla decorrenza degli interessi e alle spese; il vizio su questi profili può comportare l'annullamento parziale senza rinvio della statuizione impugnata.
- Per chiedere interessi dalla notifica occorre che il credito sia già certo e liquido; se ciò non sussiste, la decorrenza deve essere fissata alla data di irrevocabilità della pronuncia attributiva.
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