Cassazione Penale, Sentenza n. 25273/2023 del 12/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza assolutoria della Corte di Appello lamentando carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine all'insussistenza del reato previsto dall'art. 642 c.p., sostenendo che la Corte d'appello avrebbe erroneamente ritenuto irrilevanti contraddizioni tra le dichiarazioni degli imputati (in particolare se il SAVINO salisse o scendesse dall'auto) e avrebbe omesso di valutare l'incompatibilità tra la versione resa e la tipologia delle lesioni accertate dai sanitari. Si contestava inoltre l'omessa considerazione del teste che riferì un precedente sinistro del 2009 con lesioni analoghe e l'insufficiente "motivazione rafforzata" richiesta quando la Corte d'appello riforma integralmente la decisione di primo grado.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo manifestamente infondato. Ha ritenuto che la Corte di Appello abbia fornito una motivazione analitica e coerente, confutando specificamente i principali argomenti del Tribunale e spiegando perché le prove raccolte non raggiungessero il grado di credibilità richiesto per la condanna "oltre ogni ragionevole dubbio". In particolare la Cassazione ha condiviso la valutazione che la contraddizione relativa a un elemento secondario non dimostra la simulazione del sinistro, che gli accertamenti della polizia giudiziaria non fornivano elementi decisivi e che le certificazioni mediche indicavano lesioni attuali, non postumi di un precedente incidente. Conseguenza: inammissibilità del ricorso e conferma dell'assoluzione pronunciata in appello.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Norma relativa alla complicità; indicata per l'imputazione congiunta ma senza specifiche interpretazioni ulteriori nella motivazione della Cassazione
art. 642 cod. pen.
Norma delittuosa oggetto della contestazione (simulazione di sinistro/reato denunciato); la Corte d'appello ha ritenuto che gli elementi probatori non dimostrassero la falsità dell'evento e quindi l'integrazione del reato, decisione ritenuta da Cassazione adeguatamente motivata
art. 533 cod. proc. pen.
Richiama il principio dell'accertamento "oltre ogni ragionevole dubbio" quale parametro per la condanna; la Cassazione ha ribadito che il primo giudice aveva applicato un criterio di verosimiglianza non sufficiente al fine della condanna
Giurisprudenza (motivazione rafforzata)
Sez. U, n. 33748 del 12/07/2005; Sez. U, n. 14800 del 21/12/2017; Sez. U. n. 14426 del 02/04/2019; Sez. U, n. 22065 del 28/01/2021
Principio consolidato secondo cui la Corte d'appello che riformi totalmente la decisione di primo grado ha l'onere di delineare le linee portanti del proprio ragionamento e di confutare specificamente gli argomenti della decisione riformata; la Cassazione ha ritenuto assolta tale obbligazione dalla Corte territoriale
Massime di principio
- Quando la Corte d'appello riforma integralmente una sentenza di primo grado ha l'obbligo di fornire una motivazione rafforzata, ovvero di esporre chiaramente il percorso probatorio alternativo e di confutare i rilievi rilevanti della decisione precedente
- Contraddizioni su elementi secondari della ricostruzione dei fatti non sono di per sè idonee a provare la simulazione di un evento: occorre che le incongruenze siano congruenti e integrate da altri elementi probatori che rendano verosimile l'ipotesi della falsità
- La valutazione sulla natura delle lesioni (attuali vs. postumi) e le risultanze del Pronto Soccorso possono essere decisive per escludere che si tratti di lesioni pregresse, indebolendo ricostruzioni basate su testimonianze isolate
- L'assenza di riscontri oggettivi da parte della polizia giudiziaria o l'impossibilità di ricostruire perfettamente la scena non sono, di per sè, elementi sufficienti alla condanna se non integrati da ulteriori indizi validi
- Il giudizio di colpevolezza richiede il superamento della soglia dell'"oltre ogni ragionevole dubbio": valutazioni fondate su mera verosimiglianza non reggono come base per una condanna
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