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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38411/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta sottoposizione a misura cautelare (arresti domiciliari) dal 28/04/2011 al 06/12/2013; la misura era stata disposta per la ritenuta sussistenza di gravi indizi di estorsione (artt. 110 e 629 comma 3 c.p.). Scavelli era stato successivamente assolto con sentenza definitiva (il fatto non sussiste). La Corte d'appello di Catanzaro aveva rigettato la domanda ritenendo che il ricorrente avesse dato causa, con colpa grave, alla misura cautelare in ragione delle frequentazioni ambigue, delle dichiarazioni della persona offesa (inizialmente accusatorie e poi ritrattate), della testimonianza della Borcea e degli esiti delle intercettazioni, elementi che avevano creato l'apparenza della sua partecipazione a fatti illeciti.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo, confermando che nel giudizio per la riparazione è autonoma la valutazione ex ante sull'esistenza di una condotta dolosa o di colpa grave che abbia concausato l'adozione della misura cautelare; la Corte territoriale aveva correttamente valutato le emergenze probatorie (frequentazioni, dichiarazioni e intercettazioni) come idonee a integrare una grave imprudenza ostativa al diritto all'indennizzo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in euro 1.000,00.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Applicato per valutare la presenza di "colpa grave" del ricorrente: la Corte ha ritenuto che comportamenti extraprocessuali/processuali idonei a creare l'apparenza di partecipazione a reati possano integrare colpa grave e quindi escludere il diritto all'equa riparazione

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come riferimento all'imputazione originaria (concorso di persone nel reato) che aveva giustificato l'adozione della misura cautelare; non oggetto di specifica interpretazione sostanziale nella sentenza

  • art. 629 comma 3 cod. pen.

    Richiamato come riferimento all'imputazione originaria (estorsione aggravata) alla base della misura cautelare; la Corte utilizza l'esistenza di indizi riferiti a questo capo per valutare il quadro indiziario ex ante

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n. 51779/2013, Sez. U. n. 32383/2010 e altre)

    Richiamata per riaffermare i principi di autonomia del giudizio di riparazione rispetto al processo penale, l'esigenza della valutazione ex ante del quadro indiziario e l'applicabilità del principio di autoresponsabilità quando la condotta del ricorrente ha creato l'apparenza del reato

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale: si valuta ex ante se il quadro indiziario avrebbe potuto creare l'apparenza della fondatezza dell'accusa e se il comportamento del detenuto ha concorso, con dolo o colpa grave, a determinarla
  • La ritrattazione di un teste nel processo penale non comporta automaticamente il diritto all'indennizzo: il giudice della riparazione deve valutare l'intero quadro probatorio emerso al momento dell'adozione della misura
  • Frequentazioni ambigue, rapporti assidui con soggetti dediti a traffici illeciti, comportamenti violenti o condotte oggettivamente interpretabili come complicità possono costituire colpa grave, perché idonee a creare l'apparenza della partecipazione a reati
  • Per ottenere l'equa riparazione l'onere è sul ricorrente di dimostrare l'assenza di una condotta volontaria o gravemente colposa che abbia contribuito all'adozione della misura cautelare
  • La presenza di indizi successivamente ritenuti insufficienti per una condanna non esclude di per sé la responsabilità per colpa grave: rileva la valutazione ex ante delle circostanze note al giudice della cautela

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