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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6326/2024 del 13/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione contro la conferma della condanna per usura (art. 644 c.p.) relativa a più episodi dal marzo 2005 al dicembre 2007. Il ricorrente deduceva: 1) vizio di motivazione e impossibilità di confermare la responsabilità a fronte di omissioni probatorie e discrasie nelle dichiarazioni delle persone offese; 2) estinzione per prescrizione per applicazione della normativa più favorevole (richiamo a leggi del 2005); 3) erroneo riconoscimento della circostanza aggravante di cui all'art. 644, comma 5, n. 4) (destinazione delle somme ad attività imprenditoriale) e infondato trattamento sanzionatorio, nonché rigetto delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato le censure sulla valutazione delle prove e sulla credibilità delle dichiarazioni delle persone offese (primo motivo inammissibile e di merito non fondato). Ha confermato la possibilità che le dichiarazioni della persona offesa possano, se adeguatamente motivate, fondare la condanna e ha ritenuto corretto il riconoscimento dell'aggravante per destinazione delle somme all'attività imprenditoriale nella interpretazione adottata (chi presta consapevole della destinazione). Tuttavia la Cassazione ha annullato in parte la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Bari: ha rilevato insufficiente chiarezza sul regime della prescrizione e sulla qualificazione della condotta (se reato unitario a condotta frazionata o più reati unificati dalla continuazione), fatto che incide sia sul calcolo della prescrizione sia sull'aumento della pena per continuazione. Pertanto la condanna sostanziale resta confermata, mentre il trattamento sanzionatorio e la verifica della prescrizione devono essere riformulati dal giudice di merito.

Norme richiamate

  • art. 644 cod. pen.

    Delitto di usura quale fattispecie contestata; la Corte ha ritenuto che la condotta contestata fosse adeguatamente provata e motivata dal giudice di merito, salvo questioni di quantificazione della continuazione e della prescrizione

  • art. 644, comma 5, n. 4) cod. pen.

    art. 644, comma 5, n. 4) cod. pen.

    Aggravante riconosciuta quando le somme prestate sono destinate all'attività imprenditoriale; la Corte aderisce all'interpretazione secondo cui rileva la destinazione sostanziale dei fondi e la conoscenza di tale destinazione da parte del prestatore, non il mero status formale di imprenditore

  • art. 644-ter cod. pen.

    Indica il momento ultimo (riscossione) dal quale decorre la prescrizione nel reato di usura; la Cassazione ribadisce che la 'riscossione' comprende i pagamenti da parte del debitore, la rinnovazione dei titoli o l'accesso a procedure esecutive

  • art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    Le regole su valutazione della testimonianza non si applicano alle dichiarazioni della vittima: la dichiarazione della persona offesa può da sola fondare la condanna se il giudice motivi in modo penetrante e rigoroso sulla credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca

  • art. 2 cod. pen.

    Principio della retroattività della lex mitior applicabile alla prescrizione come istituto sostanziale; la Corte ha ritenuto applicabile la disciplina più favorevole intervenuta nel 2005 ratione temporis

  • artt. 157 e ss. cod. pen.

    artt. 157 e ss. cod. pen.

    Riferiti alla prescrizione e alla disciplina dei termini; la questione relativa alla decorrenza e al tempo necessario per prescrivere necessita di chiara individuazione della struttura del reato (unitario vs continuato)

  • Legge n. 151 del 5 dicembre 2005

    La Corte ha ritenuto applicabile ratione temporis la disciplina della prescrizione introdotta da questa legge, più favorevole, e ne ha affermato l'applicazione al caso concreto

  • Legge n. 251 del 2005

    Citata dal ricorrente come norma più favorevole; la decisione richiama questioni normative del 2005 e valuta la normativa applicabile in base al principio della lex mitior e alla fase processuale raggiunta

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile chiedere la rivalutazione di merito della prova: le doglianze sulla creditibilità o sulla capacità dimostrativa delle prove sono di norma inammissibili salvo manifeste contraddizioni nella motivazione del giudice di merito
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono costituire base autonoma per la condanna se il giudice di merito fornisce una motivazione più penetrante e rigorosa sulla credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca del racconto
  • In tema di usura è cruciale distinguere tra reato unitario a condotta frazionata e pluralità di reati unificati dalla continuazione: la qualificazione incide sia sul calcolo della prescrizione sia sull'aumento di pena per continuazione; l'imputazione deve essere chiara in tal senso
  • Alla prescrizione si applica la lex mitior ex art. 2 cod. pen.: se intervenute norme più favorevoli al momento del fatto o del processo, devono essere considerate, tenendo conto della fase processuale e della decorrenza dei termini
  • Per il riconoscimento dell'aggravante per destinazione ad attività imprenditoriale non basta il mero status formale dell'offeso: rileva la destinazione sostanziale dei fondi e la consapevolezza del prestatore circa tale destinazione
  • Se il giudice di merito calcola aumenti di pena per continuazione o definisce termini di prescrizione, la motivazione deve esplicitare la ricostruzione della struttura delle condotte (quando ciascun episodio è consumato e quando è avvenuta l'ultima riscossione) per rendere possibile il controllo in Cassazione

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