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Sentenza

Sentenza del 07/04/2017 n. 9086 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione, per l'anno 1996, una sopravvenienza passiva di Euro 206.944,28, ritenendola indeducibile per difetto di inerenza. La società sosteneva che la perdita derivasse da una transazione con un'altra società, relativa a penali previste in un contratto di appalto, e che quindi il costo fosse inerente all'attività d'impresa. In Cassazione la contribuente ha dedotto, da un lato, la violazione dell'art. 112 c.p.c., sostenendo che i giudici avessero deciso sulla mancata prova della transazione anziché sull'inerenza del costo, e, dall'altro, un vizio di motivazione in ordine all'inerenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, in materia di reddito d'impresa, spetta al contribuente dimostrare sia l'esistenza sia l'inerenza dei costi dedotti. Poiché la società fondava la perdita sulla presunta transazione, era necessario provare anzitutto che tale contratto fosse stato effettivamente concluso; il semplice scambio di corrispondenza e l'emissione di una nota di credito non sono stati ritenuti sufficienti dai giudici di merito. La verifica dell'esistenza della transazione era quindi parte necessaria dell'accertamento sull'inerenza e non costituiva ultrapetizione. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La società è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Art. 112 c.p.c.

    Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa.

    Non vi è violazione dell'art. 112 c.p.c. quando il giudice esamina un presupposto necessario della pretesa dedotta dal contribuente. La verifica dell'esistenza della transazione era indispensabile per valutare l'inerenza della perdita.

  • Principio giurisprudenziale sull'onere della prova dei costi d'impresa

    Il contribuente deve provare l'esistenza, l'effettività, la documentazione e l'inerenza dei costi o delle perdite portati in deduzione. Se il costo deriva da un contratto o da una transazione, deve essere dimostrata anche la conclusione effettiva dell'atto.

Massime di principio

  • Chi deduce fiscalmente un costo deve provare non solo la sua contabilizzazione, ma anche l'effettiva esistenza dell'operazione e il collegamento con l'attività d'impresa.
  • Quando una perdita deriva da una transazione, la prova dell'accordo transattivo è un presupposto preliminare rispetto alla prova della sua inerenza.
  • Lo scambio di lettere, una nota di credito o registrazioni contabili possono non essere sufficienti, se non consentono di dimostrare con certezza la conclusione, il contenuto e l'esecuzione dell'accordo.
  • Il giudice tributario può esaminare tutti i presupposti necessari per valutare la fondatezza della deduzione, anche se l'Amministrazione non ha contestato separatamente ciascun elemento probatorio.
  • In situazioni analoghe è opportuno conservare il contratto transattivo sottoscritto, la documentazione del rapporto originario, le contestazioni ricevute, le ragioni economiche dell'accordo e le prove dei pagamenti o delle rinunce, così da dimostrare sia l'effettività sia l'inerenza del costo.

Testo integrale

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