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Sentenza

Sentenza n. 8845/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di diniego del visto per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca nei confronti del cittadino marocchino-OMISSIS-;

Giustizia amministrativa202600553

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto di ingresso per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca nei confronti di un cittadino marocchino

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministeri)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente, quale potenziale datrice di lavoro del cittadino straniero, ha chiesto l'annullamento del diniego consolare del visto di ingresso per lavoro subordinato. L'Amministrazione ha eccepito il difetto di legittimazione attiva, sostenendo che il provvedimento incide direttamente sulla posizione del lavoratore straniero richiedente il visto. Il giudizio è stato definito in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione attiva. Il diniego del visto è direttamente lesivo nei confronti dello straniero che ne ha richiesto il rilascio, poiché impedisce il suo ingresso nel territorio nazionale. Il titolare dell'autorizzazione ad assumere lo straniero con contratto di lavoro subordinato non è invece legittimato a impugnare tale diniego. Nel caso concreto non è configurabile una sostituzione processuale ai sensi dell'art. 81 c.p.a. Le spese, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori, sono state poste a carico della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.a.

    La sostituzione processuale è ammissibile solo nei casi previsti dalla legge; il giudice ha escluso che tale presupposto ricorra in favore del datore di lavoro che impugna il diniego del visto richiesto dal lavoratore straniero.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti nella camera di consiglio.

Massime di principio

  • La legittimazione a impugnare il diniego di un visto d'ingresso per lavoro subordinato spetta allo straniero richiedente, quale destinatario dell'effetto diretto preclusivo dell'ingresso nel territorio nazionale, e non al soggetto che intenda assumerlo.
  • Il datore di lavoro titolare dell'autorizzazione ad assumere un lavoratore straniero non può agire in sostituzione processuale dello straniero contro il diniego del visto, in assenza di una specifica previsione legislativa che lo abiliti a tale iniziativa.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaLegittimazione e interesse a ricorrereDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

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