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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14552/2022 del 14/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato l'istanza di revoca del sequestro preventivo (art. 324 c.p.p.) disposto dal GIP di Tivoli il 20/9/2021. La ricorrente contestava la mancata considerazione della documentazione difensiva e della qualità degli oggetti rinvenuti (sostenendo che si trattava di beni utilizzati nell'attività aziendale e non di rifiuti), il trasferimento della sede legale quale causa del deposito e l'iscrizione della società all'Albo gestori ambientali come elemento idoneo ad escludere il fumus contravvenzionale

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame adeguata e logica: dai fatti (esplosione/incendio e sopralluogo dell'11/9/2021) e dalle fotografie risultava un capannone di proprietà della ricorrente con materiali accatastati in modo incontrollato (frigoriferi, condizionatori, bombole, compressori, apparecchiature da ristorazione ecc.), senza documentazione autorizzativa per il deposito. Tali elementi costituiscono fumus della contravvenzione ex art. 256, comma 1, D.Lgs. 152/2006. Le deduzioni difensive (attività aziendale, trasferimento della sede, iscrizione all'Albo) sono state valutate e ritenute insoddisfacenti rispetto alle evidenze di fatto. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 256, comma 1

    Norma penale-ambientale che sanziona illeciti relativi alla gestione dei rifiuti; nel caso concretamente invocata per configurare la contravvenzione in re a carico della ricorrente per deposito non autorizzato di rifiuti speciali (pericolosi e non). La Corte ha ritenuto che gli elementi di fatto descritti costituiscano fumus del reato.

  • Art. 324 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata quale titolo dell'istanza presentata dalla difesa (richiesta di revoca del sequestro preventivo). Dal testo emerge che il Tribunale del riesame ha esaminato la richiesta ex art. 324 e motivato il rigetto valutando gli elementi probatori prodotti.

  • Art. 325 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti di censura sulla motivazione: la Cassazione ha ritenuto che la motivazione del Tribunale non fosse assente o apparente e quindi non censurabile ai sensi dell'art. 325 (limiti di sindacato sulla motivazione di merito).

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso in Cassazione; applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare una somma alla Cassa delle ammende (equa fissazione di euro 3.000,00).

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata per verificare se l'inammissibilità del ricorso fosse imputabile a colpa della parte; la Corte ha ritenuto che nella fattispecie non sussistessero elementi per affermare tale colpa, ma nondimeno è stata disposta la sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • La mera iscrizione dell'impresa all'Albo gestori ambientali non è, di per sé, idonea ad escludere il fumus di reato o a giustificare il deposito incontrollato di materiali qualificabili come rifiuti: è necessario fornire documentazione specifica che attesti autorizzazioni o modalità di conferimento lecite
  • Fotografie, modalità di accatastamento e il contesto del rinvenimento (es. materiali depositati in cumuli, in modo incontrollato) costituiscono elementi probatori rilevanti per la conferma di un sequestro preventivo per violazioni ambientali
  • Il trasferimento della sede legale o l'affermazione dell'uso imprenditoriale dei beni richiede prova documentale e fattuale convincente; spiegazioni generiche non prevalgono sulle evidenze materiali
  • In sede di cassazione la valutazione della congruità e logica della motivazione del giudice di merito è limitata: se la motivazione è adeguata e non meramente apparente, la Cassazione non procede alla riconsiderazione di valutazioni di fatto
  • La parte che propone ricorso in Cassazione soggiace al rischio di condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende se il ricorso è dichiarato inammissibile, salvo che non sussista colpa nella proposizione del ricorso

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