Sentenza del 17/03/2020 n. 7325 - Corte di Cassazione
IVA - Credito IVA - Istanza di rimborso - Prova dell'effettivo riversamento dell'IVA - Mancanza - Diniego.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Richiesta di rimborso IVA relativa a due fatture del 15/10/2002; l'Amministrazione aveva negato il rimborso perché riteneva che l'operazione fosse stata sostanzialmente un riaddebito intra-gruppo e che l'IVA fosse stata versata dai cessionari e poi detratta, con conciliazioni del 2009 tra l'Amministrazione e le società acquirenti che riconoscevano solo la detraibilità dell'IVA (per l'anno 2009) e non il diritto al rimborso per il 2002. I ricorrenti deducevano invece che le conciliazioni e la dichiarazione IVA 2010 della capogruppo avevano fatto sorgere il diritto al rimborso e contestavano il decorso del termine decadenziale.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che i giudici di merito avevano fondato il diniego su tre autonome ragioni: (1) mancava la prova del concreto riversamento dell'IVA dalle società incorporate (assenza di versamenti F24), (2) le conciliazioni del 2009 avevano riconosciuto solo il diritto alla detrazione per il 2009 e non il diritto al rimborso relativo al 2002, e (3) era applicabile il termine decadenziale biennale (D.Lgs. n.546/1992, art.21, comma 2) decorso rispetto alla richiesta tardiva. I motivi di cassazione sono stati dichiarati inammissibili o infondati; i ricorrenti sono stati condannati alle spese e agli oneri di legge.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2
Termine decadenziale di due anni per la richiesta di restituzione, decorrente dal pagamento o, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione; applicato dalla Corte per escludere la tardività della istanza presentata nel 2011 con riferimento a fatture del 2002.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36
Norma richiamata nella doglianza di violazione del diritto di difesa; la Corte ha ritenuto la censura inammissibile e priva di specificità.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3
Richiamata dai ricorrenti in relazione a presunte violazioni procedurali e di autosufficienza delle censure; la Corte ha ritenuto i motivi non sufficientemente specifici e comunque infondati.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 61
Richiamata in combinato con altre norme procedurali dai ricorrenti; la Corte non ha accolto le doglianze per difetto di specificità.
Legge n. 212 del 2000, art. 10 (Statuto dei diritti del contribuente)
Invocata in relazione all'affidamento e alla correttezza dell'azione amministrativa; la Corte ha ritenuto che le conciliazioni fra altri soggetti non possano automaticamente fondare un diritto al rimborso per la capogruppo e che mancasse la prova di un affidamento qualificato.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater e comma 1 bis
Norme richiamate in relazione al contributo unificato e all'obbligo di versamento aggiuntivo in sede di legittimità; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento.
Principio di neutralità dell'IVA (giurisprudenza consolidata, es. Cass. sez. 5, 14/03/2012, n. 4020)
Cass. sez. 5, 14/03/2012, n. 4020
Applicato per affermare che il rimborso dell'IVA è escluso se non è dimostrata l'assenza di detrazione da parte dei destinatari dell'addebito (per evitare un danno all'Erario). In sostanza il contribuente deve provare che l'IVA non è stata detratta dai cessionari affinché vi sia un danno erariale e, quindi, diritto al rimborso.
Massime di principio
- L'onere della prova circa l'effettivo riversamento dell'IVA e la mancata successiva detrazione grava sul richiedente il rimborso: senza documentazione (es. F24, dichiarazioni dei cessionari, scritture contabili) il rimborso può essere negato.
- Una conciliazione intervenuta tra l'Amministrazione e terzi che riconosce la detraibilità dell'IVA non equivale automaticamente a un diritto al rimborso per un altro soggetto: può sorgere solo il diritto alla detrazione da esercitare nella dichiarazione relativa all'anno riconosciuto.
- Il termine decadenziale per chiedere la restituzione (D.Lgs. n.546/1992, art.21, comma 2) decorre dal pagamento o, se posteriore, dal momento in cui si verifica il presupposto per la restituzione; se il presupposto è anteriore, la richiesta tardiva può essere dichiarata inammissibile.
- Per non ledere il principio di neutralità dell'IVA lo Stato richiede prove che escludano che il credito IVA sia stato già detratto dai cessionari: in mancanza si presume il rischio di perdita di gettito e il rimborso è negato.
- Nelle vertenze tributarie è importante contestare in modo specifico e completo in cassazione tutte le autonome ragioni di merito adottate dai giudici di merito: l'omissione di censure su una ragione autonoma rende il ricorso inammissibile o inefficace.
- Se si vuol ottenere il rimborso a seguito di conciliazioni che hanno inciso sui diritti di soggetti diversi, è necessario dimostrare il collegamento giuridico e probatorio tra la conciliazione e l'effettivo diritto del richiedente (es. prova dell'inclusione del maggior credito nella dichiarazione o prova di versamenti F24 effettuati dalle parti).
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