Cassazione Penale, Sentenza n. 11603/2022 del 30/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Pietrobon era stato condannato per il reato previsto dall'art. 256, commi 1, lett. b) e 2, d.lgs. n. 152/2006 per aver gestito, come titolare di una ditta individuale, un'attività di autodemolizione senza autorizzazione, depositando decine di veicoli e parti (alcuni pericolosi: batterie, radiatori, pneumatici, ecc.) in stato di abbandono su area non impermeabilizzata dal 2014 al 12/09/2017. Ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: 1) le auto e i pezzi sarebbero sottoprodotti commerciabili e non rifiuti; 2) una precedente assoluzione del 2010 escluderebbe dolo o costituirebbe causa scusante o errore di diritto; 3) applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.); 4) eccessività della pena, mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e illegittimo aumento per continuazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta e motivata la qualificazione dei veicoli e dei materiali come rifiuti sulla base della quantità, delle condizioni di abbandono e della presenza di materiali pericolosi documentati anche fotograficamente; ha escluso che la precedente assoluzione del 2010 potesse coprire i fatti successivi, diversi e aggravati da successivi rilievi e sopralluoghi; ha escluso la causa di non punibilità ex art. 131-bis ritenendo non sussistente la particolare tenuità dell'offesa e avendo riscontrato abitualità/continuità nella condotta; ha confermato la determinazione della pena al minimo edittale maggiorata per continuazione e il diniego delle attenuanti generiche giustificato dai precedenti penali e dagli elementi di fatto. Per l'inammissibilità del ricorso è stata disposta la condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
d.lgs. n. 152 del 2006, art. 256
Norma contestata per la gestione illecita di rifiuti; i giudici hanno ritenuto integrata la fattispecie per deposito incontrollato di veicoli e parti pericolose senza autorizzazione
d.lgs. n. 152 del 2006, art. 183
Definizione di 'rifiuto' richiamata dalla Corte: qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo di disfarsi; la qualifica si fonda sulla condotta e volontà del detentore
codice penale, art. 131-bis
applicabilità e condizioni
Causa speciale di non punibilità per particolare tenuità: la Corte ha escluso la sussistenza perché il danno/pericolo non era esiguo e la condotta era abituale
codice penale, art. 133
criteri di determinazione della pena
Richiamato indirettamente nella valutazione della tenuità e delle attenuanti; Corte ha ritenuto presenti elementi negativi (pregressi penali, durata e quantità) che giustificano l'esclusione delle attenuanti generiche
codice penale, art. 47
Citato dal ricorrente in relazione all'effetto di una precedente assoluzione; la Corte ha escluso che la precedente sentenza coprisse i fatti successivi
codice penale, art. 5
Richiamato dal ricorrente in via alternativa per sostenere una causa scusante; la Corte non ha ritenuto sussistente l'ignoranza inevitabile
codice di procedura penale, art. 606
Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto i motivi del ricorrente generici e fondeati su valutazioni di fatto insindacabili
codice di procedura penale, art. 616
Prevede l'obbligo di condanna alle spese e la possibilità di sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile; applicata la sanzione di 3.000 euro
Massime di principio
- La qualifica di 'rifiuto' si determina sulla base della condotta e della volontà del detentore (se si disfa o intende disfarsi), non sul fatto che terzi possano attribuire valore economico ai materiali; la mera possibilità di cessione non elimina la natura di rifiuto quando i beni sono abbandonati o degradati
- Una precedente assoluzione non copre automaticamente fatti successivi con profili fattuali diversi o aggravati: la buona fede dedotta deve essere fondata su un convincimento ragionevole e attuale, non su sentenze che riguardano stati di fatto diversi
- Chi esercita un'attività professionale è tenuto a informarsi sulla normativa settoriale; l'ignoranza della legge invocata come scusante richiede elementi oggettivi che dimostrino un convincimento fondato e derivante da comportamenti amministrativi o giurisprudenziali chiari
- La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) è applicabile solo se l'offesa è valutata di ridottissimo disvalore sostanziale e la condotta non è abituale; presenza di materiali potenzialmente inquinanti, grande quantità o reiterazione escludono la tenuità
- Il riconoscimento delle attenuanti generiche richiede elementi positivi che giustifichino un trattamento di favore; l'assenza di tali elementi o la presenza di precedenti specifici può giustificare il loro diniego
- La determinazione della pena (anche l'aumento per continuazione) è una valutazione di merito che la Cassazione sindaca solo se irragionevole o contraddittoria; prove di durata e consistenza dell'accumulo possono giustificare aggravazioni
- In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; valutare la fondatezza e la concretezza dei motivi prima di proporre ricorso
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