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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4057/2022 del 04/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impetrazione per cassazione avverso l'ordinanza del 03/01/2021 con cui il Tribunale di sorveglianza di Catania, mediante correzione ex art.130 cod. proc. pen., aveva integrato l'ordinanza del 04/11/2020 indicando la durata ("due ore oltre il tempo necessario per gli spostamenti") del permesso di necessità concesso per gravi motivi familiari. Il ricorrente deduceva che l'indicazione della durata del permesso è requisito coessenziale ai sensi dell'art.30, comma 1, Ord. pen. e dell'art.64 DPR 230/2000 e quindi non integrabile con la procedura di correzione degli errori materiali ex art.130 cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur riconoscendo l'elevata plausibilità ermeneutica della questione sollevata (l'indicazione della durata come requisito coessenziale), ha ritenuto che il ricorrente non abbia dimostrato un interesse concreto e attuale all'impugnazione né come l'omissione abbia leso le sue prerogative detentive o reso più difficoltoso l'esercizio del diritto riconosciuto. Di conseguenza il ricorso è stato respinto per carenza di interesse all'impugnazione; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ma esclusa la condanna alla sorte alla cassa delle ammende ex art.616 cod. proc. pen. a causa delle particolarità del caso e della plausibilità della questione.

Norme richiamate

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Strumento processuale per correggere errori materiali nei provvedimenti; la Corte ha ritenuto applicabile la correzione per l'omissione della durata del permesso salvo dimostrazione di pregiudizio concreto.

  • art. 30, comma 1, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    Disciplina il permesso di necessità per i detenuti; il ricorrente sostiene che l'indicazione della durata sia requisito essenziale del beneficio.

  • art. 64 d.P.R. 30 giugno 2000, n. 230

    Regolamenta l'esecuzione dei permessi e dettagli operativi; interpretata dalla difesa come conferma che la durata è elemento strutturale non emendabile con art.130, benché la Corte abbia posto l'accento sull'esigenza di dimostrare il pregiudizio.

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella parte motivazionale relativa alla nozione di interesse a impugnare; la Corte applica il criterio dell'utilitarietà dell'impugnazione derivante da questa previsione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulle sanzioni pecuniarie in sede di cassazione; la Corte ha escluso l'obbligo di versamento alla cassa delle ammende per le particolari circostanze e la plausibilità dell'ermeneutica proposta.

Massime di principio

  • La correzione degli errori materiali ex art.130 cod. proc. pen. può essere utilizzata per integrare omissioni formali in provvedimenti, salvo che il ricorrente dimostri che l'omissione abbia comportato un pregiudizio concreto e attuale.
  • Quando si contesta l'assenza di un elemento che la difesa ritiene "coessenziale" (es. la durata di un permesso), è necessario dimostrare in che modo l'omissione ha effettivamente leso diritti o poteri difensivi del ricorrente; la mera rilevanza giuridica astratta non è sufficiente.
  • Per il detenuto l'interesse ad impugnare deve essere pratico e utilitaristico: l'impugnazione è ammessa se rimuove uno svantaggio concreto o procura un vantaggio effettivo; non è ammessa per perseguire solo la correttezza formale senza efficacia pratica.
  • Nelle impugnazioni penitenziarie è utile allegare e provare elementi fattuali (es. impossibilità di usufruire del permesso, restrizioni pratiche) per dimostrare l'attualità e la concretezza dell'interesse all'impugnazione.
  • Anche ove la questione abbia elevata plausibilità giuridica, il giudice delle legittimità può dichiarare inammissibile il ricorso per carenza di interesse; pertanto la strategia difensiva deve combinare argomentazione normativa e prova dell'effetto pratico della decisione impugnata.

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