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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3948/2022 del 04/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per estorsione e danneggiamento: 1) presunta illegittimità del rigetto del rito abbreviato condizionato; 2) carenza della prova degli elementi dell'estorsione (violenza/minaccia, deminutio patrimonii, profitto ingiusto) e richiesta di riclassificazione ai sensi dell'art. 393 c.p.; 3) estinzione del reato di danneggiamento per remissione di querela; 4) riconoscimento di causa di non punibilità ex art. 649-bis c.p. per minacce non violente; 5) vizi nella determinazione della pena (doppio aumento per continuazione) e tardiva deduzione di circostanze attenuanti/aggravanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nella maggior parte dei motivi perché o tardivi, o costituiscono mera richiesta di rivalutazione del merito probatorio, o non dedotti in appello. Ha respinto le censure sulla qualificazione dell'azione come estorsione, sul carattere procedibile d'ufficio del danneggiamento commesso con minaccia/violenza e sulle questioni richiedenti valutazioni di merito. Ha però accolto parzialmente il motivo relativo all'erroneo doppio aumento per continuazione: ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al secondo aumento applicato al capo relativo al danneggiamento (capo b) e ha rideterminato la pena eliminando quell'aumento, fissando la pena complessiva a due anni, sette mesi e dieci giorni di reclusione ed euro 567 di multa (tenuto conto dello sconto per il rito abbreviato).

Norme richiamate

  • art. 438 cod. proc. pen., comma 5

    Richiamata nella censura sul rito abbreviato condizionato; la Corte osserva che eventuali lesioni connesse al rigetto del rito si inquadrano come nullità sanabili e che il ricorrente aveva comunque chiesto l'abbreviato "secco", sanando l'eventuale vizio

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di estorsione; la Corte ha ritenuto provati gli elementi essenziali (violenza/minaccia, danno ingiusto, assenza di diritto) sulla base della valutazione delle prove di merito

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamata dalla difesa per qualificare la condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte ha escluso tale inquadramento ritenendo prevalenti gli elementi psicologici e probatori a favore dell'estorsione

  • art. 635 cod. pen.

    Richiamato rispetto alla remissione di querela per il danneggiamento; la Corte ha ritenuto procedibile d'ufficio il danneggiamento commesso con minaccia/violenza, escludendo l'estinzione per remissione

  • art. 649-bis cod. pen.

    Richiamato dalla difesa per invocare cause di non punibilità per mere minacce; la Corte ha ritenuto la questione di merito non proponibile per la prima volta in cassazione

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiamato nella censura sulla ammissibilità dell'appello in ordine alla determinazione della pena; la Corte ha ritenuto tardive alcune deduzioni

  • art. 620 cod. proc. pen., lett. l)

    Facoltà della Cassazione di intervenire sulla determinazione della pena: la Corte ha utilizzato tale potere per eliminare il secondo aumento per continuazione e rideterminare la pena

  • artt. 606 e 609 cod. proc. pen.

    Richiamati per il divieto di dedurre in Cassazione questioni non prospettate in appello, a meno che non siano rilevabili d'ufficio

  • d.lgs. 15/01/2016 n.7 (art. 2, lett. i))

    Riforma che ha ampliato la configurabilità del danneggiamento commesso con violenza o minaccia; la Corte ha ritenuto che il reato è procedibile d'ufficio anche senza nesso di strumentalità

  • art. 62 n.4 e art. 133 cod. pen.

    Richiamati nella censura sulle attenuanti e sulla quantificazione della pena; la Corte ha escluso l'ammissibilità tardiva della questione in Cassazione

  • art. 628 comma 3 n. 3-bis e art. 94 comma 3 cod. pen.

    Richiamati dalla difesa in ordine ad aggravanti; la Corte ha ritenuto le relative censure tardive o non dedotte in appello

Massime di principio

  • In Cassazione non è consentito proporre questioni che non siano state dedotte in grado d'appello, salvo quelle rilevabili d'ufficio o impossibili da dedurre prima; le questioni di merito sono in genere inammissibili se sollevate per la prima volta
  • Il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato a vizi gravi e manifesti (mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà, incompatibilità con atti processuali specifici); non vale per una diversa valutazione della persuasività delle prove
  • La differenza tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni si risolve soprattutto sull'elemento psicologico e richiede valutazione probatoria: la Corte di legittimità non rifa il giudizio di fatto se la motivazione è logicamente corretta
  • Il danneggiamento commesso con violenza o minaccia è procedibile d'ufficio dopo la riforma e può essere punito anche se manca un nesso di strumentalità tra violenza/minaccia e l'azione materiale
  • Se la Cassazione riscontra un errore di calcolo o di applicazione di aumenti per continuazione, può annullare limitatamente a quel punto e rideterminare la pena sulla base delle regole di legge (art. 620 cod. proc. pen.)
  • La richiesta di rito abbreviato condizionato può essere considerata sanata se la parte ha comunque ottenuto l'abbreviato nella forma 'secca' o ha espressamente acconsentito alla sua applicazione

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