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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7546/2025 del 25/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava il rigetto del reclamo contro il diniego, da parte della Direzione della Casa Circondariale di Viterbo, dell'autorizzazione all'acquisto di una pianola elettrica e di testi di studio. Denunciava violazione degli artt. 15, 35‑bis e 41‑bis della L. 354/75 in relazione all'art. 27 Cost., lamentando che non fosse stata attivata la procedura di cui all'art. 35‑bis (con il contraddittorio) e che il diniego ledesse il diritto allo studio, anche alla luce del fatto che presso la Casa di Reclusione di Sulmona gli era stata precedentemente consentita l'attività musicale.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso ritenendo che il Magistrato di Sorveglianza avesse erroneamente qualificato il reclamo come generico e rigettato d'ufficio. Ha ritenuto che il diniego incidesse su una posizione di diritto soggettivo riconducibile al diritto allo studio (art. 15 L. 354/75 e art. 27 Cost.) e che le limitazioni previste per il regime 41‑bis non escludano, di per sé, la possibilità di studiare o di acquisire libri/strumenti tramite le procedure interne dell'istituto. Ha inoltre rilevato l'assenza di motivazione e di ragionevolezza nel diniego e ha richiamato la circolare DAP del 2 ottobre 2027 e la giurisprudenza costituzionale che autorizzano l'acquisizione tramite canali controllati. Conseguentemente l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio al Magistrato di Sorveglianza di Viterbo.

Norme richiamate

  • art. 15 L. 354/75 (ordinamento penitenziario)

    Riconosce il diritto allo studio per i detenuti; la Corte ha ritenuto che la negazione di materiali per lo studio (testi e pianola) possa incidere su una posizione di diritto soggettivo derivante da questa norma.

  • art. 35, comma 1, n.5 ord. pen. / art. 35‑bis L. 354/75

    Distinzione tra reclamo generico (art. 35, comma 1, n.5) e reclamo giurisdizionale di cui ad artt. 35‑bis e 69, comma 6: il reclamo giurisdizionale è esperibile solo se è dato conto di un pregiudizio concreto a una posizione di diritto soggettivo; il Magistrato deve qualificare correttamente l'atto impugnato e instaurare la procedura prevista quando rilevabile tale posizione.

  • art. 41‑bis L. 354/75

    Il regime differenziato non esclude automaticamente il diritto allo studio o la possibilità di detenere/acquistare libri e materiali didattici; eventuali limitazioni devono essere motivate e proporzionate rispetto a esigenze di sicurezza.

  • art. 27 Cost.

    Riferimento costituzionale alla finalità rieducativa della pena; la Corte utilizza tale principio per rafforzare la tutela del diritto allo studio in carcere.

  • Circolare DAP 2 ottobre 2027

    Prevede la possibilità per i detenuti di acquistare riviste e libri tramite l'impresa di mantenimento dell'istituto per evitare canali non controllati; la Corte la cita per affermare che la normativa interna consente acquisizioni controllate e quindi il diniego assoluto è illegittimo.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 122/2017

    Ha ritenuto compatibile con la Costituzione la disciplina che impone ai detenuti in regimi speciali di servirsi dell'istituto penitenziario per l'acquisizione di pubblicazioni, senza escludere il loro diritto ad essere informati e a studiare.

Massime di principio

  • Se un detenuto contesta un diniego che incide sul diritto allo studio, il reclamo deve essere valutato come relativo a una posizione di diritto soggettivo e non come reclamo generico: il Magistrato deve quindi procedere secondo le regole di cui all'art. 35‑bis (con valutazione della sussistenza del pregiudizio e, se necessario, instaurazione del contraddittorio).
  • Il regime 41‑bis non comporta automaticamente la sospensione del diritto allo studio o la proibizione assoluta di acquistare libri/strumenti: eventuali limitazioni devono risultare motivate in modo specifico e proporzionato rispetto a esigenze di sicurezza.
  • La negazione tout court di materiali per lo studio è illegittima se esistono canali regolamentati (es. tramite l'impresa di mantenimento) che consentono l'acquisizione in maniera controllata; l'amministrazione deve fornire motivo concreto per il rifiuto.
  • La precedente autorizzazione o pratica in altro istituto può rilevare: l'Amministrazione deve spiegare perché in concreto la stessa attività sarebbe incompatibile nell'attuale contesto carcerario.
  • In situazioni analoghe è opportuno che il difensore indichi chiaramente nei motivi del reclamo la lesione di una posizione di diritto soggettivo (diritto allo studio, dignità, rieducazione) per evitare la qualificazione del reclamo come generico e favorire l'avvio della procedura giurisdizionale prevista.

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