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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34596/2021 del 16/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dalla richiesta di rilascio di un appartamento in Venezia occupato da una collaboratrice domestica che aveva convissuto con l'usufruttuario dell'immobile, poi deceduto. La proprietaria sosteneva che, cessato il rapporto con l'usufruttuario e decorso il termine di quindici giorni previsto dal contratto collettivo per i collaboratori domestici, la permanenza della convenuta fosse priva di titolo. In primo grado il Tribunale aveva accolto la domanda qualificandola come azione personale di restituzione; la Corte d'appello, invece, aveva ritenuto che si trattasse di rivendicazione, con conseguente necessità di prova piena della proprietà, e aveva rigettato la domanda. Nel ricorso per cassazione la ricorrente deduceva: 1) violazione dell'art. 948 c.c., sostenendo che l'azione non fosse di rivendica ma di restituzione, perché fondata sul venir meno del titolo di detenzione e non sulla mera affermazione del diritto di proprietà erga omnes; 2) violazione dell'art. 112 c.p.c., per avere la Corte d'appello mutato d'ufficio il titolo della pretesa; 3) ancora violazione dell'art. 112 c.p.c., per non avere considerato che la controparte non aveva contestato la proprietà dell'immobile in capo all'attrice.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso per quanto di ragione, cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d'appello di Venezia in diversa composizione per la decisione nel merito e per la liquidazione delle spese anche del giudizio di legittimità. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse erroneamente qualificato la domanda come rivendicazione, mentre dagli atti risultava che la pretesa era una azione personale di restituzione, poiché la detenzione dell'immobile era stata originariamente trasferita al convenuto dal dante causa dell'attrice in forza di un rapporto poi cessato. La Cassazione ha valorizzato il fatto che la convenuta non aveva contestato la proprietà dell'attrice né aveva opposto un'eccezione possessoria tale da trasformare la natura della domanda. Ne consegue che, in presenza di una consegna della cosa derivante da un rapporto negoziale venuto meno, la domanda di rilascio resta nel perimetro dell'azione personale di restituzione e non ricade nell'art. 948 c.c.

Norme richiamate

  • art. 702-bis c.p.c.

    richiamato come rito introduttivo del procedimento sommario di cognizione promosso in primo grado

  • art. 948 c.c.

    la Corte ribadisce che non si applica quando la domanda è di restituzione e non di rivendicazione; la prova piena della proprietà è necessaria solo nell'azione reale

  • art. 39, comma 5, C.C.N.L. collaboratori domestici

    richiamato come titolo temporaneo che legittimava la permanenza dell'occupante per quindici giorni dopo il decesso del datore/dante causa

  • art. 112 c.p.c.

    invocato come parametro del divieto di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Cassazione non accoglie la tesi di mutamento d'ufficio del titolo, perché la domanda era già sostanzialmente di restituzione

  • artt. 1014 e 979 c.c.

    richiamati solo per spiegare l'acquisto della proprietà per consolidazione al venir meno dell'usufrutto

  • art. 360, comma 1, nn. 3 e 4, c.p.c.

    norme sul perimetro dei motivi di ricorso per cassazione, utilizzate per qualificare le censure proposte

  • art. 380-bis c.p.c.

    richiamato per la fase camerale del procedimento in Cassazione

Massime di principio

  • L'azione di restituzione ha natura personale e si distingue dalla rivendicazione perché presuppone che la detenzione della cosa sia stata trasferita al convenuto dall'attore o dal suo dante causa in forza di un rapporto negoziale poi venuto meno.
  • Quando la domanda di rilascio di un bene si fonda sul venir meno del titolo che giustificava la detenzione, essa non ricade nell'art. 948 c.c. e non richiede la probatio diabolica della proprietà tipica della rivendicazione.
  • La qualificazione della domanda deve essere compiuta sulla base del contenuto sostanziale della pretesa e delle allegazioni delle parti, non sul solo richiamo alla qualità di proprietario effettuato dall'attore.
  • Le difese del convenuto o le eccezioni sollevate in giudizio non trasformano automaticamente un'azione personale di restituzione in azione reale di rivendicazione.
  • Il divieto di pronunciare oltre o diversamente rispetto al chiesto non è violato se il giudice di merito riqualifica correttamente la domanda alla luce dei fatti allegati e del titolo dedotto in causa; è invece errata la riqualificazione che prescinda dalla struttura sostanziale della pretesa.
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