Cassazione Penale, Sentenza n. 07104/2026 del 23/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente era stata imputata per aver ottenuto indebitamente il Reddito di Cittadinanza mediante dichiarazioni false nella domanda trasmessa tramite un CAF. Il giudizio ha esaminato se la responsabilità penale sussistesse nonostante l'identificazione effettuata dal responsabile del CAF (che non svolgeva attività di consulenza né assume la responsabilità sulla veridicità delle dichiarazioni) e se l'irregolarità della sottoscrizione ai sensi dell'art. 65, comma 1, d.lgs. n. 82/2005 escludesse la fattispecie. È stato inoltre valutato il dolo, tenendo conto sia del mendacio iniziale finalizzato all'ottenimento del beneficio sia del comportamento post-factum (mancata revoca della domanda), nonché la rilevanza dell'errore o ignoranza sulla normativa che disciplina il diritto al sussidio
La decisione
Il ricorso della donna è stato rigettato. La Corte ha affermato che la condotta criminosa è integrata anche quando la dichiarazione non sia sottoscritta secondo le modalità previste dall'art. 65, comma 1, d.lgs. n. 82/2005, perché l'irrituale sottoscrizione non impedisce che la domanda produca l'effetto di ottenere il sussidio. Il ruolo del responsabile del CAF è limitato all'identificazione e non sottrae la richiedente alla responsabilità delle dichiarazioni mendaci. Quanto al dolo, la Cassazione ha ritenuto decisivi sia il mendacio volto all'ottenimento del beneficio sia la mancata revoca della domanda dopo il fatto. L'errore sulla norma che disciplina il diritto al sussidio non esclude il dolo quando la normativa è sufficientemente chiara. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'Amministrazione Digitale), art. 65, comma 1
L'irrituale sottoscrizione ai sensi del Codice dell'Amministrazione Digitale non fa cadere automaticamente la domanda né ne impedisce gli effetti; quindi la mancanza della sottoscrizione formale non esclude la rilevanza penale delle dichiarazioni mendaci
art. 616 cod. proc. pen.
Norma processuale richiamata per l'imposizione delle spese: il rigetto del ricorso comporta l'onere per la ricorrente di sostenere le spese del procedimento
normativa in materia di Reddito di Cittadinanza (richiamata in termini generali)
La disciplina del Reddito di Cittadinanza non è così oscura da giustificare un'ignoranza inescusabile: l'errore sulla sussistenza del diritto non esclude necessariamente il dolo quando il precetto è chiaro
giurisprudenza citata (Sez. 3, n. 32763 del 11/06/2024, Hamza, Rv. 286736-01)
Sez. 3, n. 32763 del 11/06/2024
Conferma che l'irregolarità della sottoscrizione non elimina la rilevanza della domanda e non esclude la responsabilità penale per dichiarazioni false
giurisprudenza citata (Sez. 2, n. 23265 del 07/05/2024, El Hadraoui, Rv. 286413-01)
Sez. 2, n. 23265 del 07/05/2024
Affermata la regola secondo cui l'errore circa il diritto a percepire il sussidio, se derivante da ignoranza di norme non oscure, si risolve in un errore sulla legge penale che non esclude il dolo
Massime di principio
- La presentazione di una domanda per prestazioni sociali contenente dichiarazioni mendaci integra responsabilità penale anche se la sottoscrizione è formalmente irregolare; l'effetto erogativo della domanda non è automaticamente annullato dall'irregolarità formale
- Il personale o il responsabile del CAF che identifica la richiedente ma non svolge attività di consulenza non assume la responsabilità sulla veridicità delle dichiarazioni; la responsabilità penale rimane della persona che rende le dichiarazioni
- L'errore o l'ignoranza sulla sussistenza del diritto al sussidio non esclude il dolo quando la normativa applicabile è sufficientemente chiara; la piena conoscenza formale della norma non è richiesta, ma l'assenza di un fondamento ragionevole dell'errore è rilevante
- Comportamenti post-factum, come la mancata revoca o l'assenza di iniziative per correggere la situazione, sono elementi che possono rafforzare la prova del dolo
- In casi simili la difesa dovrebbe documentare l'effettiva buona fede dell'interessato (es. informazioni errate ricevute da fonte qualificata, oscurità normativa effettiva, tempestiva rettifica) mentre l'accusa valorizzerà la persistenza del beneficio e la condotta successiva alla percezione
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