Cassazione Penale, Sentenza n. 19210/2022 del 16/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente deduceva un'unica censura: manifesta carenza e illogicità della motivazione della sentenza di appello, con omissione di specifico riscontro ai motivi di appello. In particolare si contestava che la Corte di appello, pur riformando in parte la sentenza di primo grado e ritenendo l'ipotesi del tentativo ex art. 468 c.p., aveva condannato l'imputato sulla base di prove insufficienti e meramente sulla dichiarazione dell'operante Alfiero Ferrigno. Si evidenziava l'assenza di prova che l'imputato avesse concretamente concorso nella contraffazione o che avesse utilizzato lo strumento rinvenuto (che poteva essere mero oggetto di detenzione), nonché la mancata analisi tecnica dello strumento in dibattimento per accertarne l'idoneità a produrre numerazioni alfanumeriche pari agli originali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato il principio secondo cui il possesso di un sigillo contraffatto può essere elemento idoneo a fondare la responsabilità solo se l'imputato non dimostra una diversa ragione del possesso o non emergono prove 'aliunde'. Tuttavia nel caso concreto mancava la necessaria contestualizzazione della condotta di detenzione e mancavano elementi che qualificassero l'uso dello strumento; pertanto la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma per un nuovo esame volto a individuare gli elementi di fatto idonei a qualificare la condotta in termini di uso/impiego del punzone. Sentenza annullata con rinvio.
Norme richiamate
art. 468 cod. pen.
Riferimento al reato originariamente contestato (contraffazione/uso di sigilli). La Corte richiama che per configurare il tentativo o l'uso occorre provare l'effettivo impiego dello strumento o il concorso nella contraffazione.
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. dalla legge 18/12/2020, n. 176
Norma che ha permesso la trattazione del ricorso senza l'intervento orale delle parti, con conclusioni per iscritto.
Giurisprudenza: Sez. 5, n. 3291 del 25/01/1983, Rv. 158457
Principio consolidato secondo cui il possesso di un sigillo contraffatto può costituire prova sufficiente per la responsabilità salvo che l'imputato fornisca una prova rigorosa di diversa ragione del possesso o emergano elementi probatori aliunde.
Massime di principio
- Il mero possesso di uno strumento o di un sigillo contraffatto può essere elemento indiziario rilevante, ma non è automaticamente sufficiente: il giudice deve valutare la contestualizzazione della detenzione e la presenza di elementi che colleghino il possesso all'uso o al concorso nella contraffazione.
- La pubblica accusa deve fornire elementi probatori ulteriori rispetto alla sola dichiarazione di un operante quando da tali dichiarazioni derivi l'unico fondamento della condanna; dichiarazioni isolate vanno corroborate da riscontri oggettivi (analisi tecnica dello strumento, prove dell'effettivo uso, riscontri documentali, ecc.).
- Se manca una motivazione adeguata o il giudice omette di rispondere ai motivi di impugnazione rilevanti, la Cassazione può annullare con rinvio per nuovo esame affinché la Corte di appello ricostruisca la vicenda con riferimento ai profili probatori mancanti.
- In fase difensiva conviene fornire una 'spiegazione alternativa' rigorosa circa la detenzione dello strumento (es. mera custodia, possesso acquisito per ragioni lecite) o produrre prove aliunde che escludano l'uso, perché ciò può esonerare dalla responsabilità quando il possesso è l'unico elemento probatorio.
- Per qualificare il reato di tentativo o di uso di sigillo contraffatto è utile che il processo includa analisi tecniche sull'oggetto sequestrato per dimostrarne l'idoneità a produrre contraffazioni comparabili con gli originali.
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